Porto l'interno della guancia tra di denti e appoggio la schiena al banco del bar della palestra, dando le spalle al cameriere nell'esatto momento in cui fa scivolare sul tavolo il mio Mojito.
Afferro il bicchiere tra le dita per portare la cannuccia tra le labbra e godere di questo momento di solitudine.
Taylor non si è nemmeno presentato stamattina, mentre Ian è chiuso nel suo ufficio da quando ho messo piede in palestra. Sono sicura che Ashley non si è riuscita a svegliare per colpa della festa di ieri sera, anche se ho provato a chiamarla prima di lasciare l'appartamento che ora condivido con lei.
Devo ammettere che senza di loro la palestra sembra addormentata e vuota, anche se oggi ci sono più clienti del solito.
Mi guardo intorno per un paio di secondi, facendomi gli affari degli altri fino a quando i miei occhi finiscono sulla figura del mio capo.
Raddrizzo la schiena all'istante e indurisco la mia espressione per il suo atteggiamento di ieri sera, mentre stringo tra i denti la cannuccia così forte che a momenti rischio di ingoiare un pezzo di plastica.
Socchiudo gli occhi quando inizia a parlare ad un uomo che a primo impatto sembra un suo cliente, mentre piega leggermente le ginocchia e tira due pugni a vuoto, probabilmente per mostrargli come fare.
Ancora una volta non riesco a fare a meno di assumere un'espressione infuriata, ricordando il modo in cui si è categoricamente rifiutato di darmi lezioni di pugilato.
'Chiedilo a Ian.'-ha detto, come se avessi così tanta confidenza con Ian da dirgli che c'è un uomo che mi perseguita e che vive nel mio stesso condominio.
Non so cosa intendeva dire, ma mi ha fatto capire che è troppo bastardo per aiutarmi, anche se è quello che sembra fare ogni volta che c'è Paul nei paraggi.
«Si sta allenando per un incontro.»-lascio scivolare la cannuccia fuori dalla bocca e alzo gli occhi al cielo quando Hardin prende posto al mio fianco, ma decido lo stesso di non degnarlo di un saluto, dato che si è ricordato di me solo ora.
'Si sta allenando per un incontro'- le sue parole si ripetono nella mia testa mentre socchiudo gli occhi e riporto la cannuccia tra le labbra, mentre aggiusto la coda con la mano libera.
«È finita, Hardin.»-mi affretto a chiarire prima che possa dire altro, ma sono sicura che si aspettasse una reazione tale da parte mia, tanto che lo sento sospirare pesantemente e fissare il mio profilo con la sua espressione pentita che mi fa venire una gran voglia di prenderlo a schiaffi:
«Sei arrabbiata?»-chiede dopo un po' di silenzio, mentre continuo a studiare da lontano i movimenti di Matthew con l'intento di imparare qualcosa da lui senza che se ne accorga, ma quando mi rendo conto che Hardin è ancora al mio fianco e non ha intenzione di staccarsi fino a quando non lo rassicura, mi affretto ad allontanarmi con il mio Mojito tra le dita:
«No.»-gli rispondo distrattamente prima di voltargli le spalle e indirizzarmi verso il ring su cui si allena Matthew lentamente, senza smettere di succhiare il liquido trasparente del mio cocktail.
Continuo a fissare la schiena mostruosa di Matthew mentre lui inizia a tirare pugni a vuoto così rapidamente che aggrotto la fronte e socchiudo gli occhi per capire come posiziona le braccia.
Pensavo che le clienti parlassero bene di lui solo perché sembra un dio greco, anche se un po' più muscoloso, ma guardare le sue spalle sudate e i muscoli contratti dei suoi glutei diventare più voluminosi, mi lascia di nuovo senza fiato davanti alla sua immagine.
Rimango paralizzata e mi faccio così piccola quando mi ritrovo sotto il ring che mi dimentico persino di avere un cocktail in mano, mentre la cannuccia scivola di nuovo fuori dalle mie labbra.
Approfitto del fatto che non sono l'unica ad ammirarlo in questo momento per continuare a studiare le sue mosse, questa volta provando a non distrarmi dal suo petto che fa su e giù sotto la canottiera bagnata.
«Non sai che idee mi sto facendo in questo momento.»-distolgo gli occhi dalla figura di Matthew per guardare di sottecchi le due clienti al mio fianco, che iniziano a borbottare mentre fissano il gestore della palestra allenarsi in compagnia del suo collega.
«Devo avere il suo numero.»-le parole dell'altra mi fanno piegare gli angoli della bocca verso il basso, ma questa volta non riesco a trattenermi, mentre riporto gli occhi su Matthew, che ora cerca di evitare i colpi del suo collega , mentre si muovono insieme sul ring, facendo dei passi indietro nella nostra direzione.
