12)Ci serve una dietologa per sostituirla

1767 Parole
Matthew «Tua sorella pratica il Circuit Training.»-Ian alza la testa dalla parte opposta della scrivania, facendomi alzare le spalle con indifferenza. «Quindi?»-chiedo con un cipiglio, non capendo come questo possa aiutarci ora. «Aggiungiamolo alle attività della palestra.»-chiarisce alzando le mani in aria, ma la sua idea non sembra affatto assurda, tanto che raddrizzo la schiena, per poi poggiare le spalle allo schienale della sedia. «Più clienti. Più entrate.»-ragiono ad alta voce, mentre Ian annuisce rapidamente, per poi affrettarsi ad aggiungere. «E non dobbiamo spendere per nuovi attrezzi!»-osserva a sua volta, facendomi schioccare la lingua al palato e iniziare a mettere per iscritto l'idea di Ian. «Fottutamente geniale.»-sussurro dopo un paio di secondi, anche se so che sarà difficile convincere mia sorella a farmi un favore e diventare personal trainer, soprattutto dopo il litigio di stamattina, dopo che si è ritrovata il mio serpente sotto il suo letto. «Sei libero sabato?»-chiede dopo un paio di secondi, mentre scuoto la testa distrattamente. Può darsi che mio padre si sia fidato di me per il mio passato da pugile, ma solo ora mi rendo conto di cosa significhi gestire una palestra così grande. Più volte in questi giorni ho pensato di rassegnare le dimissioni e mandare tutto a quel paese, ma non posso deludere mio padre... di nuovo. «Andiamo in campeggio.»-mi fa capire con un tono entusiasta. «Campeggio?»-chiedo con indifferenza e ancor più distratto di prima, studiando tutto quello che ho appena messo per iscritto. So poco di Ian, ma lo facevo un tipo sofisticato e decisamente non un amante della natura. Annuisce alle mie parole per confermare il suo invito, ma, anche se faccio difficoltà ad ammetterlo, la compagnia di questo tipo mi piace, quindi mi limito ad alzare le spalle e muovere la testa per approvare. «Bene.»-tira un sospiro di sollievo, riprendendo a giocherellare con la matita tra le sue dita, per poi assumere un'espressione pensierosa. Seguo di sottecchi i suoi movimenti, corrugando le sopracciglia quando lo vedo annuire di nuovo senza dire nulla. Non so come cazzo ho fatto a fidarmi di lui, ma mi basta il fatto che finora ha quasi raddoppiato le entrate in questa palestra. Non so se è stata davvero una coincidenza come ha detto quando si è presentato, ma è riuscito a convincermi e l'ho assunto all'istante quando ha detto di aver gestito tre palestre in passato. «Charlie si divertirà.»-sussurra lentamente, facendomi alzare la testa di scatto nel sentire il nome di quella ragazza fastidiosa. Se solo non avesse così tanti clienti in questa palestra l'avrei già licenziata il giorno in cui l'ho incontrata, non solo perché si è presentata con un'ora di ritardo, ma soprattutto per essere fottutamente testarda. Ho imparato ad avere a che fare con donne che non trovano il coraggio di guardarmi negli occhi quando le intimidisco, ma più cerco di minacciare quella stronza più trova le palle di sfidarmi. «Charlie?»-chiedo senza riuscire a trattenermi: « Lei cosa c'entra?»- la mia voce viene fuori così fredda che mi pento del mio atteggiamento, ma ho notato come ha cercato di avvicinarsi a Charlotte in questi giorni e non mi fa salire sui nervi l'idea che il mio socio abbia una relazione con quella donna. «Lei... »-scrolla le spalle mentre cerca visibilmente di trovare una giustificazione, continuando a giocherellare con la matita tra le dita: «Mi piace.»-ammette all'improvviso, facendomi raddrizzare la schiena all'istante quando realizzo quello che dice. «Stai scherzando?»-scoppio a ridere senza riuscire a trattenermi, mentre stringo la penna tra le dita quando mi accorgo che la sua espressione è seria e quasi offesa dalla mia reazione. «È una bella donna.»-cerca di convincermi con un tono talmente cupo che il sorriso mi muore sulle labbra e ritorno ad assumere un'espressione indifferente, lasciandolo dire cazzate a cui crede solo lui. Charlotte non è bella. È una stronza che si comporta come se fosse un maschiaccio. Se non l'avessi vista quasi nuda nel suo ufficio avrei messo in dubbio il fatto che ha le tette al posto delle palle. Nasconde il culo dietro quelle felpe deprimenti come se fosse allergica al sole. Ha paura di farsi vedere, ma non sa che nessuno le metterebbe gli occhi addosso: fin quando ci saranno donne come mia cugina, quelle come Charlie sono da evitare. «È diversa dalle puttane che frequentano la palestra.»-questa volta mi punta l'indice contro per farmi capire che ha ragione, mentre alle sue parole sospiro pesantemente, scocciato e infastidito allo stesso tempo, mentre il ricordo di Charlie che mi tira un libro addosso si fa spazio nella mia testa. Non è una puttana ma è così selvaggia che ha provato ad ammazzarmi solo per essere entrata nel suo ufficio senza bussare. Non è diversa, è pazza. Invece di fare la dietologa dovrebbe essere rinchiusa in un manicomio. O in un centro di benessere per curarsi le unghie come una donna desiderabile e sana di mente farebbe. «È anche dolce.»- continua a parlare tra se e se, mentre mi guarda di sottecchi per studiare il mio atteggiamento per non so quale motivo, ma la mia espressione rimane neutrale tutto il tempo, solo per fargli capire che non mi frega un cazzo della sua Charlotte. Può darsi che con lui quella stronza sia dolce, ma dal giorno in cui l'ho conosciuta non ha fatto altro che rispondermi acida e sputtanarmi come se non fossi il suo capo e come se avesse il ciclo trenta giorni su trenta. «Tu?»