L’ANGELO CADUTO
I
Dio parla al Serpente
“(…)Non ci chieda ora di passare troppo rapidamente ai valori del bene e del male. Entrambe le pulsioni sono parimenti indispensabili, perché i fenomeni della vita dipendono dal loro concorso e dal loro contrasto.”
(SigmundFreud)
Dio guardava il suo più luminoso angelo. Lo seguiva in ogni movimento, perché sapeva ciò che stava pensando ed aveva dentro di sé l’immagine vivida del tradimento, del reale desiderio del serpente.
Volle comunque parlargli di nuovo, per non lasciare nulla al caso perché questo, per gli esseri che sono celesti e che sono nati in seno all’eternità, non esiste e neanche potrebbe farlo, visto che tutta la loro realtà è già rivelata fin dall’inizio.
Il caso è cosa diversa dal destino, dalla finalità divina e terrestre: il caso non esiste perché tutto è regolato da un equilibrio assolutamente perfetto.
Il Signore allora chiamò a sé Lucifero, trasformò una seconda volta lo spazio in cui si trovava in un buio senza fine in cui è assente ogni idea di orizzonte e così fece, per mostrargli la sua sorte, prima che questa fosse.
Lì, gli parlò ancora.
-Dio: “Lucifero.”
-Serpente: “Cosa, Padre?”
-Dio:”Perché fai questo?”
-Serpente:”Non ho fatto nulla…”
-Dio:”Vedo nei tuoi pensieri e sento la tua angoscia”.
-Serpente:”Signore Tu mi hai reso custode di corpi, non di anime. Allora perché loro soli possono creare? Perché da un Angelo, che è parte di infinito, non nasce nulla se non un riflesso di luce, quando lo illumini, e da due corpi finiti invece deriva una vita?
-Dio:“Voi non morite, loro, invece, si.”
-Serpente:”La morte è qualcosa che sfugge da tutto ciò che conosco… ma ho visto uomini farlo.
Smettere di vivere terrorizza chi vive, ma noi, Signore, noi, che non siamo mai vissuti, cosa potremmo temere?
Mi hai chiesto di insegnare agli uomini la vita, ma come posso adempiere a questo dovere, se non mi sono stati dati né il sangue, né le vene.
Rinuncerei alle mie ali, così come vi ho rinunciato, ora che striscio il mio corpo sull’erba e mi ferisco con le rocce, se solo potessi - per una volta - sentire ciò che sentono, vedere come vedono, forse anche morire, perché solo loro muoiono.
Per questo osservo, per capire, per imparare.“
-Dio:“Lucifero, sei il Custode del mondo terrestre, non devi insegnare nulla, il tuo compito è proteggere la terra ed i suoi abitanti, non far allontanare questi dalla Luce che li ha creati.
Attento, Serpente, perché ciò che dici ha un rischio: le tue ali potrebbero offendersi per le parole che pronunci, ed il tuo corpo rimanere incatenato a queste nuove sembianze.
Penso comunque che il tuo dovere sia finito, gli uomini possono vivere soli, adesso. ”
-Serpente:“Padre, il mio posto è accanto a Te, un battito d’ali sopra tutti i miei fratelli.
Riportami alla Luce, nel tuo Regno . ”
E, nel dire questo, la luce di cui era fatto il primo fra tutti gli angeli brillò più forte, tanto che nessun cherubino poté mai vedere quanto lo sguardo al suo luogo nativo fosse mesto; né quanto tendesse verso la terra aspra che gli feriva il petto.
Lucifero fu condannato ancora all’atarassia.
A guardare la terra dall’alto, come fosse una delle stelle che popolavano le notti del mondo.
Sentiva dentro sé salire il tormento, l’angoscia: eternamente relegato in un angolo del Regno, senza poter far nulla.