«Non lo fare fossi al posto tuo.»-giro la testa di nuovo verso la mora al mio fianco, attirando l'attenzione di entrambe, anche se l'altra alza un sopracciglio e incrocia le braccia al petto con prepotenza:
«Perchè?»-chiede con un tono così fastidioso che mi trattengo dal prenderla a pugni con quel poco che ho imparato nei cinque minuti in cui ho fissato Matthew, ma cerco di trattenermi e, senza distogliere gli occhi dalle due vipere, punto l'indice verso i due pugili sul ring e premo le labbra tra di loro con finta compassione:
«Stanno insieme.»-annuisco alle mie parole, mentre la mora assume una smorfia offesa e confusa allo stesso tempo:
«È gay?»-l'altra chiede dopo un paio di secondi per assicurarsi di aver capito, ma non ci penso due volte prima di annuire alle sue parole, mentre entrambe riportano lo sguardo verso i due pugili, assumendo un'espressione terrorizzata subito dopo, per poi affrettarsi a voltarmi le spalle e allontanarsi in fretta.
La smorfia sul mio viso passa da infastidita a soddisfatta, mentre decido di ritornare ad assistere allo spettacolo di fronte a me in pace, ma capisco perché le due donne sono fuggite quando incrocio gli occhi di Matthew, che ora poggia le mani sulla corda del ring, afferrandola tra le dita con forza, mentre mi guarda dall'alto così incazzato da farmi capire che ha sentito tutto, compreso il suo collega, che invece mi guarda divertito e si affretta a farmi l'occhiolino come se avesse capito il vero motivo per cui ho mentito alle loro clienti, ma quando le pozzanghere di Matthew si rabbuiano sempre di più senza distogliersi dalle mie, mi affretto a voltare le spalle a entrambi e ritornare nel mio ufficio prima che il mio capo decida di licenziarmi.
Tiro un sospiro di sollievo quando sbatto la porta alle spalle e finalmente mi sento al sicuro, anche se non ho imparato molto dai movimenti di Matthew in quei pochi minuti in cui l'ho spiato, in parte perché sono stata distratta da quelle stupide clienti dal fisico perfetto, ma anche perché quell'uomo è troppo veloce.
Porto l'interno della guancia tra le labbra, per poi affrettarmi ad aggiustare i capelli raccolti in alto sulla mia testa e dare un'occhiata verso la porta per assicurarmi di essere sola.
Quando capisco che la prossima cliente che vuole consultarmi non ha intenzione di presentarsi, decido di passare il resto del pomeriggio chiusa entro le quattro mura che mi circondano in questo momento, sforzandomi di imitare ogni tanto i movimenti di Matthew a vuoto.
Avrei dovuto registrarmi in qualche altra palestra per prendere lezioni di autodifesa, forse di karate, dato che il pugilato non sembra essere fatto per me.
«Devo iniziare a preoccuparmi?»-salto sul posto al suono della voce di William, che spalanca la porta nell'esatto momento in cui tiro un calcio a vuoto, per poi prendermi a schiaffi mentalmente per non aver chiuso la porta a chiave.
«Ti sei già pentito di aver dato la palestra a tuo figlio?»-mi affretto a cambiare argomento, schiarendomi la voce e cercando di ricompormi appena lo vedo avanzare nella mia direzione con un sorriso divertito tra le labbra.
«Te la prendi pure con l'aria, ora?»-scoppia a ridere spudoratamente, costringendomi ad alzare gli occhi al cielo.
Vecchietto ficcanaso!
«Voglio imparare a fare a pugni.»-alzo le spalle con indifferenza, sperando che non chieda altro mentre prende posto dalla parte opposta della scrivania.
«Saresti un pericolo per tutti.»-frafuglia, guardandomi dal basso, senza spiegarmi ancora cosa ci faccia in palestra, ma è chiaro che non si fida del figlio. Nemmeno io mi fiderei di quello stronzo.
«Puoi chiedere a mio figlio.»-assume un'espressione seria quando capisce che non sto affatto scherzando, ma scuoto la testa sbuffando, per poi lasciarmi cadere sulla sedia come un sacco di patate.
«Ho già provato.»-dico tra i denti, lanciando una veloce occhiata fuori dalla finestra per accorgermi che la palestra sta per chiudere.
«È uno stronzo, lo so.»-ridacchia a bassa voce, per poi prendere un forte respiro e assumere un'espressione seria.
«La mia ex moglie si sposa tra un mese.»-sputa il rospo dopo un paio di secondi di silenzio, facendomi alzare la testa di scatto e corrugare le sopracciglia quando realizzo le sue parole.
