CAPITOLO QUATTORDICESIMO

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CAPITOLO QUATTORDICESIMOLo scorso anno sono stato ammalato piuttosto seriamente, in primavera; di quei giorni lunghissimi, e per chiunque altro tediosi, trascorsi in letto, io ho un ricordo bello; e addirittura felici mi si mostrano quelli della convalescenza. Che belle ore furono quelle! Stavo tutto il dì, quasi, seduto accanto alla vetrata di un balconcino che è sempre stato il pregio invidiatissimo della mia cameretta. Marta, quand’eravamo ragazzi, diceva sempre che era un’ingiustizia non scambiare le nostre camere. Di là dai vetri già tiepidi pel sole precario di marzo, i miei occhi avevano sempre da mirare uno spettacolo gentile e allegro. Poiché la nostra casa ha di fronte, o meglio sul lato opposto, lontano una cinquantina di metri, un giardino pubblico, uno fra i più modesti dell

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