IL DIAVOLO PREDA, VESTE

2696 Parole
Il pensiero mi è oscurato da una terribile confusione. Cerco di mettere le cose in un filo di logica, ma non percepisco ancora il perché della situazione. Frammenti di questa notte mi rimbombano nella mente. Perché abbia frenato all’ultimo, con la consapevolezza di lasciarmi vincere? Ufff sono invasa da mille domande, non ho la minima idea del come posso pensare lucidamente, ma tutto sommato avrò la possibilità di scoprirlo. Arrivo a casa e cerco di tenere a bada Raquelle, la quale, entusiasta più di me, non riesce a cessare di ripetere la stessa frase, quasi da volerla strillare. > Si il quale mi ha fatta vincere, vorrei dirglielo, ma preferisco annuire e fingere un sorriso tranquillo. La mando in camera sua spiegandoli che la stanchezza mi sta mangiando viva. E non appena mi ritrovo da sola cerco di tranquillizzarmi i pensieri. Non provo neanche a cambiarmi, butto le scarpe in camera a caso, la borsa sul comodino e mi lancio a pancia in giù sul letto quasi da voler sprofondare. Il respiro mi si affanna, e la mente invece di liberarsi da quelle bastarde idee, si sofferma sulla gara, tanto da farmi cadere in un sonno pesante sognando di gareggiare all’infinito contro di lui, e quegli maledetti occhi a fissarmi, incapaci di staccarsi di dosso. Mi risveglio con la gola in fiamme. Scendo in cucina e riempio un bicchiere al rubinetto. Con tutta la sete che sentivo di avere, stranamente, mi sazio prendendo un sorso d’acqua. Salgo in camera mia e guardo l’orologio. Mi ritrovo sveglia alle 6 di mattina. Mi rendo conto che non è da me andare ad una cena elegante al primo appuntamento, per di più, con un ragazzo che non mi inspira la minima sicurezza. Passo la mattinata a pensare ad un modo interessante di farlo mollare la presa, e di farli capire che non sono il tipo di persona della quale vorrebbe veramente qualcosa. Non accetto il minimo fatto che uno come lui avrebbe fatto tutta quella situazione soltanto per potermi chiedere di uscire. L’idea che qualcosa non si leghi non mi da pace. Ma cerco di tranquillizzarmi assicurandomi che quella serata andrà perfettamente in rottami. E, sicuramente quando lo rivedrò avrà perso interesse. Nel fra tempo voglio passare il pomeriggio a fotografare . Persa tra le mie idee l’orologio segna le 10 di mattina. Vado in bagno, prendo l’asciugamano blu dal cassetto e lo aggancio alla parete accanto alla doccia. Accendo l’acqua e mi lascio lavare via le sensazioni negative dall’acqua bollente, che sembra strapparmi via la pelle. Tutto il mio pessimismo scende giù dallo scarico accompagnato dall’acqua, e lascia una traccia di vapore che disinfetta il mio cervello dalla pesantezza. Adoro la sensazione dell’acqua bollente, lavarmi via la negatività che ho accumulato il giorno prima. Scendo in salotto per fare colazione, e per mia sorpresa la casa è completamente vuota. Apro il frigo e prendo il latte. Lo verso nella tazza e prendo i cereali dall’armadio. Mi diverto a sentire le tracce della croccantezza dei cereali inzuppati in latte. Ad ogni boccone lascio dei spazzi vuoti nella mia mente, per far spazio ad altre idee ridicole che mi accompagneranno per il resto della giornata. Lavo i piatti che ho appena sporcato, e salgo in camera. Apro l’armadio e per mezz’ora mi rammarico della mia mente bloccata a quella stupida convinzione. ‘’e se fosse stata tutta un’idea di Ana, per ripagarmi la collera che gli ho provocato tempo fa, quando lei e Marius si frequentavano. E lui la totalmente ignorata dopo che, davanti all’intera comitiva mi si era dichiarato?’’ Prendo al volo un paio di jeans blu, una maglietta bianca, alla quale tutte le mie sbornie ci sono affezionate. ‘’che pensiero maschilista’’ il mio cervello ride tra se e se. Vado in bagno e mi trucco leggermente, un po’ di matita nera, un po’ di mascara e qualche spruzzo di profumo. Lego i capelli in una coda di cavallo, e metto le scarpe. Prendo al volo il giacchetto di jeans che odio tanto, e mi vesto. Un fulmine di ‘’saggezza’’ mi oltrepassa il cervello. E se invece di accettare una cena in un bel ristorante, lo portassi sulla collina con me? E la trovo un’idea brillante. Si la maggior parte delle persone direbbero che sia una fulminata, d’altronde sono appena stata fulminata da questa saggia idea. Mi sento come se fossi una ragazzina che sta escogitando un piano di fuga, da un’interrogazione della materia che piu odia. Non ho tutti i torti, non mi piace vincere facile, e lui mi ha fatto arrivare al punto di traguardo con non so qual'intenzione. Giocherò la mia carta piu sporca, non inutilmente, sono considerata stronza e infantile allo stesso tempo dalla maggior parte della persone che conosco. Adoro essere sottovalutata, mi lascia la dannata soddisfazione delle bocche spalancate dalla sorpresa, quando si rendono conto di quella che sono veramente. Scaccio i pensieri ed esco di casa, non ho la minima intenzione di cucinarmi il pranzo. Supero triste di non poter ancora guidare la mia spider, e mi incammino in citta, ad un fast food, per colmare il mio stomaco. Appena il pranzo è stato divorato vado da Ines par fare il ripieno delle cose che mi serviranno per dopo. E come una ladra entro in casa sua dalla finestra della sua camera, prendo la mia fotocamera dal comodino e una birretta dal mini frigo che tiene accanto al letto e la metto in una busta di carta. Con la stessa agilità della mia entrata metto in atto la mia uscita, quasi rischiando di scaraventare la bottiglietta contro un albero, e come se nulla fosse successo vado in cerca del mio relax. dopo 20 minuti di camminata, con serenità sento il suono del piccolo ruscello che attraversa la piccola collina. Salto il recinto distrutto e lasciato marcire da anni, e non appena mi avvicino al ruscello, intravedo una persona sdraiata per terra. Mi blocco per lo spavento, e rimango di stucco quando lui si gira. I suoi occhi verdi sorridono piu delle sue labbra, e i suoi cappelli castano chiaro ballano a ritmo del vento. Cosa ci fa lui qui. > > ride facendo uno strano inchino. > E senza degnarmi di una risposta, mi fa cenno di avvicinarmi. Il cervello mi va in tilt, non comprendo come abbia fatto, perche si trova esattamente qui alla stessa ora. Faccio un lungo e profondo respiro, e come se mandassi i miei demoni a giocare da un’altra parte del cervello, mi avvicino a lui. > gli chiedo sperando in una risposta logica, essendo che non abbiamo mai portato nessuno che non abbia passato l’infanzia qui con noi in questo posto. > mi soffermo su quelle parole ‘’dalla mia finestra non vedo altro’’ e senza accorgermene con una voce quasi da ragazzina viziata, e attratta dalle cose materiali esclamo. > Fa un mezzo sorriso e abbassa la testa, quando la rialza si passa la mano tra i folti capelli e quei occhi verdi mi mandano una scossa lungo tutta la schiena. > Mi si annebbia il cervello e faccio un lungo minuto di silenzio. Mi sforzo a tornare coi piedi per terra, non vorrei rischiare di sembrare una materialista imbarazzata dalla ricchezza della sua famiglia. Ma nonostante tutti i miei sforzi, l’unica cosa logica che il mio cervello riesce a trasmettere alla mia bocca è solo un piccolo ‘’capisco’’ detto a bocca socchiusa. Dannazione, devo togliergli gli occhi di dosso, se no, finisco per mandare a puttane tutte le mie intenzioni. Gli passo accanto, e mi avvicino al ruscello. Mi siedo accanto all’acqua che scorre e mi levo le scapare insieme ai calzini, giocando con le dita dei piedi in quell’acqua poco calda. > ammetto, fiera della tranquillità di quel posto. Come fa ad odiarlo? Mi perderei qui per l’eternità se fosse per me. Il mio cervello è contraddittorio a quella mia idea. Come faccio ad essere tanto contraria alle mie stesse idee? Il mio