8
L’uomo era ancora sotto il portico. Aveva assistito alla scena da dietro una colonna.
Si sporse in strada mentre il taxi ripartiva. La pioggia gli rimbalzò addosso e sulla visiera del cappello, che tenne ben saldo contro il vento poggiandoci sopra la mano.
Strizzò gli occhi per cercare di vederci meglio, ma l’acqua sferzava le lenti dei suoi occhiali, e non ci fu niente da fare. Il numero di targa del taxi rimase una macchia confusa.
L’autista invece l’aveva visto bene. Ne aveva avuto tutto il tempo. Doveva essere sulla quarantina o poco più. Castano, un metro e settantacinque scarsi. Un naso accentuato ma simpatico, e lunghe basette. Era un tipo che piaceva alle donne, ci avrebbe scommesso.
Guidava una Toyota Prius, un modello che andava di gran moda tra gli autisti, quindi non poteva contare sull’auto per individuarlo.
Ma l’avrebbe ritrovato ugualmente, anche su quello poteva farci una scommessa. Sarebbe bastato tenere d’occhio il posteggio di piazza Maggiore. I tassisti ci capitavano di frequente, la notte. Quando erano in gruppo uscivano per fumarsi una sigaretta, sgranchirsi le gambe e chiacchierare tra loro, sempre che non stesse venendo giù il diluvio. Ma capitava anche che fossero soli, magari assopiti.
Prede facili.
Con il cuore che gli esplodeva per la tensione, l’uomo ritornò sotto il portico e s’incamminò verso piazza della Mercanzia, dove aveva lasciato la Jaguar e le pillole contro la cefalea che lo stava massacrando. Alcol, anfetamine, psicofarmaci e niente sonno, l’avevano ridotto uno scheletro. Eppure era ancora in fibrillazione: Lei c’era. Lei. Era presente.
Ancora. La sentiva…