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Le strade erano deserte, i semafori lampeggianti. Era talmente sconvolto dall’accaduto che macinò chilometri senza rendersi conto di niente. Né dello stereo spento, né del riscaldamento staccato. Tremava per il freddo ma non ne era cosciente.
Uscì dalla città. Riuscì a liberarsi del sacco gettandolo in un cassonetto a Villanova. Si sentì meglio, però aveva ancora molto lavoro da fare e poche energie a disposizione.
Proseguì per la statale fino a Imola. Fuori paese. La campagna ammiccava già alla Romagna. Colline da una parte, per il resto pianura, pianura e pianura.
Raggiunse la strada ghiaiata che conduceva al macero nel quale aveva già affondato il corpo della seconda vittima, un mendicante danese. Parcheggiò davanti a un vecchio casolare in rovina, scese dall’auto.
L’aria aveva un odore putrescente. Una luna verdastra spuntò tra due nuvole scure.
Il macero si trovava a pochi metri.
Una luce accecante lo illuminò. I fari di un’auto parcheggiata sull’altro lato dell’edificio, improvvisamente accesi. Si trattava di una coppietta appartata, probabilmente impaurita, sicuramente innocua per chiunque, tranne che per lui.
Impaurito, arrancò più in fretta che poté fino all’auto, mise in moto e premette a tavoletta il pedale del gas. La Jaguar sbandò sul terreno fangoso, impantanata, poi le ruote afferrarono una distesa di pietrisco e l’auto prese velocità.
Percorse furiosamente un chilometro. Si fermò, scese dalla macchina e vomitò l’anima. Gli sembrava di morire.
Portò le mani ai capelli, strinse forte gli occhi. Le voci dentro la sua testa lo stavano umiliando. Diventarono un vortice sempre più veloce.
Svenne.
Quando si riebbe, era sdraiato a terra, accanto allo scappamento. Chissà per quanto tempo era rimasto incosciente a respirare veleno. Tossì vapori di benzina, vomitò ancora.
L’uomo sceso dall’auto poteva averlo riconosciuto? No, lo escludeva. Il suo piano tuttavia era andato all’aria.
Adesso cosa poteva inventarsi?
Doveva liberarsi del corpo e anche del piede. Doveva improvvisare.
Detestava quella parola.
Gli venne in mente una sola cosa da fare. E anche se dentro di sé sapeva che era sbagliata, era troppo esausto per opporsi a quel pensiero.
Doveva farlo, prima di crollare del tutto.
C’era una gigantesca crisi di panico imminente, pronta a scuoterlo come un terremoto, e le voci ricominciavano a blaterare dentro di lui.
Doveva liberarsi al più presto.
Ripulirsi e liberarsi.
Era una pessima, orribile idea quella che aveva avuto. Ma non aveva più forze.