CAPITOLO 4

961 Parole
CAPITOLO 4 Tre incrociatori imperiali uscirono dall’iperspazio e dopo un breve tratto a velocità subluce invasero l’atmosfera di Chakar III. Le immense ombre triangolari oscurarono la luce del sole e, come una grottesca eclisse portatrice di sventura, terrorizzarono la popolazione sottostante. Mercanti, bambini, ladri e p********e si immobilizzarono e alzarono lo sguardo verso l’incredibile e inquietante spettacolo che li sovrastava. Le grandi navi stellari si fermarono nel cielo e dal ventre di una di esse fuoriuscirono quattro sfere. Sotto la spinta dei propulsori, gli strani oggetti si avvicinarono velocemente verso l’insediamento urbano. Mentre il panico dilagava e la maggior parte dei coloni si rifugiava all’interno delle loro abitazioni, le sfere frenarono a pochi arn dal suolo e si aprirono mostrando la loro vera natura. Dalla testa semisferica fuoriuscirono dispositivi di controllo e iniziarono a penzolare inquietanti appendici dotate di pinze manipolatrici. Come meduse metalliche, le sonde spia dell’Impero iniziarono a fluttuare perlustrando le strade dell’agglomerato. Dagli altoparlanti incorporati nella testa metallica si iniziò a diffondere a ripetizione lo stesso allarmante messaggio: «Questa colonia è sotto il dominio imperiale. Chiunque nasconda sovversivi, non umani o nemici dell’Impero verrà giustiziato». Poco distante da lì, mimetizzati all’interno di un gruppo di minatori impauriti e all’ombra del telaio di una casupola abitativa Dan-Lee e Zui Mar osservavano la scena preoccupati. «Maledizione, sono già arrivati...» disse Zui Mar sottovoce. «La vecchia veggente sta perdendo colpi.» «Porta rispetto a Organa, Dan!» Zui alzò la voce contrariato, poi riprese il controllo e tornò a sussurrare. «Organa è una grande Maestra, se non fosse stato per lei e le sue capacità ci avrebbero catturato già da molti anni.» «Lo so, Zui, peccato che questa volta la sua previsione sia arrivata troppo tardi.» Una delle sonde passò oltre il piccolo gruppo di minatori, lo scanner laser disegnò un reticolo sui corpi terrorizzati degli uomini, poi emise due bip elettronici e deviò velocemente lungo la strada adiacente. Zui e Dan si erano spostati dietro la casupola eludendo lo scanner della sonda. «Certo che sono piuttosto stupide quelle macchine» disse Dan mentre osservava l’inquietante medusa metallica allontanarsi. «Per nostra fortuna. Ma se l’Impero segue la procedura presto le truppe d’assalto saranno qui. Dobbiamo sbrigarci.» All’interno di un vicolo di pietre e lamiere i due uomini col volto coperto dal Malhkis raggiunsero una figura esile che sembrava attenderli. Zui aggrottò la fronte perplesso dinanzi a quel che vide: una donna giovane e bella, fasciata da una tuta da minatore su cui erano stati assemblati pezzi di armatura di vario tipo. Lo sguardo torvo del Maestro saettò rapido sui dettagli che rappresentavano una minaccia, dal folgoratore pesante fissato alla coscia allo spallaccio posticcio che recava ancora parte del simbolo imperiale. Notò anche il computer da polso incastonato nel bracciale e capì che la ragazza doveva essere un’esperta in sistemi elettronici. Dan invece sembrava rapito da altri dettagli: lei aveva occhi verde smeraldo, labbra carnose e capelli corti che mettevano in risalto un lungo collo aggraziato. La tuta coperta da pezzi di armatura non riusciva a snaturare le eleganti forme femminili. Era bellissima. Il giovane sorrise sfoderando tutto il suo fascino. «Sei tu Ruya?» Gli occhi della ragazza scrutarono i due strani individui, poi il volto si animò furioso. «Maledetti figli di puttana. Scommetto che questo schifo di casino è colpa vostra!» «Prego?» chiese Dan sorpreso. «Sta parlando dell’Impero» gli suggerì Zui voltandosi leggermente verso il giovane. «Ah... eh sì, temo sia colpa nostra...» «Maledizione, questo posto stava iniziando a diventare decente. Ora questi bastardi lo faranno a pezzi...» «Mi spiace, abbiamo tutti i nostri problemi» lo interruppe brusco Zui Mar. «Puoi portarci fuori da questo sistema o no?» «Sì, ma date le circostanze vi costerà un bel po’.» Zui Mar afferrò la bisaccia dalla cintura di Dan-Lee e la lanciò nelle mani della ragazza. «Sono ventimila, è la metà di tutto quello che abbiamo. Il resto lo avrai quando saremo a destinazione.» Ruya aprì la bisaccia per valutare che contenesse davvero crediti imperiali, gli unici validi in tutti i sistemi, poi sollevò gli occhi infuocati verso i due uomini. Li detestava. Erano fuggitivi braccati dall’Impero e puzzavano di guai seri. Avrebbe fatto un buon affare sparandogli a bruciapelo e consegnando i loro cadaveri lei stessa, ma c’era una cosa che detestava più di qualunque altra al mondo, ed era l’Impero stesso. «Vi porterò fuori da questo casino!» rispose risoluta. Nemer osservò ancora una volta il cielo invaso dai tre immensi incrociatori. Si strinse nel manto logoro e un ciuffo dei corti capelli bianchi sfuggì al tessuto agitandosi sotto la brezza serale. Gli Imperiali erano arrivati molto prima del previsto; lei e gli altri avrebbero dovuto faticare per scamparla un’altra volta. Controllò la sua paura intrappolandola in una gabbia di fredda disciplina e si voltò come se là fuori non avesse visto nessun pericolo. Un po’ di rabbia affiorò, tuttavia, e le indurì il viso. Scese nel rifugio e rivolse lo sguardo verso Organa che da ore, seduta a gambe incrociate sul pavimento freddo, continuava a meditare. «Avrebbero dovuto essere già di ritorno. Forse l’Impero li ha trovati.» La Veggente aprì gli occhi. Erano pieni di sofferenza, ma le labbra sorridevano. Si sollevò e toccò le mani della compagna che si voltò quasi irritata. «Non devi preoccuparti, Nemer. Fra poco saranno qui.» Nemer reagì freddamente. Lo sguardo torvo incrociò quello della Veggente per poi fuggire. Si sforzò di celare le sue emozioni, ma Organa sapeva leggere in lei meglio che nel futuro. «Sento in te molta rabbia, ma questa volta è nei miei confronti.» «Mi dispiace… io… tu, non avevi mai sbagliato, e questo ci sta mettendo tutti in pericolo.» «Lo so, qualcosa è cambiato nella Forza... e gli eventi si sono mossi rapidamente.» «Riusciremo a farcela anche questa volta?» Organa chiuse gli occhi come se il futuro le fosse accessibile ogni volta lo desiderasse. Purtroppo non era così. «Non sarà facile» disse mantenendo a fatica il sorriso, «ma ce la faremo». Quando la compagna si girò verso l’ingresso, la Veggente si incupì sotto il peso di quello che sapeva. Zui e Dan apparvero oltre la porta ad arco. Entrarono nel rifugio trafelati e si scoprirono il volto. Zui Mar si rivolse deciso alle due Maestre anziane. «Prendete tutto ciò che vi occorre. Dobbiamo andarcene subito!»
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