CAPITOLO DODICESIMO

1398 Parole

CAPITOLO DODICESIMONon sono mai riuscito a ricordarmi del tempo che trascorse dal momento in cui, agitatissimo, lasciai l’ufficio del Mattei a quello in cui vidi, nella nebbia notturna, dal portone di casa mia venirmi incontro, correndo per quanto l’età glielo permetteva, il mio portinaio. Certo furono parecchie ore, e più di due sfumarono inutilmente e pesantemente nella solita trattoria. Mi rammento soltanto che lì, con un conoscente, un cliente solitario come me, intavolai una lunga discussione su un argomento qualunque: oziosa discussione, ma che ebbe il potere, con l’esercizio di quella ginnastica dialettica che m’era cara, di distrarmi dai pensieri più gravi. Sicché, dopo aver girato un po’ per le strade, piacevolmente soddisfatto per l’abilità con cui avevo confuso il mio contraddit

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