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601 Parole
15 Si nascose dietro il furgone, impugnando il coltello a serramanico. Era pronto a scattare, se non altro per disperazione, sempre che la sciatica non lo facesse nuovamente rovinare a terra. Sarebbe stato ridicolo. Il killer che aveva piegato Bologna e atterrito l’Italia intera, fermato da un’ernia al disco. Immaginò la frase letta al telegiornale, lo scherno dell’intero paese e provò vergogna. Non era quello l’epilogo che desiderava. Attese di essere stanato. Forse poteva ammazzare uno dei due uomini, ma l’altro gli sarebbe sicuramente sfuggito: non era in grado di rincorrerlo. Sarebbe stato immediatamente riconosciuto, braccato e scovato. L’unica possibilità che aveva, era quella di suicidarsi in un posto dove il suo corpo non sarebbe stato trovato. Le forze dell’ordine avrebbero continuato vanamente a cercarlo per sempre. Magari avrebbero ipotizzato una fuga all’estero. Pensieri di morte si accavallarono gli uni sugli altri. Il tempo perse significato. Non aveva idea di quanti secondi fossero passati. Cinque, cinquanta. Lo scoppiettio del motore si era fatto meno intenso e più vicino. Forse i due uomini stavano scrutando la scena e si domandavano cosa fare, magari stavano avvertendo con il cellulare le forze dell’ordine. Sporse la testa. Lo scooter, ancora acceso, era parcheggiato a bordo strada. L’uomo che lo guidava si era fermato all’altezza di un distributore automatico di sigarette, a meno di venti metri da lui. L’altro uomo stava inserendo la tessera sanitaria nella feritoia. Intascò il documento. Estrasse dal portafogli un pezzo da dieci. Perché quell’imbecille non si dava una mossa? Rimase immobile, anche se il suo corpo era tutto un fremito e il cuore gli stava scoppiando. La macchinetta risputava ostinatamente la banconota. Finalmente la accettò. La strada continuava a essere deserta. Per quanto? L’uomo raccattò il pacchetto, infilò i guanti e salì sullo scooter. I due partirono nella stessa direzione dalla quale erano venuti. Scomparvero immettendosi su via Massarenti. Si era salvato di nuovo solo grazie alla fortuna. Tentò un sospiro, ma l’aria faticò a penetrargli nei polmoni. Sembrava che il cuore gli si fosse talmente gonfiato da ostruirgli la gola. Che situazione assurda. Si rialzò troppo in fretta, la sciatica lo ricacciò a terra con violenza. Arrancò fino al cadavere. Gli tolse portafogli, collanina e orologio, simulando un furto. Se li infilò in tasca. Cacciò il sacco nell’abitacolo e finalmente poté andarsene. Non fece in tempo ad assaporare il sollievo. Una sirena, in lontananza, che si avvicinava a tutta velocità, a giudicare da come cresceva in fretta il suo ululato. Serrò i denti. La luce blu incominciò a riflettersi davanti a lui, contro le auto e l’asfalto bagnato. Qualcuno doveva avere chiamato la polizia. Forse era stata la persona che si muoveva dietro la tenda, nell’appartamento che aveva la luce accesa. Frenò, si guardò intorno. Parcheggiò in un passo carraio, l’unico buco libero che c’era. Spense i fari. Apparve la volante. La strada era stretta, se invece che decidere di nascondersi avesse proseguito la corsa, sarebbe finito dritto tra le braccia dei poliziotti. Si accucciò sul sedile. Notò in quel momento che il sacco si era lacerato. Sbucava un brandello di tuta, imbrattato di sangue. La volante gli sfrecciò accanto. Attese un paio di secondi poi ripartì senza accendere i fari, con gli occhi fissi sullo specchietto retrovisore. Riuscì a vedere la scena. Giunta all’altezza del cadavere, la macchina della polizia non frenò. Percorse tutta la strada fino in fondo e svoltò a sinistra. Non ce l’aveva con lui, era lì solo di passaggio. “Adesso calmati”, si disse. La testa gli stava esplodendo fino ad appannargli la vista, e il male alla schiena e alla gamba sinistra erano insopportabili. Gridò a squarciagola per liberarsi dalla tensione. No, doveva darsi una calmata. Aveva vissuto dei brutti momenti, ma ce l’aveva fatta. Davvero, era così? Ce l’aveva fatta?
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