Raggiunse un altro tetto e sparì all’interno di un altro lucernario. Credevo di sognare; per alcuni istanti rimasi lì, la bocca spalancata, il petto nudo, i capelli che fluttuavano al vento, sotto il nevischio che cadeva dal tetto. Infine, dopo essermi ripreso dallo stupore, rientrai nel nostro stambugio e trovai Wilfrid che mi guardava stravolto mormorando una preghiera a voce bassa. Mi affrettai a rimettere altra legna nel fornello, a infilarmi i vestiti e a chiudere la porta a chiave. «Ebbene?» chiese il mio compagno alzandosi. «Ebbene!» gli risposi. «L’abbiamo scampata… Se quell’uomo non ci ha visti, forse è perché non era ancora giunta la nostra ora». «Sì» fece «sì! È uno di quegli assassini di cui ci ha parlato Annette… Buon Dio! Che faccia… e che coltello!» Lui ricadde sul pagl

