Capitolo 9

1612 Parole
Ryan's Pov Non avrei mai pensato di dirlo ma dopo averla avuta tra i piedi praticamente ogni giorno, la presenza di Destiny non mi infastidiva più come agli inizi. Era capitato più volte che, vuoi per via di Tyler o per via di Brooke ed Hope, si intrattenesse con noi a studiare ed era stato proprio grazie a quelle volte che l'idea che mi ero fatto di lei era cambiata. Era una semplice ragazza trasferitasi da poco in una città che non conosceva e che, in pochissimo tempo, era riuscita ad instaurare un rapporto d'amicizia con quelli che erano i miei migliori amici. Questo era quanto. Inoltre, le cose tra lei e Tyler sembravano aver preso una piega nettamente migliore. Non li avevo mai visti baciarsi, ma sospettavo che non fossero più semplici amici. Era capitato più volte che mi fermassi ad osservarli. Tyler le sorrideva spesso e Destiny puntualmente arrossiva. Le portava lo zaino quando le pesava e l'accompagnava a casa quando Brooke ed Hope non potevano. Quando restavamo solo noi tre, mi sentivo a disagio ed era strano perché non mi era mai successo. Mi sentivo il terzo incomodo, di troppo. Quando Tyler era con Destiny, non aveva bisogno di me perciò, partendo da questa considerazione, decisi di farmi da parte e lasciargli la possibilità di approfondire il loro rapporto. «Ciuffo biondo, mi offri una sigaretta?» Lasciai uscire fuori il fumo e guardai male Hope. Da quando Destiny aveva usato quel soprannome, Hope non aveva fatto altro che chiamarmi in quel modo. «Non se mi chiami così.» Hope sorrise. «Come dovrei chiamarti?» «Con il mio nome, magari? » Inarcai un sopracciglio. «Ciuffo biondo è più carino.» Scossi la testa e le passai la sigaretta. Prese posto accanto a me ed appoggiò la testa contro la mia spalla. Le punte indaco finirono nella mia visuale. «Te le sei tinte la settimana scorsa. Cos'è, ti avevano stancato?» «Lo sai che mi piace cambiare.» «Lo fai troppo spesso.» ammisi, facendole notare che se avesse continuato di questo passo le uniche tinte che avrebbe potuto scegliere sarebbero state quelle per le parrucche. Preso com'ero a convincere Hope che non fosse Rihanna, non mi accorsi di Tyler, Brooke e Destiny venire nella nostra direzione. Li salutai con un cenno della mano e loro presero posto accanto a noi. Con la coda dell'occhio notai il braccio di Tyler cingere la vita di Destiny. Guardai entrambi, ma non si accorsero di nulla. Brooke invece, vigile com'era, seguì il mio sguardo e sorrise. «Il 31 Drake darà una festa a casa sua. Andiamo?» Brooke ci guardò uno ad uno. «Come potrei mancare?» le risposi, sorridendole. «Su di te non avevo alcun dubbio.» Lei mi fece l'occhiolino. «Io ci sono, sono l'anima della festa dopotutto.» commentò Hope, modesta come sempre. «Certo, tesoro.» Brooke le sorrise, ma era palese che la stesse prendendo in giro. «Voi? Siete dei nostri?» Brooke guardò Tyler e Destiny che le sorrisero, facendole intuire la risposta. «Sarà una festa grandiosa.» decretò Brooke, sorridendo. Tyler's Pov Mi ero accorto di provare qualcosa in più per Destiny nel momento in cui, quando una cosa faceva ridere me, mi giravo per vedere se avesse fatto sorridere anche lei. Senza di lei le mie giornate erano vuote, insignificanti, noiose. Il tempo sembrava essersi fermato. Al contrario, ogni ora passata con lei sembravano pochi minuti, ogni giornata era diversa dalle altre trascorse insieme. Inizialmente credevo che non sarei riuscito a prendermi cura di lei nel modo che meritava o che avrei rovinato tutto, ma poi con il tempo avevo capito che non c'era bisogno di chissà quali cose per ottenere la sua attenzione. A Destiny importavano le piccole cose e non mazzi spropositati di rose e cene in ristoranti di lusso. Quello che Destiny voleva e che io le avrei dato erano le piccole attenzioni, avrei colto quei dettagli che solo chi tiene davvero a qualcun altro riesce a cogliere. *** Ricordavo ancora la prima volta in cui l'avevo baciata. Era un sabato, uno di quelli estenuanti passati a studiare in vista di un test di storia previsto per lunedì mattina. Eravamo in camera mia e sebbene fossi fermo da almeno un quarto d'ora su Napoleone non riuscivo a ricordare cosa il libro riportasse su di lui. «Vuoi una mano?» Distolsi lo sguardo dalle date scritte in neretto ed il sorriso che Destiny mi mostrò fu l'unica cosa positiva dello studiare storia. «Non riesco a ricordare quasi nulla di lui o di quello che ha fatto. Ho il vuoto.» Affondai i denti nel labbro, spaesato. Se il test di lunedì fosse andato male, la docente d'italiano lo avrebbe riferito al mister che di conseguenza non mi avrebbe permesso di giocare. Una meraviglia, in poche parole. «Partiamo dalle cose più semplici come chi fosse, in che periodo è vissuto e per cosa viene ricordato.» Destiny routò il libro in modo che non dovesse leggere le frasi storte, offrendosi d'aiutarmi. «Era francese, questo me lo