66 Carlo si rigirò nel letto. Un rumore l’aveva svegliato, o forse era stata solo una sensazione, giacché fuori era tutto un gocciolio e pioveva a dirotto. Di qualunque cosa si fosse trattato, non c’era più e lui non riusciva a capire. Nella stanza regnava la tranquillità. Un po’ però aveva paura lo stesso. Sbatté gli occhi, li sentiva appiccicati ma si guardò bene dallo stropicciarseli. Doveva rimanere immobile, in silenzio, per ascoltare. Avvolto dal buio assoluto, come se tornando alla realtà fosse sprofondato dentro un bicchiere pieno d’inchiostro. Sentiva i cosciotti intorpiditi dalle corse. Il ricordo era ancora vivo e… Eccolo. Senz’altro. Sì, eccolo. Adesso era stato più nitido e non c’entrava niente con l’acquazzone, di fuori. C’era stato ed era stato dentro la stanza. Accant

