34 Il mattino seguente nacque da un’alba rossa. Era molto umido, ma la pioggia stava dando qualche ora di tregua. Dopo avere lasciato Sara fuori dall’albergo, Annibale poté finalmente fumarsi una sigaretta. La gustò passeggiando con calma. Aveva la schiena intorpidita, le gambe però le sentiva leggere e la testa pure. Raggiunse l’auto, vi salì. Sobbalzò udendo un forte tonfo contro lo sportello posteriore. Guardò lo specchietto. C’era un tizio di fianco al taxi, sbucato da chissà dove. «è... è... li... li... libe... e... ro?» gridò lo sconosciuto, picchiando ancora con la mano aperta contro il vetro. Pareva volesse spaccare tutto. Ad Annibale mancò il respiro per lo spavento. Avrebbe voluto chiedere all’uomo cosa aveva in testa, dirgli di piantarla di menare colpi, ma la sua reazion