carattere folle non accetterebbe neanche un giorno di tranquillità, si scaverebbe la tomba da solo. > Afferma lui con una tale leggerezza da farla sembrare la cosa più normale al mondo. E la cosa più strana è, come abbia fatto a renderla legale una tale cosa? > afferma lui, e dallo sguardo capisco che sia serio e che sia assolutamente convito. Come se mi conoscesse. > domando cercando di trattenere ogni minima forma di imbarazzo. Come potrebbe conoscermi? D’altronde mi ha vista solo durante la corsa, e nel bar quel giorno, quando sono scappata con Ines da scuola, e non penso mi abbia minimamente notata. > infila la mano destra nella tasca dei pantaloni, e come se fosse imbarazzato della sua conclusione, abbassa la testa e con l’altra gamba disegna cerchi sopra al prato. > dico per rassicurarlo. > faccio per tagliare quel piccolo momento di rassicurazione. Tiro fuori l’accendino dalla tasca e accendo la sigaretta. Aspiro la prima boccata e lascio cadere la testa all’indietro, trattenendo quel fumo dentro ai polmoni, chiudo gli occhi e non appena sento il bisogno di respirare faccio uscire lentamente il fumo dalla bocca. Mi giro dietro per guardarlo, ma ho paura che rimarrei di nuovo incantata dai suoi occhi, quindi torno a guardare il panorama. Il cielo e talmente azzurro, e la lunga collina che scende abbracciando quei pochi alberi che ci sono, sembrano uscire da un quadro di Van Gogh. Quei quadri autunnali in qui nonostante si legga la tristezza nel paesaggio, i colori si sforzano a dare speranza. Quei quadri che ti fanno sentire parte della natura, che in contrasto con le temperature che scendono riescono a riscaldarti la pelle. Ecco che di nuovo mi sono persa nella mia mente, e non mi sono neanche resa conto di quando lui si e seduto accanto a me, quasi da sfiorarmi la mano con la sua. > dico. > Tiro fuori la fotocamera dalla borsa e gliela mostro. L'accendo e comincio a scattare foto del paesaggio. > ecco che di nuovo me la lascia vincere facile, mi innervosisce con troppa facilità. Ma sa farci con una ragazza o proviene da un’altra epoca? > esclama ironicamente finendo in una risata dolce, e tranquilla. Riesce persino a ridere in quel modo. Questo strano ragazzo cammina sul filo della tranquillità, come avevo detto acqua e sapone, se non fosse per il suo modo di vestirsi. Le ore passano velocissime, e quando me ne accorgo ho gia finito la birra, e mi ritrovo in piena primavera con i jeans bagnati fino alle ginocchia, a correre lungo il ruscello. > ‘’no’’ faccio per dire, ma a chi voglio mentire? > rido consapevole della cazzata che ho appena detto. D’altronde sono l’unica che abbia questa idea su me stessa, a parte Adri e Ines ovviamente. Ma lei lo è peggio di me. > le sue parole graffiano le mie orecchie. Non bastavano tutti a criticarmi, adesso anche uno sconosciuto crede di conoscermi dopo neanche qualche ora di conversazione? E alla fine cosa ci faccio ancora qua? Dovrei andarmene da brava ragazzina infantile che sono, senza nessuna spiegazione. Cosi almeno avrebbe il tempo di godere della sua convinzione. > dice come se mi avesse letto nei pensieri. > ma guarda un po, questo qua si pensa che può rimangiarsi le parole lavandole con qualche metafora rassicurante? > > > lo imito mostrando il fastidio di quella risposta sarcastica. Esco dall’acqua e prendo in mano i calzini e le scarpe. > scoppio in una risata sarcastica e mentre mi rilasso osservo che qualcosa nei suoi occhi è cambiato, e stringe nei pugni l’erba e le foglie che lo circondano. Ma quando mi giro per andarmene lo sento sobbalzare e venirmi dietro. Mi afferra il braccio e mi gira verso di lui. Per un secondo ho paura che voglia baciarmi. Ma mi delude quando il suo sguardo diventa compiaciuto. > dice con un sorriso quasi perverso. Dico quasi perché nulla di quei occhi non trasmette qualcosa di cattivo o qualcosa di osceno. Ma, non