68 Carlo si svegliò di soprassalto, come se qualcuno stesse suonando una chiassosa marcia. Scattò a sedere sul letto e respirò con la bocca spalancata, con tutta la voracità che i suoi piccoli polmoni gli permisero. Sgranò gli occhi e scansò i capelli che gli si erano appiccicati alla fronte madida. Tossì. Sentiva ancora le mani serrargli la gola, l’avevano quasi ucciso. Quasi, perché quasi? Credette di avere capito. In preda al panico, scalciò sotto le lenzuola. Con grande sollievo i piedi si mossero normalmente. Li aveva ancora. E pure le gambe e tutto il resto. Non sentiva altro dolore che al collo scorticato. Come mai la creatura non lo aveva divorato? Udì un rumore che proveniva dal piano di sotto. Forse la strega se l’era presa con i suoi genitori, doveva controllare. Accese la

