CAPITOLO NONO

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CAPITOLO NONOIl caffè dove mi recavo quando potevo tardare qualche ora a rientrare a casa, molto noto per essere in uno dei punti più centrali della città e per avere sopra le sue sale, in un vasto ammezzato, uno dei più frequentati biliardi, era un luogo assai propizio alle amicizie improvvise e fugaci, alle conoscenze che subito davano nel confidenziale. Forse anche perché l’accesso ai biliardi, riducendosi a un vano strettissimo entro cui si avvoltolava una scala a chiocciola, nascosto alla vista dei clienti delle sale a terreno, dava ai pratici che vi si avventuravano il senso di appartenere ad una specie di consorteria, di società segreta. E certamente se quelli giù in basso, gli avventori del caffè, erano gente raccogliticcia e occasionale, quelli di su, quasi sempre gli stessi, fini

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