- ritorno alla realtà e incrocio i suoi occhi di nuovo quando mi accorgo che cerca di attirare la mia attenzione. «Io cosa?»-chiedo con un cipiglio, stringendo di nuovo la matita tra le dita quando schiocca la lingua al palato: «Cosa pensi di Charlie?»- chiede con un tono talmente provocatorio che alzo un sopracciglio alla sua stronzaggine, come se volesse per forza farmi dire che ha ragione. «Penso che ci serve una dietologa per sostituirla.»-mi alzo dalla sedia con un'espressione seria, vedendolo sorridere sotto i baffi per farmi capire che non crede affatto a quello che dico, ma invece di prenderlo a parolacce e minacciarlo come farei con chiunque altro, decido di lasciarlo solo a pensare alla sua amata. «Coglione.»-mi limito a imprecare a bassa voce, ma invece di offendersi allarga il sorriso, mentre faccio il giro della scrivania per allontanarmi da questa stanza più scocciato di quanto non lo ero quando sono entrato. Ian e Charlotte. Non riesco nemmeno a immaginarli insieme. Non so cosa ci trovi in lei e non credo affatto alle sue parole, perché quella donna non ha niente che le altre non abbiano, anzi è a lei che manca tutto... tranne il coraggio. Lancio una rapida occhiataccia verso la porta del suo ufficio, anche se sono sicuro che in questo momento non sta lavorando. Probabilmente sta mangiando schifezze come al solito, o sta chiacchierando con il cameriere nella sala principale, ma non aspetto altro che un cliente che si lamenti, così che posso licenziarla e impedire qualsiasi relazione tra lei e Ian. Non posso rischiare che il mio partner sia influenzato da quella pazza. «Matthew! Ho seguito lo scontro di ieri sera.» Come se non bastasse Ian, un altro rincoglionito per colpa di Charlie mi blocca l'ingresso e mi impedisce di uscire dalla palestra per raggiungere la mia macchina, ma invece di rispondergli mi limito ad alzare il mento in segno di gratitudine, anche se la sua presenza non fa altro che infastidirmi: «Sei un grande.»- sento Hardin aggiungere alle mie spalle quando lo sorpasso per ritornare a casa il prima possibile, ma ancora una volta non rispondo per fargli capire quanto disprezzo i leccaculo. Sto imparando ad abituarmi a questa città, ma non alle sue strade affollate a quest'ora. Accendo la macchina distratto, pronto a sopportare mezz'ora di traffico per meno di due chilometri di strada. Ho sempre rifiutato di venire a visitare mio padre a Seattle, anche quando mi mandava più volte lo stesso messaggio per darmi il suo indirizzo. Non volevo saperne di lui perché l'ho sempre visto come lo stronzo che ha abbandonato mia madre, prima di sapere che era stata lei a tradirlo con uno sconosciuto. Ho iniziato a praticare la boxe per sfogare la rabbia contro di lui e ogni volta che tiravo un pugno al mio avversario immaginavo di avere di fronte a me William. Stringo le dita intorno al volante al solo ricordo di mia madre, che continua a chiamarmi senza sapere che ho deciso di vivere a Seattle, ma non ho intenzione di presentarmi al suo matrimonio con quel rompiscatole di trent'anni più grande di lei, soprattutto dopo avermi nascosto la verità per anni. Sento i muscoli delle mie braccia contrarsi all'improvviso, mentre la mia vista si abbassa per la rabbia che trattengo dall'ultima volta che visto in faccia mia madre. Ho sempre pensato che il tuo futuro marito fosse un amico di famiglia e ho saputo che era stato il suo amante solo quando quel bastardo ha detto che si sarebbero sposati. Freno la macchina all'improvviso, provocando un rumore sordo che attira l'attenzione di gran parte dei passanti, mentre sospiro pesantemente ed esco dalla mia Land R. lentamente, per niente pronto ad affrontare mio padre. Mi pesa guardarlo negli occhi ogni volta che mi rivolge la parola, ma non sono il tipo che sa farsi perdonare. Non ho mai chiesto scusa a nessuno perché sono troppo orgoglioso per farlo, ma la convivenza con mio padre è più difficile del previsto. Chiamarlo 'padre' è già difficile per me, tanto che lo chiamo per nome, come se fosse l'amico di vecchia data che ho ritrovato dopo trent'anni, ma siamo così diversi che non potrei mai considerarlo mio amico. Ho imparato a conoscere William in poco tempo per capire che è diventato un donnaiolo da quando mia madre lo ha lasciato, il che è forse l'unica cosa che apprezzo in lui. Per il resto, se lui è così socievole che non fa altro che parlare io sono un tipo riservato e di poche parole. Un sacco da boxe con cui sfogarmi e un fisico pompato per attirare le donne: la morale della mia vita. Basta poco per farmi uscire fuori di testa e non m'importa delle conseguenze di quello che faccio. Infondo basta spaccare la faccia a chi mi dà fastidio e rispettare chi mi rispetta. Porto gli occhiali da sole in alto sulla testa quando entro nel condominio di mio padre, cercando di scacciare questi pensieri dalla testa, ma non appena metto piede nella sala d'ingresso, alzo un sopracciglio quando i miei occhi finiscono sulla figura di Charlotte, tutta vestita di nero e in piedi, aspettando davanti all'ascensore con un'espressione incazzata in volto.
Lettura gratuita per i nuovi utenti
Scansiona per scaricare l'app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Scrittore
  • chap_listIndice
  • likeAGGIUNGI