UN PASSATO ANCORA PRESENTE

1031 Parole
Non riesco a trattenere la parte stupida di me, manca poco e sicuramente riempirò la casa dell'eco della mia risata. Ines con disaccordo mi istiga a non farlo. Le chiedo scusa e mi giro verso Raquelle, che è ancora immobile a fissare quella foto. Pare non abbia fatto caso a tutta sta storia imbecille riguardo ai vampiri e tutte le sciocchezze di cui ci ha parlato quest'uomo. Roba da matti, la gente ha ragione a considerarlo pazzo. Ecco che ci risiamo, dopo tutto quello che è successo ad Ines io resto ancora una scettica immutabile. > > E mi indica ancora quella foto vecchia, con la mano tremolante. Mi avvicino a quella foto e ciò che vedo mi fa mancare un battito. Di fronte a me una foto bianco e nera di un giovane ragazzo con dei stessi tratti della faccia dello zio di Ines, e accanto a lui un Marcus in bianco e nero. Non può essere. Ha un taglio di capelli diversi, e dei vestiti degli anni 90 ma quel sguardo è quel sorriso inconfondibili immortalati in una foto vecchia sono lì e non me lo sto sicuramente immaginando. Prendo la foto dalla mensola e ci passo la mano sopra per spolverarla. > > > Mi si avvicina con quell'odore straziante e mi strappa la fotografia dalle mani. > Dice, e ci passa anche lui la mano sopra come in una carezza, gli occhi li si bagnano e intravedo una lacrima scendere sul viso screpolato dal fumo del tabacco. Devo sapere chi è quel ragazzo tanto simile a Marcus. Cosa abbia di così importante da far reagire così una persona tanto schizzata? > le chiedo mantenendo il tono di voce tranquillo. > Raquelle, sa sicuramente come mettere le persone al proprio agio. La fulmino con lo sguardo per impietrire la sua bocca troppo acida. Fissa la foto immobile, fa un lungo respiro poi mi si avvicina e poggia la mano sulla mia spalla. > Lo sento sbuffare e vedo come si gira verso la nipote, e fa una strana smorfia come per avvertirla. > Che diamine succede? È una presa per il culo questa, quel ragazzo nella foto non solo ha gli stessi lineamenti del viso e gli stessi occhi di Marcus, ma ha il suo stesso nome. Guardo mia sorella e poi Ines aspettandomi la stessa mia reazione. Loro ricambiano e io non so più che dire, non so più cosa credere, e per non attirare troppo l'attenzione del uomo di fronte a me faccio un bel respiro e concludo chiedendogli che fine abbia fatto il rapporto suo e di quel Marcus. > > > Bene, tutto ciò mi sembra assurdo. > > la tiro a me per il braccio e la trascino fuori da quella casa per metterla al suo posto. Usciamo dalla casa e finalmente riesco a respirare un po d'aria pulita e i miei polmoni ringraziano. La porto in macchina e faccio per dirle qualcosa, ma la sua mano mi si posa sulla bocca facendomi segno di guardare dall'altra parte della strada. > > L'ironia di mia sorella mi fa capire che lui si trova qui per colpa sua. Non la sopporto quando fa così, se è stata lei a dirgli dove mi trovo giuro che questa volta non la scampa liscia, lei è la sua lingua lunga. I miei pensieri vengono interrotti da una donna, una donna su una quarantina d'anni che si avvicina alla casa. Parve conoscere bene questo posto. Poggia una mano sul portone del recinto e con l'altra apre la cassetta della posta. Tira fuori delle lettere o delle utenze e prima di entrare nel cortile si gira nella direzione di Marcus. Vedo le sue lettere cadergli dalla mano mentre l'altra se la porta alla bocca e spalanca gli occhi. La sento bisticciare e tremolante apre il portone e corre su in casa. Dopo neanche 5 minuti Ines esce di casa di corsa, e vedo dalla finestra del primo piano suo zio affacciato alla finestra. Marcus lo vede e si gira di scatto, si allontana mentre l'uomo apre la finestra e comincia ad urlare pregandolo di tornare a parlargli. Vedo Marcus allontanarsi, senza degnare quel povero uomo di una risposta. Allora, con il cervello in mezzo alle favole, scendo dalla Macchina e corro verso di lui. > > > E in un secondo ci vedi correre una dopo l'altra. A pensarci veramente sembra comica come cosa, anzi vorrei che lo fosse, vorrei che tutto questo fosse uno scherzo ma non lo è. Io che rincorro l'uomo che fino a ieri non mi dava pace, e lui che cerca di scappare da me come se fossi una malattia. Vorrei delle spiegazioni, perché sta scappando, perché non si ferma a parlarmi, che ci faceva qui e perché quei due hanno reagito così quando lo hanno visto? Perché quella foto è perché tutta quella situazione con Ines? Non lo vedo più, lo perso di vista, dove sarà finito? Mi fermo e poso le mani sulle ginocchia per riprendere fiato. Ines mi raggiunge e dopo pochi minuti anche mia sorella, incazzata nera gesticola e si lamenta del averla lasciata lì da sola. Mi siedo per terra e ines mi si inginocchia davanti. > cerco di respirare, ma il mio tentativo di rilassarmi sprofonda in un buco di terrore. > > > Corriamo verso la macchina e Ines mi lascia davanti alla libreria di mia zia. Cerco di schiarirmi le idee e penso a una buona scusa da usare. Devo stare calma, d'altronde questo lavoro l'ho voluto io. E cosa può essere di più tranquillizzante che un mucchio di libri e l'odore di inchiostro. E magari qualche ricerca sulle storie, di cui ci ha parlato quel zingaro, mi chiarirà un po le idee... Prima di entrare, vedo la macchina ritornare e Ines scendere. > Ha un sorriso bellissimo, finalmente vedo un po della mia Ines. Corre fino a raggiungermi su sulle scale, all'entrata della libreria. Vedo che ha un libro nella mano destra. > Mi abbraccia e apre il libro. È la cosa più stupida che lei abbia fatto. In mezzo a quel libro c'è la foto dello zio e del suo amico, Marcus. >
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