13)Insegnami a difendermi

1877 Parole
Contare fino a trenta senza impazzire è l'unico modo per aspettare con pazienza questo maledetto ascensore, ma sono arrivata a cento e ancora non decide di aprirsi. Impreco a bassa voce e porto l'interno della guancia tra i denti quando inizio ad arrendermi fissando le scale a pochi passi di distanza, ma preferisco aspettare ventiquattro ore seduta sulla panchina affianco all'ingresso fino a quando l'ascensore funziona di nuovo, piuttosto che salire le scale e rischiare di incontrare quel pervertito al primo piano. Impreco di nuovo e faccio per girarmi con l'intenzione di ritornare indietro per prendere posto su quella squallida panchina arrugginita, ma mi fermo sul posto all'improvviso quando becco di sottecchi Matthew passarmi vicino e indirizzarsi verso le scale senza degnarmi di un'occhiata. Approfitto del fatto che è voltato di spalle e non fa caso alla mia presenza per seguirlo senza pensarci due volte. Lo disprezzo con tutta me stessa, tanto che non credo di aver mai incontrato un uomo così orgoglioso e prepotente in tutta la mia vita, ma il ricordo di come ha trattato Paul in quella festa si ripete continuamente nella mia testa e mi fa sentire quasi... protetta. Assumo una smorfia ai miei pensieri, mentre lancio una veloce occhiata alle sue spalle larghe, cercando di non fare caso ai rilievi dei suoi muscoli contro il tessuto leggero della maglia bianca. Sembra che le sue scapole diventino più larghe ogni giorno che passa, mentre il suo corpo è sempre più possente e minaccioso, il che mi fa capire che pratica la boxe da parecchi anni. Di sottecchi lo seguo alle spalle e cerco di memorizzare la scena che mi ritrovo davanti, mentre ogni singola fibra della sua schiena si contrae e rilassa lentamente, come se non stesse solo camminando. Odio ammetterlo, ma il suo corpo è mostruoso da togliere il respiro, tanto che non riesco a fare a distogliere gli occhi dalle sue spalle nemmeno quando la porta dell'appartamento di Paul si spalanca all'improvviso, ma ci metto paio di secondi ad accorgermi della sua presenza, quando fa per parlarmi e si blocca notando la presenza dell'uomo di fronte a me, anche se questa volta Matthew continua a camminare con indifferenza. Non so se è stato un caso o Paul davvero non fa altro che sorvegliare l'ingresso per cedere se passo davanti al suo appartamento, ma al solo pensiero che vuole beccarmi sola per farmi del male mi fa venire i brividi. Maledico mentalmente Matthew per non averlo intimorito come ha fatto l'ultima volta che lui e Paul si sono visti, anche se con la coda dell'occhio mi accorgo che il coglione di fronte a me rallenta il passo mentre continuiamo a salire i gradini per avvicinarci all'appartamento di Paul e sorpassarlo. Ingoio il groppo alla gola e il sangue smette di scorrere nelle mie vene quando per un millesimo di secondo incrocio i suoi occhi chiarissimi da lontano, per poi distoglierli subito dopo quando mi accorgo che sono talmente rossi e lucidi che sicuramente si sarà ubriacato. A differenza di Matthew di fronte a me, non ci penso due volte prima di aumentare il passo per sorpassare sia lui che Paul, mentre il mio respiro accelera e sento il cuore iniziare a battere all'impazzata. Cerco di apparire il più possibile sicura di me e assumere un'espressione indifferente quando mi ritrovo affianco a salire le scale affianco al corpo possente di Matthew, ma mentre faccio per allontanarmi in fretta da lui e da Paul con l'intenzione di arrivare al piano di sopra e rinchiudermi nel mio appartamento il prima possibile, sono costretta a indietreggiare quando la mano di Matthew circonda all'improvviso il mio avambraccio per trascinarmi indietro. Alzo