DA NEVE A PRIMAVERA

1526 Parole
E’ già mattino. Mi risveglio sdraiata su quel divano odioso che mi costringe ogni volta a ossa indolenzite. La mia schiena bloccata mi ricorda che, ogni volta che scelgo di dormire qui mi rimprovero del non essere tornata a casa. Sento il telefono squillare, e non per mia sorpresa mi avvisa che non ho minimamente fatto sapere ai miei dove ero finita. > > > > > rispondo sarcasticamente sbottando a ridergli in faccia. > > non sono convinta che abbia sentito tutta la mia frase agganciandole in quella maniera. Ma faremmo sicuramente i conti a casa. Adri scende in salotto e come d’abitudine mi prepara il caffè, con la consapevolezza di ritrovarmi con una brutta sbornia. Ma questa volta non c’è traccia di sbornia, il mio stomaco sta bene, non ho bevuto nulla. L’unica parte del mio corpo che non sta bene è il cervello, che è rimasto effettivamente intrappolato tra le labbra di quel impertinente. > chiede Adri, portandomi la tazza del caffè, e quel odore riesce già a scuotere il mio umore. > > > > ride mentre si siede accanto a me e mi fa cenno di immergermi nelle sue braccia. > perché tutti ogni volta pensano che il mio cupo umore sia dovuto alle mie azioni. > > E per un secondo mi rendo conto che su quella lista c’è stato anche lui, quando per l’ennesima volta gli ripetevo che non avremmo mai niente di più di quello che siamo. Ma poi, lui per me è molto più di un solo ragazzo rifiutato, quindi faccio un bel respiro e senza pensarci gli rispondo. > La risata di Adri traumatizza le mie povere orecchie. > > porto le ginocchia al petto e le stringo con le mani in segno di difesa. > > ho i brividi per quel ricordo, ma sono assolutamente convinta che non voglio avere nulla a che fare con lui. Non ho la minima intenzione di lasciar abbattere quel muro che ho alzato davanti alle mie emozioni, e sicuramente lui non ne avrà abbastanza voglia per buttarlo giù. Bevo il caffè, che mi porta i neuroni quasi alla realtà pronti per affrontare un’altra giornata. > > > Una voce molto famigliare proviene dalla porta principale. > La sorella di Adri butta giù le valigie e ci salta ad entrambi addosso, facendoci finire con le gambe per l’aria. > > > Adri mi afferra per il braccio e mi trascina dritto nel cortile. > le sorride buttando per l’aria le chiavi della sua macchina e riprendendole con facilità, mostrandosi come se avesse fatto la cosa piu difficile al mondo. Le cose stranamente filano lisce anche a casa mia, d’altronde mia madre non mi degna di uno sguardo, e a dire la verità a me sta bene cosi. La giornata passa lentamente, e io imploro le lancette dell’orologio ad accelerare il movimento. Appena arrivata a casa, salto il pranzo e mi chiudo in camera mia. Le ultime ore della giornata le passo riempiendo il portafoglio dei disegni con persone perse in malinconia e depressione. Giovedì pomeriggio decido di fermarmi davanti al bar nel centro a bere la coca cola insieme a Ines. Questi giorni sono passati difficilmente, ma al contrario di quello che pensavo sono riuscita a non pensarci più del dovuto a quella storia. D’altronde non si è fatto vivo, quindi mi accontento della situazione. > Ines tira fuori dal pacchetto una sigaretta, e mentre se la porta alla bocca me ne offre una anche a me. > > > vorrei ridere ma le mie labbra si bloccano e la voce mi si inchioda in gola, quando osservo quell’andatura e quei capelli biondi castano. Abbasso la testa fissando la mia bevanda con la speranza che non si avvicini. Ma come se la mia mente fosse un libro aperto prende una sedia e la posa accanto a me, girandola al contrario e si siede con le gambe aperte e le mani poggiate sulla spalliera. Posa la sua perfetta faccia sulle mani facendo una smorfia da cagnolino bastonato fissandomi. > le sue parole riescono a farmi bollire il sangue nelle vene. > e lo fulmino desiderando che vada via. > chiede Ines, alzandosi prendendo lo zaino da terra. > Esclamo, mentre mi accorgo che la mia negazione è stata accompagnata dall’approvazione di Marcus. > e la risata quasi stupefacente di Ines mi obbliga ad accettare la sua volontà di allontanarsi. > > > non vorrei mica ritrovarmi con lui in un luogo stretto a dover