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396 Parole
11 In quel momento però, con una notte come quella appena trascorsa sulle spalle, era troppo stanco per disegnare. Poggiò sul mobile dell’atrio le chiavi e i documenti del taxi. Sbadigliò rumorosamente. A casa era a suo agio, anche se Lucia gli mancava ancora. Percepiva il vuoto. A volte gli sembrava di sentire il suo profumo, s’immaginava la sua voce provenire da un’altra stanza o il rumore dei suoi tacchi mentre saliva le scale. Accese lo stereo a volume basso. Note di piano vagarono nell’aria. Aprì la gabbietta al piccolo pappagallo verde e rosso, cui non aveva mai dato un nome. La bestiola fece capolino con la testa fuori dal portellino. La guardò volare allegra sul suo mobile preferito. Tenere il naso puntato in alto verso la luce, lo fece starnutire. L’acqua che gli aveva inzuppato i vestiti gli si era asciugata addosso. Si spogliò e fece una lunga doccia bollente. Era quello che ci voleva, si rilassò e il suo corpo riprese a vivere. Con l’accappatoio sulle spalle, raggiunse la camera. Si tuffò sul letto e s’infilò nudo sotto il piumone. Stava bene e nello stesso tempo si sentiva agitato. Ciò che gli era accaduto durante la notte l’aveva turbato. Nulla accade per caso, gli diceva sempre il suo vecchio. Saggia persona, anche se col jazz si fermava a Louis Armstrong. D’altronde era un uomo pratico, non un intellettuale. Un uomo grande e grosso che se ne andava in giro con un camion frigo e consegnava la carne ai macellai. Quarti di bestie gelate, caricate sul groppone. Un maledetto lavoro spacca schiena, il suo. Ma era anche stata una persona che sapeva sorprendere. Nascondeva una sensibilità inaspettata. Quando morì, la strada della camera mortuaria s’intasò da cima a fondo. Arrivarono perfino i vigili per vedere cosa stesse accadendo. Annibale gli era particolarmente legato. Era stato lui a crescerlo, sua madre era morta di una malattia fulminante pochi mesi dopo il parto. Coccolato dal tepore che aveva desiderato per tutta la notte, Annibale si sforzò di rimanere sveglio fino a quando la puntina del giradischi non si staccò dal vinile. Nella sua testa, stanchezza, sonno e ricordi si fondevano creando strani intrecci. Era rimasto affascinato dalla sconosciuta, nonostante non l’avesse nemmeno vista in faccia. Forse per via della reazione decisa che aveva avuto al telefono. Una che faceva quello che le pareva gli ricordava Lucia. Quel pensiero fu l’ultima cosa che gli balenò nella mente prima del sonno.
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