NORMALITÀ

1015 Parole
> Le dico prendendo la foto e mettendola in borsa. > Sghignazza lei mostrandomi il libro che ha nelle mani. "diario di Gregor Brancovic" > > > Le dico mostrando un cenno di stanchezza ironico. L'abbraccio e mi avvio dentro. .... La librerie è stata appena ristrutturata, e devo dire che non mi aspettavo tutta quest'aria fiabesca. I tavoli sono fatti di legno grosso e abbastanza greggio. Antichi e allo stesso tempo moderni, ovali, grandi, ed emanano profumo di pino. Sono sistemati la, alla destra accanto all'enorme finestra in stile tedesco, quelle finestre enormi che sembrano fare spazio alla natura per entrare . Delle tende viola scendono lungo il margine di quelle finestre, e un tocco dorato di due corde intrecciate, le accompagnano legandole dal centro verso l'estremità. Dei enormi candelabri argentati, che danno la sensazione di illuminare ma non rubare la luce proveniente dalle finestre, sembrano fluttuare su ogni corridoio. Le sedie sono ricoperte da delle coperte di matassa dello stesso colore delle tende. Ogni corridoio ha la sua descrizione. "lascia questa terra" c'è scritto su un pezzo di legno scheggiato sopra al corridoio del fantasy. "se non sai amare non faccio per te!" c'è scritto nella zona romanticismo. "le menti intelligenti portano grandi scoperte" nella zona futuristica, e così via. Il tutto dà un tocco di ironia ma allo stesso tempo ti suscita curiosità. Nella parte dietro della libreria, una scalinata ottocentesca ti accompagna in un piccolo posto turco, dei cucini marroni ricamati a mano siedono su dei tappeti rosso-marroni decorati in quel stile. E mi rendo conto che sono i tappeti che mio padre ha portato dalla Turchia quando è tornato al compleanno mio. A sinistra c'è un piccolo bar, dove l'odore del caffè e del thè caldo ti invita a bere una bevanda calda in compagnia di un buon libro. E il tutto viene rovinato da quei enormi scatoloni pieni zeppi di libri che, io in persona dovrò sistemare, scaffale su scaffale, lettera per lettera, genere per genere. > approfitto della sua vanità. > > > > > > Fa per andarsene ma sembra aver ricordato qualcosa. > ammette coprendosi gli occhi con la mano sinistra, mantenendo le dita poco poco aperte per osservare la mia reazione. > la supplico. > > La aggredisco. E tutto d'un fiato come se stesse camminando su del carbone infuocato: > Sta diventando rossa, sa esattamente cos'è che potrebbe aspettarla. Io che pianto in asso tutta questa faccenda e la mando al diavolo con tutto il suo lavoro. Ed è proprio quello che intendo fare. Giro i tacchi e abbasso lo sguardo per prendere la borsa che avevo posato sulla sua scrivania, e quando nel preciso istante alzo gli occhi per andarmene, due occhi verdi immersi in un lago di miele brillante mi bloccano. Mi casca la borsa che lui si affretta a raccogliere. > > afferma sorridendo, e il suo sorriso mi manda su tutte le furie. Ma perché un giorno prima e tutto premuroso e cerca di sistemare le cose e quello dopo ricomincia a grattarmi i nervi con le sue battute? È consapevole che non fanno ridere a nessuno? Ma purtroppo l'affermazione tra me e il mio pensiero viene interrotta da una risata ancora più odiosa. La cara dolce Ana si avvicina a noi. > > Ribadisco, e non so perché prendo Marcus per il braccio e me lo trascino appresso per tutta la libreria. > > Ma la verità è che un cenno di gelosia c'è, anche se non capisco il perché. Tra di noi non c'è assolutamente nulla. Il tempo passa in fretta, quando ho finito di sistemare gli ultimi 2 scatoloni mi ritrovo da sola lungo uno dei corridoi. Marcus e Ana sembrano scomparsi nel nulla. E per curiosità comincio a cercarli. Che bella la mia espressione quando trovo Ana sulle spalle di Marcus a sistemare alcuni libri sui scaffali in alto. > Lui mi guarda come se fosse stato costretto a fargli da supporto. Mentre lei con un sorriso da ebete si toglie i capelli che gli ricadono sul viso. > Mi sento la rabbia bollire, ho i nervi a mile. Vorrei andare lì ed afferrarla per i capelli buttandola giù. Ma la mia parte ragionevole mi invita a farmi da parte. > Esattamente quando pensavo che tutto questo mi ha rovinato la serata, un tonfo pazzesco si sente provenire dal posto in cui avevo lasciato i due. Avendo paura che fosse successo qualcosa corro in quella direzione e finisco per sbattere contro Marcus. L'urlo di Ana risuona in tutta la libreria e non grande fu il mio stupore quando la ritrovai a gambe pe l'aria con un mucchio di libri addosso. Poveri libri, spero ce la faranno, ed essendo io una persona molto gentile mi prendo la borsa e me ne vado, con Marcus che mi viene appresso come un cagnolino. > > > > Ignoro la sua domanda e la sua spiegazione, essendo consapevole che stia mentendo spudoratamente. Tiro fuori dalla borsa la foto e gliela appiccico praticamente sul viso. > Scoppia a ridere a crepapelle e i suoi occhi sono così luminosi che giuro li guarderei per ore ed ore. Dimentico esattamente perché ho reagito così. Ha un effetto talmente forte su di me, che non mi sento di dire più niente. Vorrei solo guardarlo. E alla fine finisco anche io per ridere insieme a lui. > Mi dice prendendo un bel respiro. Non so cosa dirgli, il mio cervello è completamente andato in tilt. E lui capendo il mio imbarazzo mi si avvicina, mi accarezza il viso spostando, i miei capelli ribelli, dietro all'orecchio. I miei occhi si bloccano nei suoi. Il respirar ritmico dei mie polmoni ha preso a galoppare. Una brezza fredda aggiunge dei brividi lungo la mia schiena. La sua mano sinistra mi cinge in vita, e le sue labbra accarezzano le mia. Sono inondata da emozioni. Non so niente di lui, eppure tutto quello che so mi basta per desiderare di essere tra le sue braccia....
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