11)Un giorno andremo in campeggio, Charlie

1971 Parole
«Un'altra festa?»-Hardin sbuffa sonoramente alla proposta di Taylor, mentre si assicura da lontano che la sua cliente continui ad allenarsi. «Non ci sto.»-aggiunge quando Taylor fa per convincerlo, ma invece di intromettermi decido di rimanere in silenzio e mandare i miei neuroni a quel paese con un bicchiere colmo di Mojito tra le labbra. «Facciamo qualcosa di diverso dal solito.»-Hardin continua a pianificare il suo weekend come se non fosse una settimana come le altre, mentre io finalmente potrò passare un'intera giornata davanti alla televisione, passando da uno snack all'altro per ventiquattro ore di fila. «Andiamo in campeggio.»-questa volta è Ian a parlare, ma alle sue parole rischio di strozzarmi con l'acqua e inizio a tossire all'improvviso, attirando l'attenzione dei tre allenatori antipatici che hanno deciso di farmi compagnia. «Campeggio?»-chiedo con un tono allarmato, facendo un passo indietro quando mi accorgo che quella stupida Tessa prende il mio fratellone per mano. «Si.»-il biondino annuisce alla mia domanda: «Io, te e Tessa.» Incrocio le braccia al petto e metto il muso alle sue parole. Non capisco perché ci deve essere anche Tessa! «Te lo prometto.»-aggiunge subito dopo, allungando una mano nella mia direzione, per poi rassicurarmi con il suo tono protettivo: «Un giorno andremo in campeggio, Charlie.» «No!»-mi affretto a esclamare senza rendermene conto, mentre tre paia di occhi mi fissano incredibili. Ian sembra così perplesso che il sorriso gli muore sulle labbra alle mie parole: «Io non posso.»-farfuglio a bassa voce, riprendendo la mia espressione neutrale per non destare sospetti, anche se Ian continua a guardarmi con una smorfia seria: «Non ti piace il campeggio.»-il biondino osserva dopo un paio di secondi e la sua è più una convinzione che una domanda, quindi mi limito ad alzare le spalle e riprendere a bere. «Non sei stanca di Disperate Housewifes?»-lancio una rapida occhiataccia al mio ragazzo, chiedendomi per l'ennesima volta come ho fatto a mettermi con lui per il suo atteggiamento infantile, ma Taylor non mi dà il tempo di mandarlo a quel paese e mi anticipa: «Sono d'accordo con Charlotte.»-annuisce alle sue parole con convinzione, ma sappiamo entrambi che non lo fa perché gli dispiacerebbe la mia assenza e vuole solo passare una lunga nottata ubriaco e in una stanza in compagnia di una sconosciuta, piuttosto che dormire in una tenda in compagnia di insetti. «Ti divertirai.»-Ian insiste di nuovo, rivolgendosi a me senza nemmeno calcolare Taylor e la sua stronzaggine, ma quando faccio per ribadire che non andrò con loro mi anticipa di nuovo, paralizzandomi dalla testa ai piedi con il suo tono famigliare: «Te lo prometto.»-porta una mano sulla mia testa dolcemente, come se fossi una bambina e non la stronza acida che tutti conoscono in questa palestra, ma invece di scacciare via il suo braccio come avrei fatto con chiunque avesse osato toccarmi in questo modo, mi lascio cullare dal suo gesto protettivo senza riuscire a riempire i polmoni d'aria. «Ehm.»-distolgo gli occhi di scatto dagli occhiali da sole di Ian quando Hardin si schiarisce la voce, spostando più volte lo sguardo tra me e l'uomo al mio fianco con un cipiglio in volto, facendomi corrugare a mia volta le sopracciglia al mio strano atteggiamento, ma prima che possa dire altro mi affretto a lasciare il mio cocktail sul banco della palestra, per poi voltare le spalle a tutti e tre con l'intenzione di ritornare nel mio ufficio. «Verrò»-dico dopo due passi di distanza, chiudendo nel frattempo gli occhi per non cambiare idea, ma posso immaginare il sorriso soddisfatto sul volto di Ian in questo momento anche senza voltarmi. Con le guance che sento ancora andare in fiamme mi avvicino alla porta del mio ufficio pensierosa, ragionando sul gesto di Ian come se non mi avesse solo accarezzato i capelli. È stato così improvviso e spontaneo che sono rimasta impalata come un'idiota, anche se una parte di me vuole essere trattata così. Come una bambina indifesa che può fidarsi di chi la circonda e che non deve preoccuparsi o avere paura di nessuno, perché ci sarà sempre qualcuno al suo fianco che le prometterà di proteggerla... o di portarla a divertirsi in campeggio. Pensandoci non ho mai dormito in una tenda, ma so cosa significa dormire in una stanza vuota e fredda da orfanotrofio. Non sarà difficile adattarmi. «Ti aspettavo.»