53 Una settimana dopo. Quasi le cinque del mattino. Erano distesi sul letto, a casa di Annibale. Lui con gli occhi al soffitto, Cecilia con la testa poggiata al suo petto, i lunghi capelli rossi sparsi ovunque. Quando Annibale le aveva parlato dell’appartamento, Cecilia gli aveva confessato di essere stata convinta che lui fosse sposato, magari che avesse pure dei figli, proprio per via delle notti in albergo. Quante cose erano davvero uscite da quella fotografia sul “Carlino”. In camera faceva molto caldo, il riscaldamento centralizzato non dava scampo, ma la sensazione non era sgradevole, perché nonostante sul calendario fosse già iniziata la primavera, il freddo era crudele e pioveva di sghembo. L’acqua scrosciava a raffiche contro la tapparella abbassata. Le grondaie gorgogliavano.