«Congratulazioni.»-alzo le spalle con una voce strozzata, ma prima di dire altro, William mi anticipa sbuffando:
«Voglio convincere Matthew e Ashley ad andarci.»-porta una mano all'altezza dei capelli, mentre socchiudo gli occhi, non capendo perché ha deciso di parlarne con me, ma decido lo stesso di non intervenire e lasciarlo sfogarsi com'è solito fare, anche se sappiamo entrambi che non riuscirò a risolvere il suo problema:
«Matthew non cambierà idea.»-sospira, riprendendo a guardarmi attentamente, ma mi affretto ad anticiparlo prima che possa dire altro:
«Ashley saprà fare la cosa giusta.»-cerco di consolarlo con un tono freddo e convincitore. Sua figlia mi ha fatto capire più volte che non apprezza la madre, ma è chiaro che le manca la figura materna con cui ha condiviso l'infanzia.
«Lo spero.»-annuisce alle mie parole con convinzione, mentre si alza in piedi e mi volta le spalle con la stessa espressione pensierosa di poco fa, per poi aggiungere un 'Alla prossima' distrattamente, prima di scomparire dietro la porta del mio ufficio, dopo avermi trattenuta per più di mezz'ora in questa palestra.
Mi alzo controvoglia dalla sedia, imitando William per ritornare a casa prima che il cielo diventi più scuro di quanto non lo sia già, anche perché sono sicura che Ian sia già tornato a casa a quest'ora.
Chiudo al porta alle spalle, per poi riprendere ad attraversare il corridoio con un'espressione pensierosa in volto.
Non capisco perché William vuole che i suoi figli vadano d'accordo con la madre.
È stato tradito dalla sua ex moglie e per colpa sua non ha visto crescere i suoi figli. Fossi stata al posto suo le avrei sputato in un occhio davanti al prete, piuttosto che convincere i miei figli a farle compagnia il giorno del matrimonio.
Alzo la testa lentamente e mi guardo intorno nella sala principale, notando che non solo il bar è chiuso, ma che non c'è nemmeno un cliente, mentre i sacchi da boxe sono fermi e appesi uno dietro l'altro, richiamando la mia attenzione.
Mi fermo all'istante davanti a uno di questi, mordendo il labbro inferiore, per poi guardarmi di nuovo intorno per assicurarmi di essere sola.
Devo imparare a spaccare la faccia a Paul, con o senza l'aiuto di un pugile professionista, maledizione!
Piego le gambe lentamente, imitando Matthew e cercando di ricordare la posizione delle sue braccia mentre dava pugni al bersaglio, quindi piego i gomiti verso l'esterno e affianco i pugni ai lati della testa come faceva il mio capo, ma salto sul posto quando sento qualcuno avvicinarsi alle mie spalle lentamente.
Spalanco gli occhi e faccio per girarmi, ma non faccio in tempo nemmeno a guardarlo in faccia che il suo petto aderisce alla mia schiena:
«Alza le braccia.»-raddrizzo la schiena al suono della voce rauca e bassa di Matthew, deglutendo rumorosamente al suo ordine, ma quando capisce che sono paralizzata alla sua presenza alle mie spalle, allunga le braccia muscolose ai lati delle mie spalle minute, come se volesse abbracciarmi da dietro, il che non fa altro che aumentare la mia frequenza cardiaca all'impazzata.
Dilato le narici e inizio a pensare che abbia deciso di aiutarmi, ma capisco le sue intenzioni solo quando afferra con ciascuna mano i miei polsi, per poi costringermi ad alzare la braccia in alto e piegare i gomiti indietro, ai lati dei suoi pettorali duri e contratti.
«Rilassati.»-sento le sue labbra piegarsi in un sorriso tra i miei capelli, ma la sua voce è volutamente sensuale per farmi tremare quando avvolge le mie dita con le sue per costringermi a chiuderle in due pugni.
Mi schiarisco la voce e faccio per aprire bocca con l'intenzione di allontanarlo dalle mie spalle, ma dalle mie labbra scappa un gemito strozzato quando lascia le mie mani, per poi afferrare i miei fianchi tra le dita gigantesche e spingere il mio bacino stretto indietro.
Porto il labbro inferiore tra i denti quando la sua intimità viene a contatto con il mio fondoschiena, quindi mi affretto a ribattere, cercando di oppormi alla sua presa:
«Non credo che sia la posizione giusta.»-cerco di nascondere la mia voce temante, abbassando leggermente le ginocchia per l'imbarazzo, ma alzo la testa di scatto e mi affretto a voltarmi verso il suo corpo palestrato quando apre di nuovo bocca con un tono freddo:
«È la posizione giusta per fotterti, Charlie.»-sussurra con una calma tale che mi fa salire il nervoso e la mia smorfia passa da imbarazzata a offesa, tanto che alzo una mano per tirargli uno schiaffo, ma con una mossa rapida blocca entrambi i miei polsi tra le dita lunghe, per poi abbassarsi alla mia altezza e spingere la bocca contro la mia con così tanta violenza che sono costretta a fare un passo indietro e la mia schiena si scontra al sacco da boxe alle mie spalle in un millesimo di secondo.