-la voce di Ashley mi porta a raddrizzare la schiena quando spalanco la porta dell'ufficio, mentre impreco a bassa voce quando mi rendo conto di essermene dimenticata: «Si, mi stavo...»-cerco in fretta una giustificazione da sparare per sembrare il più credibile possibile, ma mi lascia spiazzata e mi fa capire di avermi beccata con i tre allenatori quando continua al posto mio: «Ubriacando?»-chiede con un tono per nulla offeso, quindi mi limito a prendere posto sulla mia comoda sedia di fronte a lei, pronta ad affrontarla dopo un bicchiere di Mojito con tanto rum e poca menta. «Si.»-mi schiarisco la voce mentre apro la sua cartella per prescriverle una dieta in base all'attività che ha deciso di svolgere in questa palestra. «Pratichi pugilato?»-le chiedo per cambiare discorso e assumendo un tono il più serio possibile, anche se ho già ufficialmente fatto una figura di merda con lei e non c'è modo di rimediare. «Circuit training.»-mi corregge e mi affretto a scriverlo sul documento del fascicolo, ma prima di andare avanti non riesco a trattenermi: «Come va la convivenza con quei quattro mostri?»-chiedo senza alzare la testa dal foglio e continuando a scrivere rapidamente per compilare il fascicolo entro dieci minuti. «Quattro?»-mi guarda confusa e divertita allo stesso tempo, mentre poggia i gomiti sulla mia scrivania. «Ci sono anche i pitbull.»-le faccio ricordare, al che allarga il sorriso, probabilmente ricordandosi dell'ultima volta che ci siamo viste in questo ufficio, quando non riuscivo a sedermi per colpa di quelle bestie. «Chiappadestra e Chiappasinistra?»-dopo un paio di secondi scoppia a ridere, costringendomi ad alzare la testa confusa. «Mio fratello me ne ha parlato.»- cerca di spiegarmi tra una risata trattenuta e un'altra, mentre annuisco distrattamente alle sue parole. Oggi non ho visto suo fratello, e dopo la scena di ieri sera non ci tengo nemmeno. Invece di evitarlo mi sono lasciata di nuovo prendere per il culo da lui. 'Vorresti essere al suo posto, Charlie.' Stringo i denti al ricordo della sua stronzaggine. Nemmeno morta vorrei essere al posto di quella rossa patetica e con un cervello che funziona solo per sedurre uomini irresistibili e con un pendolo tra le gambe... anche se sono suoi cugini. «Comunque ho deciso di cambiare casa.»-dice dopo un paio di secondi di silenzio con un tono più serio di prima, ma questa volta sono io a scoppiare a ridere quando realizzo le sue parole. William e Matthew sono così insopportabili che hanno fatto scappare Ashley da meno di ventiquattro di convivenza, ma fossi stata al posto di questa donna non sarei riuscita a resistere nemmeno sessanta secondi con quel bastardo sotto lo stesso tetto e con William che si lamenta di essere diventato vecchio o di non essere riuscito ad attirare l'attenzione di Kat con la 'K'. «Hai resistito pure troppo.»-le faccio chiaramente capire cosa ne penso di suo fratello e di suo padre, mentre accompagna la mia risata con una risatina leggera. «Sai se ci sono appartamenti liberi nel condominio?»-chiede subito dopo, ma dal tono della sua voce capisco che è davvero urgente e vuole seriamente cambiare luogo in fretta, ma alla sua domanda rispondo con un'alzata di spalle. Se solo sapesse che non ho mai usato le scale e visitato gli altri piani del condominio, saprebbe che non sono la persona giusta a cui chiedere. Addirittura penso che Tessa ne sappia qualcosa in più da me, quindi mi limito a rivolgerle un'occhiata rapida, per poi cambiare discorso mentre aggiusto i capelli, stretti in una coda alta con un gesto rapido. «Cosa mangi di solito nei pasti?» *** «Ti sta benissimo, Tessa!»