Si sporse per istinto fuori dal letto e vomitò ad occhi chiusi, scosso da brividi viscerali, per tutta la durata dei conati. Si svuotò lo stomaco sul pavimento e gli spasmi lo fecero contorcere per lunghi minuti. Solo quando le tempie smisero di pulsare con violenza riuscì a recuperare le energie per sollevare le palpebre. Aveva combinato un disastro e adesso doveva anche sbrigarsi a pulire, prima che il tanfo si espandesse fino a rendere l’aria irrespirabile. Si voltò e, come se stesse ancora vivendo quel terribile incubo, lo vide. Ben era steso sul pavimento, con il volto tumefatto e uno squarcio sul collo talmente largo che sembrava essere stato inferto da una lama, non dalle sue unghiate. “Od… Oddio!” balbettò, la bocca impastata. Si guardò: era imbrattato di sangue ovunque, persin

