VERITÀ, CRUDA REALTA

1175 Parole
La notte è passata come un fulmine, però la mia mente sta rivivendo tutto ripetutamente. I suoi baci, le sue carezze, i suoi occhi profondi che scavavano nelle mie emozioni, il suo respiro unito al mio. Tutte quelle sensazioni, paure, pensieri che non provavo da molto, hanno ripreso vita dentro di me. Tornata a casa, posò le sue labbra sulla mia fronte lasciandomi con un dolce buonanotte. ... Sono uscita da scuola, ho ancora un forte mal di testa. Forse avrei dovuto bere di meno ieri notte. Mi accendo una sigaretta e con i libri in mano mi impongo di camminare dritta fino a casa. Il sole è così forte che non riesco a tenere gli occhi aperti, ed essendo io una imbranata cronica, senza minimamente l'ombra di autocontrollo, giro l'angolo e mi ritrovo per terra, con i libri dispersi di qua e di là. Alzo gli occhi e vedo una zingara che cerca di raccogliere le rose che le ho fatto cadere venendole addosso. > mi chiede tendendo la sua mano, gravata dagli anni di lavoro. >. Non appena mi sfiora la mano cadde in ginocchia e portandosi le mani sulla testa, esplode in un urlo spaventoso. > Le lacrime gli rigano le guancia, e nel bel mezzo della strada si mette a pregare, urlando strane parole riguardo al diavolo o demonio della notte. Che diamine di imbarazzo. Da dove cazzo è uscita fuori sta pazza? E poi tutti gli altri non hanno altro da guardare? Raccolgo i libri e faccio per andarmene, quando, una mano fredda afferra la mia. Mi giro e vedo quel maledetto sorriso, quei occhi verdi che oggi sembrano avere una sfumatura di grigio. Dio quanto può essere bello! Mi abbraccia e il suo profumo mi manda il cervello in tilt. Ma non riesco a godere di quel momento che, la vecchia zingara, pazza lo trascina a sé bruscamente, allontanandolo da me. > Lui prese la sua mano, e la portò al petto. > si girò e mi prese per mano convinto che io non gli abbia sentiti. > > Mi irrigidisce la sua presenza, comincia a provocarmi un grande vuoto, e la paura di qualcosa di più grosso mi afferra la mente. Non appena finisco la frase, Marcus gira la testa. > Non mi lascia il tempo di dargli una risposta, lo vedo allontanarsi, e non ho la minima intenzione di corrergli dietro. Ho la mia dignità. Però devo urgentemente scoprire cosa mi nasconde... Corro verso casa, e stranamente non combino danni a nessuno. Arrivo sulle scale davanti casa e vedo Raquelle sul balcone guardarmi incuriosita. > Mo giro per vedere se c'è qualcuno nei dintorni per poterle spiegare che sono spaventatissima, ma vedendo un uomo passeggiare davanti casa faccio cenno a Raquelle di aspettare. L'uomo stranamente sta facendo avanti e indietro agitato. > indico l'uomo. > In che senso non c'è nessuno? Adesso ci si mette pure lei a prendermi in giro? Mi giro e vado incontro all'uomo. C'è un odore forte, strano, di incenso e menta. Ha la faccia coperta dal cappuccio della giacca, una carnagione scura si intravede sul polso della mano ferma, nelle tasche dei jeans. > L'uomo si ferma di botto, si scopre la testa e mi guarda come se avesse visto un fantasma. > > Scoppia in una risata isterica, toglie le mani dalle tasche e mi si avvicina bruscamente. Si ferma a due centimetri da me e io mi sento le gambe bloccate, vorrei scappare ma non mi danno ascolto. > Balbetto come se avessi dimenticato l'alfabeto. > Dice posando le sue dita sulle mie labbra. > Cosa diamine sta dicendo? Uccidermi? Rendermi cosa? Che sta succedendo. La mia mente vola da Ines, se solo lei fosse qui saprebbe cosa fare. Mi mette la mano sul viso e quando sento che sto per andarmene da questo mondo, ciò che non avrei mai pensato accade. Marcus, spintona la mano dell'uomo, ed è come se per un secondo le sue dita hanno preso fuoco. > > > Un secondo prima stavo dinanzi a quel uomo, e adesso mi ritrovo davanti casa di Marcus. > > Acconsento, perché voglio spiegazioni. Me le merito. Mi porta una specie di tè rassicurandomi che mi terrà al sicuro e mi trascina in quella che sembra essere la sua camera. Le mura sono tutte di legno marrone, il soffitto di colore ramato abbracciano quella stanza che è come se avesse il potere di trascinarti in un'altra epoca, il tempo sembra fermarsi. Il pavimento è di un parquet robusto e greggio ma laminato. Le finestre enormi ti portano ad ammirare la bellezza del lago al quale sono tanto affezionata. Le tende marroni cadono lungo le finestre. Dall'altra parte della stanza un letto a baldacchino in tinta con le mura, e con le coperte perfettamente sistemate, ed un armadio robusto accanto ad una biblioteca di legno racchiudono il tutto in un posto totalmente diverso da ciò che avrei immaginato. > Abbasso la testa, e lo lascio fare. Capisco che si dirige al bagno. E deduco che dovrà farsi una doccia. La noia assale il mio cervello in anzia . Giro per la stanza e sento un forte desiderio di frugare tra le sue cose. Apro il cassetto accanto al letto, e trovo un'album fotografico. Approfitto del tempo che mi ha concesso andando a farsi la doccia e mi siedo sulla sedia accanto al letto sfogliando l'album. Queste foto sembrano così vecchie, per i soldi che ha la sua famiglia mi aspettavo qualcosa più qualitativo, e invece sono tutte bianche e nere. Che strano! Eccone una colorata. Mi si blocca il respiro, ciò che vedo mi distrugge. I ricordi mi affiorano la mente. Io piccola, Marcus che mi raccontava storie, i miei genitori, mia sorella che giocava con lui. Un brivido mi attraversa il corpo, un odio profondo prende vita nel mio petto. È lui, adesso ricordo tutto. È lui l'uomo che ha inflitto tanto dolore alla mia famiglia, è lui che ha tentato di uccidermi, è lui che non è cambiato di una virgola, è lui. Un pianto disperato e tanto odio e paura mi soffocano. Mentre sono bloccata nei miei pensieri lui entra in camera, mi si avvicina e posa la mano sulla mia spalla. Nota la foto nelle mie mani e si allontanata di scatto, un secondo prima mi stava vicino adesso è sparito. Esco di camera disperatamente in cerca di lui. > Lo ritrovo nell'immenso cortile, il buio sembra proteggerlo dalla mia rabbia. > Corro verso di lui, e nel preciso istante in cui le mie mani lo spingono, un tuono quasi innaturale fa tremare la terra. La pioggia colpisce il mio viso, il vento crepa la mai pelle, le urla di disperazione gravate nel mio cuore sono accompagnate dai tuoni e i fulmini di quel temporale. Lui immobile, dinanzi a me, non mi guarda neanche. Ha lo sguardo alzato al cielo, i pugni stretti e la mascella serrata....
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