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25 «Sai Al, sono in una fase» confessò Annibale. «Quale». «Monk». Al finì di bere con gli occhi bassi. Solo un jazzista poteva capire la vastità di quell’affermazione. Anche Annibale lo era, un jazzista. La musica che produceva il suo carboncino era silenziosa, tuttavia trasmetteva vibrazioni a largo spettro. Voglia di vivere ma anche dolore e angoscia. Al si allontanò. Sedette al piano. Sedici persone nel locale, trenta occhi puntati addosso. La sconosciuta faceva eccezione. Continuava a rivolgersi al bancone. Fissava il bicchiere vuoto e l’oliva che non aveva toccato. Era assorta. Non aveva capito cosa avesse appena bevuto, ma era forte e non stomacava: esattamente ciò di cui aveva bisogno. Ne ordinò un altro: «Senza oliva» disse. Non sopportava la visione dei noccioli rosicchiati

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