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Il mattino seguente, illuminato da un raro sprazzo di sole, in una laterale di via San Vitale uno studente greco iscritto a medicina trovò il terzo piede.
Il ragazzo era talmente sconvolto che gli investigatori dovettero ricorrere a un traduttore, perché non riusciva più a spiccicare una sola parola in italiano.
La cronaca riportava anche la notizia che durante la notte era stato ucciso, a scopo di rapina, Massimiliano Fini, fornaio con la passione del culturismo. Lasciava moglie e due figlie.
Due giorni dopo spuntò un altro corpo nudo e seviziato, tra le canne sulla riva del fiume Sillaro.
Si trattava di Mario Tumescu, rumeno, manovale in nero. Un trentacinquenne che nonostante gli occhi celesti e un viso perfetto, in patria aveva avuto una poco fortunata carriera come modello.
Dopo una lunga gavetta era stato una fiammata nel mondo dello spettacolo, sfilate e programmi televisivi. Poi più niente, per mesi nemmeno un ingaggio. La sfortuna era calata sulla sua testa e lui aveva bisogno di lavorare.
Così era uscito dalla Romania alla chetichella.
Nessuno tra i suoi parenti sapeva che si trovava in Italia, Mario si era vergognato a confessare la propria attuale occupazione. Per questo motivo non era stata denunciata la sua scomparsa, com’era accaduto per Gabriele.
Le brutalità che l’avevano portato alla morte, invece, erano state le stesse riservate allo studente. Sevizie e amputazione del piede sinistro. Anche se, in questo caso, pareva che il maniaco avesse agito più in fretta. Che non avesse potuto dedicargli lo stesso tempo che aveva avuto con lo studente.
Non tutte le unghie erano state strappate, non tutte le dita spezzate. Meno bruciature ed escoriazioni.
C’era un motivo in quel parziale cambio di atteggiamento o era un particolare legato al caso?
Del secondo corpo, invece, quello cui apparteneva il piede rinvenuto dalla badante sulla panchina di Ozzano, ancora nulla. Nessuna denuncia di scomparsa poteva essere messa in relazione con l’arto.
Forse la spiegazione era proprio quella che il maniaco si stava orientando nella scelta di soggetti non regolari, in modo da passare relativamente inosservato, vista la burrasca mediatica che aveva suscitato la sparizione dello studente.
Era l’ipotesi sulla quale stavano lavorando gli investigatori.
La domanda principale però era ancora senza spiegazione: perché le torture inferte a Mario erano state più frettolose?
Il quesito occupò buona parte della puntata di uno speciale televisivo, seguitissimo in tutta la nazione. Con il terzo omicidio, infatti, come imponeva la definizione di criminologia internazionale, l’assassino era diventato ufficialmente un serial killer.
La gente non sapeva resistere a quelle parole, ne era attratta e atterrita. Significavano che il maniaco non aveva nessuna intenzione di fermarsi, e che se qualche fortunato indizio non avesse impresso una svolta alle indagini, presto qualcuno si sarebbe trovato un altro piede mutilato sotto gli occhi.