ricordo.» replicai. Non volevo apparire un completo stupido ai suoi occhi. «È vissuto tra il diciottesimo e diciannovesimo secolo.» Prensi appunti e mi focalizzai su cosa stesse dicendo. «Viene ricordato per essere stato generale durante la Rivoluzione Francese, Imperatore dei francesi, Presidente della Repubblica Italiana e fondatore del Primo Impero Francese.» «Incarichi da niente, in poche parole.» Morsi la punta della matita e lei sorrise. «Venne sconfitto nella battaglia di Lipsia nel 1813 e venne esiliato nell'Isola D'Elba. Rientrò a Parigi un anno dopo e riacquistò il potere. Venne sconfitto nella battaglia di Waterloo e trascorse gli ultimi anni della sua vita nell'isola di Sant'Elena, ecco qui.» La guardai interdetto. «Davvero? Solo questo c'è da sapere su di lui?» Annuì. «Sono le uniche cose su cui il professore vuole che ci soffermiamo.» «Penso di amarti.» Mi strizzò l'occhio e tornò silenziosamente a leggere i suoi. Senza poterlo evitare, la osservai con attenzione. Teneva gli occhi fissi sulle pagine storiche, le labbra si muovevano quando ripeteva un argomento e le guance le si erano tinte di rosso a causa del riscaldamento acceso. «Non mi hai parlato del cugino.» Mi schiarii la voce, attirando la sua attenzione. Sollevò il viso e mi guardò curiosa. «Cosa?» «Il cugino di Bonaparte. Sai come faceva di cognome?» Accennai un sorriso ancora prima di risponderle. «Bonotutto.» La serietà che usai le suscitò una risata spontanea che coinvolse anche la mia. Sfiorò il pavimento con la schiena, tenendosi le mani sulla pancia mentre io la guardavo ridere. Le spostai una ciocca di capelli biondi dalla fronte e lei attenuò la sua risata. Mi guardò e sorrise. Mi protesi verso di lei e posai le mie labbra sulle sue che risposero al contatto dischiudendosi e permettendomi così di baciarla. Sfiorai il suo viso con il polpastrelli e le morsi il labbro inferiore. Quando mi scostai, mi accorsi delle sue labbra gonfie. «Non sarai una spada a Storia ma a baciare te la cavi piuttosto bene.» Scoppiai a ridere e le lasciai un altro bacio sulle labbra rosee. Destiny sorrise ed infilò le mani tra i miei capelli. Avrei continuato a baciarla tutta la sera se non fosse stato per Evelyn che decise proprio quel momento per entrare in camera mia. «Diamine, Evelyn. Quante volte ti ho detto di bussare?» «Un miliardo circa.» «Se lo sai, perché non lo fai?» «Se lo avessi fatto non ti avrei trovato con lei. A proposito, ciao Des.» I tentativi che usai per coprire Destiny con il mio corpo si rivelarono vani quando quest'ultima ricambiò il suo saluto. «Non vedo l'ora di dirlo a Chloe, voi continuate pure.» Corse in camera sua e d'istinto posai la fronte contro la porta bianca della sua camera, chiedendomi quando fosse diventata così ficcanaso. «Avrei dovuto chiuderla a chiave.» Sentii dei passi dietro di me e mi voltai quando sentii le braccia di Destiny attorno al collo. «Ma non l'hai fatto.» Mi sfiorò le labbra ed io ci premetti le mie sopra. «Mamma, Tyler ha la ragazza.» Sebbene fosse al piano di sotto, la sua voce arrivò fino alla mia stanza. «Ecco, questo è un problema.» Premetti la mia fronte contro la sua, sospirando. «Mi piacerebbe conoscerla.» Le sue parole smossero qualcosa dentro di me perché intrecciai la mia mano alla sua e la portai di sotto. «Mamma, Destiny. Destiny, mia madre Margaret.» «Piacere di conoscerla, signora Wlliams.» Si strinsero entrambe la mano. «Piacere mio, tesoro.». «Ciao di nuovo, piccoletta.» «Chloe ha detto che quando torni a casa devi raccontarle ogni cosa.» «Dille che è una piccola ficcanaso.» Evelyn sorrise. «Ti fermi a cena, tesoro?» Deglutii leggermente. Presentargliela era un conto, ufficializzare le cose un altro. «Mi piacerebbe restare ma ho un impegno.» Emisi un sospiro di sollievo. Pericolo scampato. «Sarà per la prossima volta, allora.» «Senz'altro.» «Andiamo?» Mi intromisi, ponendo fine all'imbarazzo calato.. «Evelyn sa essere petulante quando vuole.» «Chloe è una sua amica, credo che Evelyn abbia ripreso da lei.» Risi. «Quando avevi intenzione di chiedermelo, piuttosto?» La sua domanda mi colse alla sprovvista, ma mascherai la sorpresa con un sorriso malizioso. «C'è bisogno che te lo chieda?» Il mio petto sfiorò il suo. «Effettivamente no.» Le afferrai il mento con le dita e le sfiorai le labbra con le mie, catturandogliele in un bacio che tolse il fiato ad entrambi. Ad accompagnarmi, durante la via del ritorno, oltre al sorriso ebete, c'erano mille pensieri. Ryan si era sicuramente accorto di come il nostro legame si fosse intensificato perciò la cosa migliore da fare era parlarci al più presto, evitando così circostanze indesiderate. Temevo, nonostante glielo avessi accennato precedentemente, che potesse reagire male ed allontanarsi da me. L'unico modo per superare il mio turbamento era prenderlo da parte e chiarirgli la situazione.
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