26 Annibale si svegliò alle due e venti del pomeriggio. Aveva dormito benissimo, gli pareva di avere dieci anni di meno. Si sentiva energico e riposato. Aveva anche una fame da lupo, ma non si alzò subito, si godette quello stato d’animo in pace col mondo intero. Fumò una sigaretta in tutta calma, nel tepore delle coperte. Fuori stava piovendo. Sentiva l’acqua gorgogliare dentro la grondaia accanto alla finestra. Il motivo di quel benessere veniva dalla notte appena trascorsa. Era stato davvero bene, come non gli capitava da molto tempo. Quel pazzo di Al il pazzo aveva continuato a suonare brani di Monk fino all’alba, anche se nel locale erano rimasti solo lui e la sconosciuta. Sconosciuta. Aveva ancora il diritto di chiamarla così? D’altronde, come avrebbe dovuto chiamarla? Non sapev

