24 Annibale si avvicinò ad Al il pazzo, che aveva il viso magro, fatto di ombre e solchi piuttosto che di carne. Quarantanove primavere sulla carta d’identità, cento inverni negli occhi. Annibale poggiò all’amico una mano sulle ossa della spalla. Percepì un sussulto. Aveva strappato Al da chissà quali pensieri, scaraventandolo in una realtà che lo intimoriva. Si salutarono con uno sguardo poi volsero gli occhi altrove, anche se stavano gomito a gomito. Al il pazzo era di nuovo assorto. Muoveva la testa a piccoli scatti, gli tremavano le labbra. Daniele versò un whisky della marca giusta e lo servì sul bancone davanti ad Annibale. Conosceva a memoria i gusti dei suoi clienti. Annibale però non poteva essere definito così, cliente. Era un buon amico, ispirava fiducia ed era sveglio. Que

