Presente...
La guardo abbassare lo sguardo sulle proprie mani. Ha stretto tanto forte i pugni da procurarsi delle ferite nei palmi. Non so cosa dirle, come tranquillizzarla. Sono sicura che in questo momento la mia faccia perplessa non le dia sicurezze. Cerco di abbracciarla, ma si è resa conto che non riesco a crederle.
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Le uniche parole che mi escono dalla bocca sono.. >
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Si alza dal letto e si dirige verso l'uscita della camere. >
Cerco di fermarla, ma lei scappa. Non so per quale motivo si ferma nel bel mezzo del cortile. E ringrazio il cielo per ciò. Vorrei avvicinarmi a lei e dirle che farò di tutto a finché le cose si sistemeranno, ma, per quanto mi riguarda sono ancora scettica.
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La sua voce fa tremare anche le mie idee. Marcus si avvicina ad Ines, fissandomi. Lei le porta la mano insanguinata davanti alla faccia per fermarlo, e come se avesse visto un fantasma si blocca. Mi offre un'ultimo sguardo prima di girarsi e andarsene senza nessuna spiegazione. Mentre lo guardo allontanarsi qualcosa nella tasca di Ines si illumina.
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> mi risponde lei esausta.
> Dico avvicinandomi ad essa. Lei mette la mano nella tasca e tira fuori il pugnale di cui mi aveva appena raccontato. >
Prendo un bel respiro, e la guardo dritta negli occhi per farle capire che ciò che ho appena visto non me lo sono inventato, e in quel istante mi rendo conto di quanto posso essere ridicola. Era quello che lei stava cercando di fare, aveva bisogno di un frammento della mia fiducia. Dimentico l'accaduto con Marcus e la tiro a me abbracciandola.
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> Fa per dire, ma non la faccio parlare.
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Prima di incamminarsi, mi giro per vedere se Marcus sia ancora dietro di noi oppure sia scomparso. Ed eccolo lì, impallato a fissarmi. Quello lì è davvero strano. Io capisco che puoi avere qualche problema nel vedere un po di sangue, ma reagire così? Mi domando cosa abbia potuto pensare. Tanto, cosa puoi immaginare nel vedere una ragazza con le mani insanguinate, e la sua amica a guardarla senza reazione. Dopo tutta questa faccenda dovrò assicurarlo che non siamo delle criminali psicopatiche. Ma adesso la cosa più importante è tranquillizzare Ines. La prendo per mano e ci dirigiamo verso casa sua.
....
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Le dico cercando di tranquillizzarla. E finché entriamo in casa noto una briciola di speranza nei suoi occhi.
Non dice niente, corre in casa e inizia a chiamare sua nonna, ma piano, piano il tono della sua voce si indebolisce. In ogni camera della casa in cui entra, parve lasciarci un pezzo di sé stessa. Fino ad arrivare di nuovo nel salotto, dove sono rimasta ad aspettarla, a pezzi.
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Si butta sul divano e alza le ginocchia al petto abbracciandole. Si sta sforzando a farsi passare per quella di sempre. Per la Ines che niente è nessuno avrebbe buttato giù. E per quanto questo possa sembrare impossibile, neanche io, quella che l'ha sempre guardata come una guerriera, vede più in lei la forza. La lascio un secondo da sola e intanto cerco qualcosa che possa servire per capire come sistemare la situazione. Ed eccola lì, sulla scrivania di camera sua. Una lettera, scritta a mano dalla nonna.
> Gliela passo tenendo la testa abbassata, in un qualche modo sentendomi colpevole per quello che sta passando.
Le sue mani tremanti tengono stretta quella lettera davanti ai suoi occhi deboli, e pieni di domande. Mi siedo accanto a lei, e le poso la mano sulla spalla.
"LETTERA
Mia cara Ines,
So che saranno passati giorni finché tu ti sei ripresa e sei riuscita a leggere questa lettere. So che non avrei dovuto portarti in questa situazione senza almeno prepararti. Ti posso assicurare che non è un abbandono, non ti sto lasciando al vento. Avrei preferito che tu non affrontassi questa situazione. Volevo per te una vita normale, semplice. Un futuro, magari un marito e dei figli da mandare avanti. Ma purtroppo la vita non ci offre sempre ciò che vogliamo, ma bensì ciò di cui abbiamo bisogno. E fidati di me, tu hai bisogno di questo. Il tuo sangue è tutto ciò di cui hai bisogno. Non lasciarti ingannare dalle apparenze. A presto SHEIO*',
tua masha*.
*'figlia mia. (zingaro)
*nonna (zingaro)