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2103 Parole

VI Orlando rientrò. Tutto, in casa, era immerso in una calma perfetta: Ecco, là, il calamaio; là, la penna; là, il manoscritto del poema interrotto nel bel mezzo di un’apoteosi dell’eternità. Ed era proprio sul punto di dire, quando erano entrati Basket e la signora Bartholomew per servire il tè, che nulla era cambiato, ma invece, nello spazio di tre secondi e mezzo, tutto era mutato: Orlando s’era rotta la caviglia, s’era innamorata, aveva impalmato Shelmerdine. L’anello nuziale che le brillava al dito ne era la prova. Vero è che lei stessa ve lo aveva infilato prima ancora d’incontrare Shelmerdine, ma quella misura s’era dimostrata peggio che inutile. Con superstizioso rispetto, ora ella rigirava l’anello attorno al dito, bene attenta a che non le sgusciasse oltre la falange. «L’anell

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