la testa di scatto quando la mia schiena si scontra con il suo petto davanti all'appartamento di Paul, che sono sicura che in questo momento ci sta guardando a pochi passi di distanza, mentre assumo un cipiglio e cerco di nascondere i brividi che mi attraversando la spina dorsale quando la mano di Matthew scivola sempre più in basso, accarezzando la mia pelle fino a quando non raggiunge la mia mano. Incrocio i suoi occhi dannatamente scuri mentre mi guarda dall'alto, ma non capisco le sue intenzioni fino a quando la sue dita non si incrociano alle mie e, senza spostarsi dalle mie spalle, si abbassa all'altezza del mio viso lentamente, passando lo sguardo ipnotizzante dalle mie pupille alle mie labbra. Spalanco gli occhi quando mi accorgo del suo gesto e mi affretto ad abbassare la testa quando capisco che vuole approfittare della situazione e baciarmi davanti a Paul, ma invece di allontanarsi, anche se assume una smorfia infastidita e sospira pesantemente tra i miei capelli, si limita a poggiare le labbra sulla mia fronte per lasciarvi un bacio così delicato da farmi salire il cuore in gola. Una scia di brividi attraversa ogni singola fibra del mio corpo, ma questa volta non per la paura, ma per una sensazione strana che non credo di aver mai provato prima d'ora e che mi fa sentire talmente debole da non piacermi affatto. La sua mano stringe la mia tra sue dita così tanto che trattengo il fiato e mi dimentico di avere uno stupratore alle spalle, mentre la mia mano di perde nel suo palmo caldo e ruvido, facendomi rendere conto di avere una mano troppo piccola in confronto alla sua. Raddrizzo la schiena e ritorno alla realtà quando sento la porta dell'appartamento di Paul essere sbattuta con forza, affrettandomi ad allontanare la mano da quella di Matthew come se avessi preso la scossa, mentre faccio un passo in avanti per allontanarmi dal suo corpo e voltarmi dalla sua parte con un'espressione infuriata. «Non avevo bisogno del tuo aiuto.»- dico tra i denti, senza alzare troppo la voce per non rischiare di essere sentita da Paul. Ho deciso di seguire Matthew perché so che Paul sarebbe capace di fare di tutto pur di vendicarsi, ma non avrei voluto che arrivasse a tanto. Non può trattarmi come tratta la sua cugina e le sue clienti! Non può toccarmi come fa con loro, perché io non sono come loro! Il mio respiro continua ad essere irregolare per il modo in cui mi ha trascinata al suo corpo, mentre la scena si ripete nella mia testa senza che riesca a scacciarla dai miei pensieri, ma non permetterò mai a me stessa di cadere nella sua trappola e diventare il suo giocattolo. Stringo le dita in due pugni quando lo vedo mantenere la solita smorfia strafottente in viso, mentre mi guarda con un sopracciglio alzato: «Sei patetica.»- sputa fuori con una voce talmente fredda e spietata che assumo un'espressione perplessa e offesa allo stesso tempo, ma mentre faccio per riprenderlo e ribattere, mi interrompe all'istante: «Sei nata e cresciuta sola...»- mi sbatte in faccia con la sua maledetta voce monotona. Non è la prima volta che mi rinfaccia di essere orfana e non è la prima volta che lo fa senza compassione, ma con sdegno, come se fosse una buona ragione per odiarmi. Prendo un forte respiro quando fa un passo nella mia direzione, costringendomi a farne uno indietro per non averlo vicino a me. «In un condominio dove un uomo non vede l'ora di scoparti.»-assumo una smorfia alle sue parole, convincendo me stessa che non è così anche se so che ha completamente ragione, mentre continua ad avanzare anche quando mi ritrovo con le spalle al muro, fino a quando non si posiziona a un paio di centimetri dal mio viso, guardandomi con freddezza dall'alto. «Anche se ti copri di nero dalla testa ai piedi.»