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4Segnalato dalle polizie di mezza Europa come l’autore di alcuni tra i più clamorosi furti e rapine degli ultimi anni, il Pianista era un fantomatico personaggio avvolto nel mistero. Non si sapeva dove facesse base, non si conoscevano le sue origini e non sembrava ancorato a nessuna banda in particolare. Eppure, inspiegabilmente, vantava un sacco di conoscenze nell’ambiente e tutti erano pronti a collaborare con lui: anche i rapinatori più quotati, gli unici peraltro a poter sperare in una «convocazione», dato che lui, come «datore di lavoro», rappresentava il top del panorama internazionale. Come tutte le leggende, ben pochi lo conoscevano di persona, soprattutto i poliziotti, a cui arrivava solo qualche deformata eco dagli informatori. Tanto, non appena arrivava una segnalazione di quelle buone sulla sua presenza, si poteva star certi che arrivava pure il botto, come il lampo precedeva il tuono, violento e improvviso. Un tuono da diversi milioni di euro, che evaporava come d’incanto. E negli ultimi anni, questi tuoni a ciel sereno erano stati almeno cinque. Poi spariva nel nulla, da cui era venuto. Il soprannome di Pianista non era dovuto alla particolare maestria nel suonare il pianoforte, bensì a quella nell’organizzare piani a dir poco ingegnosi. Una diceria all’interno della malavita, raccontava che il suo primo furto era stato un pianoforte e da lì il soprannome, ma Lagrange riteneva che fosse solo una leggenda metropolitana. Ormai, era avvezzo al modo di storpiare gli aggettivi, per farli diventare soprannomi a dir poco pittoreschi e lo stesso argot era in continua evoluzione. Il Pianista riusciva a pianificare colpi da manuale, senza la minima sbavatura, con una cura dei particolari oltre la pignoleria. Spavaldo senza essere azzardato, nell’esecuzione dimostrava non solo un’ottima preparazione di stampo militare, ma anche un’incredibile capacità di acquisire informazioni fondamentali per portare a termine la sua performance. La descrizione che avevano di lui corrispondeva a un maschio di circa trentacinque/quarant’anni, alto un metro e ottanta, corporatura atletica e una personalità camaleontica, che gli consentiva di mimetizzarsi in qualsiasi ambiente. Contrario, almeno sinora, a lasciarsi dietro una scia di sangue più per opportunità che per coscienza: meno clamori, meno ricerche da parte della polizia. Ciononostante, circolavano insistenti voci su alcuni pregiudicati, che si presumeva a lui collegati, misteriosamente spariti dalla circolazione; anche se, in quell’ambiente, sparire nelle forme più bizzarre e impensabili, era un’eventualità che si poteva concretizzare con decine di varianti. Non c’erano foto segnaletiche, né tantomeno impronte digitali, appena un identikit e paio di foto scattate da distanza e nemmeno in primo piano. Lagrange era comunque sicuro che prenderlo e farlo parlare, avrebbe significato risolvere diversi cold cases degli ultimi anni e, cosa da non sottovalutare, dare una bella spintarella alla sua carriera. Il fatto che se ne interessasse il suo dipartimento, anziché la Gendarmeria, presumeva particolarità di cui lui era tenuto all’oscuro, ma lasciavano intendere intrecci con ambienti probabilmente intoccabili.
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