-mi lamento e sbuffo sonoramente, guardando le spalle della mia amica mentre si guarda allo specchio per convincersi che il vestito le stia bene. «Forse un po' largo ai fianchi.»-Ashley interviene dopo un paio di secondi, ma questa volta non riesco a trattenermi dal lanciarle un'occhiataccia. 'Ti odio.'-mimo con la bocca per farle capire che sono sul punto di uscire fuori di testa per colpa di Tessa e dei suoi dubbi, ma invece di offendersi si limita a mostrarmi la lingua, come se si divertisse a vedermi soffrire in questo modo. Mi sbagliavo quando dicevo che Ashley è molto diversa dal fratello, perché a quanto pare è peggio. Siamo entrate in questo negozio due ore fa e per il momento Tessa ha scelto di comprare solo un paio di mutande nere e un paio di scarpe adatte al campeggio, ma non capisco perché vuole portarsi con se anche un vestito come quello che indossa in questo momento. «Hai ragione.»-sbuffo quando Tessa si rivolge distrattamente a Ashley, ma questa volta decido di fare un giro per il negozio non appena la mia amica scompare dietro le tende del camerino per cambiarsi. «Amo fare shopping.»-Ashley decide di seguirmi per non lasciarmi sola, mentre alzo gli occhi al cielo alle sue parole: «Me ne sono accorta.»-farfuglio scocciata, riportando gli occhi su un corto vestito nero, interamente di pizzo e con una scollatura così graziosa che non ci avrei pensato due volte prima di comprarlo un paio di anni fa. Ma ora preferisco le mie felpe sportive e essere vista come un maschiaccio, piuttosto che scoprire la mia pelle a pervertiti come Paul. «Lo facevo spesso con mia madre.»-dice dopo un paio di secondi, portando una mano sul vestito che stavo osservando per attirarlo leggermente a sé e studiare il materiale, ma le sue parole si ripetono nella mia testa quando capisco che parla della prima moglie di William. «Spendevo molto tempo con lei.»-sussurra dopo un po', ma la sua espressione è così pensierosa che si dimentica quasi che mi trovo al suo fianco. Non capisco perché all'improvviso mi parla di sua madre, conoscendomi a malapena, ma non capisco nemmeno perché ne parla come se fosse morta. Non so molto del passato di William perché non mi è mai importato sapere delle sue ex, ma il modo in cui ne parla Ashley mi fa incuriosire così tanto che la guardo di sottecchi. «Ma non se lo meritava.»-aggiunge ancora, facendomi abbassare gli occhi sul vestito nero di nuovo. Anche se la conosco da poco, provo una stretta allo stomaco alle sue parole, come se capissi quello che prova. Non ho avuto una madre, nemmeno un padre, e mi hanno strappato dalle braccia di mio fratello quando avevo meno di sette anni, ma anch'io mi pento di aver speso troppo tempo pensando a loro. Solo ora capisco perché i figli di William sono comparsi solo ora, anche se cerco di convincermi che Matthew è stronzo di sua natura e non per colpa della madre. «Ti starebbe benissimo.»- dice all'improvviso con una voce allegra, costringendomi ad alzare la testa per capire che si riferisce al vestito nero di fronte a me, ma capisco che vuole solo cambiare discorso è smettere di pensare a sua madre. «Lo compro.»- le parole escono dalla mia bocca prima che me ne renda conto, ma sono sicura di non mettere mai questo vestito. Tutt'al più lo posso prestare a Tessa, anche se sono abbastanza minuta nei suoi confronti. «Davvero?»-spalanca gli occhi incredula, sforzando un sorriso che mi fa così tanta pena da non riuscire a smentire quello che ho detto, anche se non dovrei spendere più di cento dollari per un vestito che rimarrà appeso nel mio armadio. Annuisco lentamente, per poi schiarirmi la voce con l'intento di attirare la sua attenzione: «Ashley...»-prendo un forte respiro, stringendo il vestito tra le dita e cercando di convincermi che sto prendendo la decisione giusta, per quanto mi sia difficile mostrarmi gentile: «Puoi vivere a casa mia... se vuoi.»
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