– Buona sera, Laura! – E già notte? – diss’ella, con voce di meraviglia. – Fa notte presto, ora. – Debbo aver dormito assai, assai... – diss’ella, vagamente, come non raccapezzandosi. – Hai vegliato, la notte scorsa... poveretta – egli mormorò. Ella si levò, lentamente. Aveva dormito, ma sembrava disfatta. Sovra tutto consumata, nel volto, come se una bufera avesse devastato la floridezza di quella tenera e trasparente carnagione di bionda, la delicatezza di quelle labbra giovanili. – Ti senti male? – egli le domandò, molto colpito da quel cangiamento. – Ho fatto dei sogni orribili... – ed ebbe un leggero fremito, rammentandoli – Credo di aver avuto l’incubo. – Che sogni? – Oh così orribili! non voglio raccontarteli. – Ti ho lasciato così sola, Laura, anche oggi... – ed esitava a

