47 Il sabato staccava sempre alle tre del pomeriggio. Non era mai capitato che si fosse attardato in studio fino a quell’ora. Ma aveva da finire un lavoro urgente e doveva farlo assolutamente entro sera. Erano già le venti e ancora non aveva terminato. Gli ci sarebbe voluta ancora qualche ora. Sudava per la tensione. Spalancò la finestra, poi decise di aprire anche quella della stanza sul retro e lasciò che si creasse corrente d’aria. Aveva bisogno di sentire un po’ di fresco e di fare uscire l’odore pregnante della trementina. Ce l’aveva nelle narici dalla mattina, se lo sentiva addosso, come se tutta la sua persona fosse stata immersa in un bagno di colore, come se lui stesso facesse parte di quel dipinto che sembrava non avere mai fine. Non ne poteva più. Aveva il collo indolenzito,

