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Anche se la strada dietro di lui era deserta, non bastò a rassicurarlo. Angosciato, scivolò con lo sguardo sui palazzi intorno.
C’era una luce accesa, proprio sopra la sua testa. Una tapparella sollevata, ombre in movimento dietro la tenda ma nessuno che lo osservasse. Probabilmente era così, era stato fortunato.
Tornò all’auto, respirando affannosamente e senza badare a come poggiava il piede sinistro. Una fitta lancinante alla gamba lo paralizzò. Il ginocchio cedette e si ritrovò a terra, seduto dentro una pozzanghera. La testa esplose nuovamente, un colpo di mazza sopra un’enorme vetrata.
Gemette per il dolore e sentì un sudore bollente uscirgli dai pori della fronte, come sangue da minuscole ferite.
Una mano gli afferrò la spalla. Era grande e la presa salda.
Gridò per lo spavento.
«Sta bene?» domandò lo sconosciuto. Si trattava di un uomo sulla cinquantina, molto alto e decisamente robusto. Un fornaio, a giudicare dal completo bianco e dall’odore di pane che emanava.
Era lì per gettare alcuni scatoloni tra i rifiuti.
Annuì senza aprire bocca. “Stai calmo”, si disse. “Calmati!” ma non servì. Il cuore pompava impazzito, il respiro cozzava contro la gola chiusa e le orecchie fischiavano. La crisi di panico era imminente, ci mancava solo quella.
Tentò di domarla, ci riuscì in parte.
Con molta premura, il fornaio lo aiutò a rialzarsi, sollevandolo di peso senza apparente sforzo. Sotto la divisa aveva muscoli da culturista. «Sta bene?» ripeté gentilmente. «Sta tremando».
Si assestò sulla gamba destra. Doveva evitare un altro attacco di sciatica.
«Sta bene?».
Ma cos’era, un disco rotto? Sì, sì, stava bene. Con tutta la gente al mondo che se ne frega del prossimo, proprio lui doveva beccare uno con la vocazione del buon samaritano?
Tenne la testa bassa, tuttavia erano sotto un lampione, entrambi illuminati come sul palco di un teatro. La visiera del cappellino da baseball non bastava a mascherarlo.
«Ehi, ma io la conosco» il fornaio schioccò le dita e la sua voce si colorò di emozione. «L’ho già vista da qualche parte».
Lo sapeva, maledizione. Quando ci si mette la sfortuna... Lo sapeva che l’avrebbe detto. E adesso? C’era poco da fare. No. Scosse la testa. No, impossibile io non sono nessuno. Vorrei non essere nessuno.
«Eppure... sì» il fornaio si allontanò per squadrarlo meglio. «Lei non è...».
Basta! Lo spinse con la mano e inaspettatamente la montagna di muscoli cedette, indietreggiando di un passo. Tornò all’auto zoppicando, senza più badare a quell’impiccione che continuava a blaterare stupidaggini.
«In televisione, mi sembra. Lei non conduceva quel programma... o forse mi sbaglio, era nella giuria? Ma sì, ora ricordo, era lei, e raccoglieva fondi di beneficenza, ne sono sicuro...».
Non demordeva. Lo fissò con odio bruciante, da sotto la visiera del berretto. Richiuse lo sportello e partì sgasando.