48 «Cazzo, ci mancava un altro omicidio!». Il procuratore capo era adagiato sulla poltrona del suo ufficio e ascoltava il rapporto di Elena Macchi sull’ultimo caso, avvenuto la sera precedente e rinvenuto soltanto quella mattina dalla donna delle pulizie. Il magistrato era in piedi davanti a lui, le mani appoggiate sui fianchi. C’era puzza di chiuso in quel locale. Elena avrebbe voluto aprire la finestra e arieggiarlo un po’. Carlo Galli sembrava non essere affatto disturbato da quell’aria pesante. Non le riusciva difficile crederlo, considerato il suo aspetto così trasandato, nonostante la carica che quell’uomo rivestiva. Galli le ispirava un certo disgusto. Aveva l’aria dell’individuo viscido, i capelli sempre unti, appiccicati alla testa, con quell’orribile riporto. Indossava cami