dividere l’ossigeno con i suoi polmoni. > si alza dalla sedia e mi indica la strada con la mano sinistra facendo un piccolo piegamento. mi avvicino a lui, saluto la mia amica e prendo la borsa piena di libri, ma non faccio in tempo a portarmela sull’omero che lui, da grande gentiluomo, me la sfila e mi fulmina come se fossi costretta a lasciarglielo fare. > Mentre ci allontaniamo dalla città, lui cerca di formulare frasi per scusarsi di quella domenica sera. E io, come una brava bambina che sono gli offro il più bel sorriso che possiedo. > ma appena finisco la frase, lui ha già posato le sue labbra sulle mie, e a differenza della prima volta è così dolce, delicato come se fosse totalmente una persona diversa. > dice mentre abbassa la testa e si passa la mano nei capelli. > > faccio per dire. > > > > > > e mi allontano in fretta per non lasciargli il tempo di sfiorarmi nuovamente le labbra. Non appena arrivo davanti casa, i brividi abbracciano tutto il mio corpo, e un’elettrizzante energia mi costringe a saltellare e ridacchiare per cosa è appena accaduto. Cerco di contemplarmi e corro in camera mia. > > > > > > > > > Sbotto a riderle in faccia e la prendo a cuscinate in testa. > la mia risata diventa quasi insopportabile anche per le mie orecchie. > > Il nostro momento viene interrotto dal suono del telefono. > > esclama lei, con un sorriso a mezza bocca, e con l’indice sul labbro inferiore alzando gli occhi al cielo. ‘’potresti farmi una gentilezza?’’ ‘’quale? E chi sei?’’ ‘’un tuo ammiratore, e se avrai voglia di togliere il mistero, ti aspetterò sotto la tua finestra. A fra poco’’ ‘’ma chi diamine sei?’’ resto con il telefono in mano in attesa di una risposta, ma il telefono non mostra alcuna volontà di collaborare. > > ridacchia, andando via dal letto e giù per le scale. > il mio grido rimbomba in tutta casa. Sbotto a ridere e mi sdraio sul letto. E strano che mamma non abbia ancora chiamato per il pranzo. Mi alzo con l’intenzione di andare a controllare, ma per mia sorpresa qualcuna mi ha chiusa in camera a chiave. Quella peste, sul serio? Ho una fame tremenda e sono tenuta prigionera in camera mia, regalo calci e pugni alla porta urlando a quanto non posso, ma niente. Non sento neanche il suono di una mosca provenire fuori dalla porta. Prendo il telefono per chiamare Raquelle ma mi entra la segreteria. Non mi resta altro che scendere dalla finestra. Ma, quando mi avvicino per aprirla, intravedo una corda legata al pino davanti alla mia finestra che penzola, apro la finestra e abbassando lo sguardo vedo due belle scatole di pizza e una rosa legate alla corda che si facevano strada verso di me. All’altro capo della corda, lui, con un sorriso stupido ed un occhio socchiuso per il sole, che a dire il vero, secondo me tutta questa luce, non c'era. > > > > > Non le do il tempo di finire la frase che gia afferro le scatole le poggio sul davanzale della mia finestra e mi siedo sul letto, chiudendo le ante. Prendo la rosa e me la porto al naso, per sentirgli il profumo. > lo sento dire. > e sbotto a ridere a crepa pelle vedendolo seduto sul ramo parallelo alla mia finestra. > > ammetto, questa volta l’ha avuta vinta veramente. > > > si appoggia le braccia affianco alle gambe che dondolano sul ramo di quel pino, abbassa la testa e passandosi una mano fra i capelli e con una voce da cane bastonato, chiede di avere almeno un pezzo di pizza. Glielo offro e lo prendo in giro per tutta la gente che lo guarda strano passando accanto casa mia. > Gli dico > > adesso se non ti dispiace avrei un po’ di cose da fare. Potresti gentilmente scendere dal mio pino? Grazie!>> > mi sorride e lo guardo come con gran facilita scende e se ne va. Apro le ante dell’armadio e mentre poggio il piede per terra, un pensiero mi si blocca in mente. ‘’non mi sembrava affatto la prima volta in cui lui si trovava qui.’’ Cerco di far svanire le mie strane idee ma il mio intuito mi fa ripensare a quel sogno, a quando l’ho sognato qui accanto a me a baciarmi ancora prima di averlo conosciuto. E se mia sorella avesse ragione? Cosa potrei mai perdere nel dargli l'opportunità di provarci?
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