- sobbalzo quando la sua mano stringe in un pugno la mia felpa pesante, arrabbiato e indifferente allo stesso tempo, mentre le sue noche diventano bianche a furia di stringere tra le dita il tessuto nero all'altezza del mio addome. «Perchè sei indifesa, Charlie.»-conclude, guardandomi dritto negli occhi con uno sguardo vuoto, ma questa volta non trovo nemmeno il coraggio di rispondergli male, mentre le sue parole echeggiano nella mia testa di continuo. Ingoio il groppo alla gola quando finalmente decide di lasciare la mia felpa e voltarmi le spalle ancora più larghe di prima. Sono indifesa... Rimango con le spalle al muro, dimenticandomi di nuovo di essere di fronte all'appartamento di Paul, ma questa volta non scappo e lancio una veloce occhiata alla porta di legno a pochi metri di distanza. È da anni che scappo da lui. È da anni che cerco di nascondermi da un puttaniere come Paul e non ho mai avuto il coraggio di affrontarlo. Non ho avuto nemmeno il coraggio di parlarne con William e Taylor perché odio essere trattata come una bambina indifesa e ho sempre rifiutato di accettare quello che Matthew mi ha appena sbattuto in faccia. Non ne avrei parlato nemmeno con Tessa, ma è stata lei a salvarmi da quel mostro prima che davvero mi trascinasse sul suo letto per farmi del male. «Togli le mani.»-mi dimeno tra le sue braccia quando mi stringe al suo corpo tanto da farmi del male, ma anche se cerco di spingerlo lontano da me Paul non si muove di un millimetro. «Smettila di urlare, Charlotte!»-stringe i miei capelli tra le dita per affiancare la mia testa al suo viso, ma non mi dà modo di replicare che affonda la testa nel mio collo, aumentando la presa tra le mie ciocche, mentre spalanco gli occhi al suo gesto, guardando il mio riflesso alle sue spalle con gli occhi offuscati per colpa delle lacrime. Non sarei dovuta venire con lui. Avrei dovuto ascoltare Tessa invece di indossare questo maledetto vestito da puttana e conciarmi da pagliaccio per piacere a questo bastardo. Ritraggo le lacrime e stringo le dita in due pugni, affrettandomi a tirare un calcio tra le gambe a Paul, approfittando del fatto che è del tutto ubriaco. Mi affretto ad allontanarmi dalla sua stanza correndo prima che si possa riprendere, ma faccio solo in tempo ad aprire il portone che vengo di nuovo trascinata indietro dalle sue luride mano. «Dove pensi di andare!»-questa volta il suo tono è così arrabbiato che mi fa venire i brividi, mentre poggia una mano sulla mia gamba per alzare il mio vestito già corto, ma non appena la sua mano si trascina più in alto il portone si apre e l'uomo alle mie spalle rimane pietrificato davanti alla figura della mia amica «Insegnami!»-urlo prima che Matthew continui ad allontanarsi, come se temessi cambiare idea prima di chiedere il suo aiuto. Tra tutti quelli che mi circondano e che tengono a me Matthew è l'ultimo della lista, ed è per questo che non posso che rivolgermi a lui. L'unico che non prova pietà per me e che non mi romperebbe le scatole per chiedermi spiegazioni. Con la coda dell'occhio lo vedo fermarsi ai suoi passi, ma continua a rimanere voltato di spalle per impedirmi di vedere la sua espressione. «Insegnami a difendermi.»-la mia voce si affievolisce quando mi accorgo che sta prestando attenzione alle mie parole e mi trattengo dal ritirarmi indietro, cercando di ripetere mentalmente le sue parole per capire che ho davvero bisogno di difendermi e smetterla di scappare, ma mi lascia di nuovo spiazzata sul posto quando riprendere a camminare, rispondendo con indifferenza e con una voce roca: «Chiedilo a Ian.»
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