appena cerco di convincermi di quell’idea i suoi occhi sembrano mangiarmi viva. Sembrano penetrarmi attraverso lo sguardo e gelarmi il cervello. > mollo la sua presa e lo spingo. Mi incammino verso la strada e dopo un po mi giro sperando di trovarlo immobile dove l’ho lasciato. Ma delusione, a quello li non fregava niente di come mi aveva fatta sentire. Adesso sono pienamente convinte che la corsa non sia stata vinta grazie a lui. Che razza di persona è uno come lui. E poi cosa pensa di risolvere? La sua faccia ispira totalmente un’altra cosa da quello che veramente contiene il suo caratteraccio. E per un momento mi rimbombano in testa le stesse parole che mia madre dice a me. ‘’Zara, dovresti avere il carattere come la tua apparenza’’. Quello li è uguale a me! Appena arrivo sul marciapiede mi rimetto i calzini e le scarpe. Faccio tre passi e sento una macchina rallentarmi accanto. Mi sale la rabbia e mi giro pronta di mandare a quel paese qualcuno che sicuramente si sarà fermato per darmi fastidio con battute pervertite, essendo abbastanza tardi. Ma per mia sorpresa quei occhi verdi mi bloccano la voce. > esclamo e continuo a camminare dandogli le spalle. > dice mostrando tutti i suoi denti bianchi in un sorriso malizioso. > frena e spero che mi abbia presa sul serio. Ma no, effettivamente quello è più testardo di me. Accelera e con una sgommata fa partire la macchina fermandola a pochi centimetri dal posto dove avrei messo il piede per il prossimo passo, tagliandomi la strada. Sbuffo > > ride, e stranamente quella risata tanto contagiosa disegna un sorriso anche sulle mie labbra. Cedo al suo invito e salgo in macchina. Mi chiede la via di casa e io rifiuto di dargliela assicurandolo che gli mostrerò la strada, e il posto dove sarò pronta a scendere dalla macchina. > > Non mi risponde e per la maggior parte del tragitto stiamo in silenzio, finche lui non alza il volume della musica e io sbotto a cantare a squarcia gola. E capisco che è uno al quale piace prendere in giro le persone, quando ferma bruscamente lo stereo e mi avvicina il telefono alla bocca registrandomi. > dico coprendomi la bocca e abbassando la testa. > ride > Dice, e per un secondo vorrei arrabbiarmi, ma d’altronde non è esattamente ciò che volevo? Che non gli piacessi? Quindi rispondo con una risata abbastanza vera. > > > > > > > > sbuffo. > dice lui, sembrando di esserne assolutamente convinto. > dico > aggiungo sperando di averlo colpito esattamente con la stessa moneta! E non grande è il mio stupore quando chiudendo lo sportello, non faccio in temo ad avvicinarmi alle scale di casa di Adri, che, in pochi secondi me lo ritrovo dietro a posarmi la mano sul fianco, a girarmi verso di lui. Mi mette la mano sulla guancia e a differenza della mia la sua pelle e congelata. Dio che sensazione. I suoi occhi fissano i mei e il mio corpo sembra squagliarsi al tocco delle sue mani. Si avvicina sempre di più alla mia faccia e nel esatto momento in cui cerca di baciarmi, provo con tutta la mia convinzione di scansarmi, ma no, il corpo non vuole reagire e mi ritrovo baciata da quelle labbra carnose e fredde, dolci e allo stesso tempo insaziabili. La sua lingua accarezza la mia e non appena si stacca dalle mie labbra sento come se qualcosa mi abbia aspirato il fiato e mi abbia congelato il cuore. Appena sento quelle insopportabili farfalle allo stomaco gli mollo uno schiaffo in faccia. E lui mi trascina appresso a lui allontanandosi piano piano da me. Mi sbatte contro il suo corpo dolcemente, sorridendo con la lingua poco, poco in mezzo agli denti. Mi passa il pollice sul mento e lo pizzica delicatamente. Aspetto di essere baciata nuovamente, ma le sue labbra si posano accanto al mio orecchio. > dice lasciandomi li, mentre si incammina alla macchina senza riservarmi il tempo di una risposta.
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