La sua mente non sarebbe servita a niente, gli uomini avrebbero condotto la loro esistenza, avrebbero provveduto ad obbedire alla loro natura di esseri in cima alla catena alimentare, protagonisti di un ciclo biologico con un fine apparente, non di certo eterno ed infinito.
Allora l’angelo, che ancora si sentiva serpe, ripensò alla rabbia umana,
alla gioia,
all’odio,
alla sofferenza,
a tutte le pulsioni che la vita offre, e vi rilesse in quelle immagini l’idea di unione che maturava sempre più dentro di sé: gli uomini e gli angeli in un corpo unico; una terra che vive, ma che non muore.
Poi si guardò attorno e vide gli angeli nel loro splendore celeste ed il tormento salì più forte, fino a divenire un senso di impotenza e di collera insieme.
L’Eterno Signore si preparava ad un nuovo equilibrio.
Non sarebbe stata la sola Verità a riempire il cosmo, ma ne sarebbero nate due forze contrapposte, il Bene ed il Male, il cui conflitto avrebbe generato altra vita.
II
La nuova terra
“Avete percorso il cammino dal verme all’uomo, ma in Voi c’è ancora molto del verme. Una volta eravate scimmie, ed ancora adesso l’Uomo è più scimmia di qualsiasi scimmia al mondo. Ma anche il più saggio di Voi non è che un essere ibrido, qualcosa di mezzo tra la pianta e lo spettro. È questo forse che Io vi comando di essere? Fantasmi o piante? Guardate, Io invece Vi insegno a divenire Superuomini! Il Superuomo, ecco il vero senso della terra. La Vostra Volontà quindi dica: il Superuomo diventi il senso della Terra.”
(Friedrich Nietzsche: ”Così parlò Zaratrustra”)
Lucifero decise allora di fuggire dal suo Regno. Di abbandonare momentaneamente la Luce per riuscire nel suo intento. Doveva ribellarsi all’atarassia angelica.
Si: doveva, perché questo era il richiamo potente di ogni suo attimo al di sopra delle nuvole.
Il tempo chiedeva novità, si era compiuta l’era della creazione, Adamo ed Eva avevano lasciato spazio ad eredi diversi, che non si erano nutriti solo di cibo, ma anche di parole, curiosità, desiderio di conoscenza.
Tutto questo doveva servire a qualcosa e, secondo Lucifero, a rinnovare l’ordine celeste ed anche il ruolo degli angeli.
Non lo fece con la convinzione di un certo distacco; ma, anzi, sperava che dalla sua azione ne sarebbe derivata un’unione ancora più profonda tra lui ed il Signore del Cielo e della Terra.
Nutriva, però, un senso di disagio.
Per la prima volta egli stava disobbedendo coscientemente al proprio ruolo e lo stava facendo dopo aver interloquito con il Padre.
Portava ancora sul proprio corpo il segno del fulmine che lo aveva colpito e si chiedeva quale altra punizione gli sarebbe stata inflitta, ma nulla di ciò che pensava era tanto abbrutente rispetto alla negazione della propria natura di angelo ribelle.
Alla completa inerzia cui era relegato, proprio lui che aveva il sangue in perenne rivoluzione, che aveva visto gli uomini emozionarsi ed anche morire, e che aveva offerto ad Eva il frutto della conoscenza.
Lui che aveva permesso agli uomini il loro libero arbitrio.
Approfittò, quindi, del buio del mondo per allontanarsi dal suo Regno ed atterrare sulla terra.
Aveva lasciato piume delle sue ali sparse per tutte le nuvole, perché la luce accecante di queste abbagliasse gli altri angeli, e nessuno potesse accorgersi della sua assenza.
Doveva vedere gli uomini, doveva parlare con loro del compito di Custode che gli era stato affidato e del motivo per il quale egli era stato poi sollevato da quell’incarico.
Sapeva che ciò che stava per fare lo avrebbe sottoposto ad una certa punizione, ma sperava di poter convincere il Creatore, di poterlo persuadere della sua stessa convinzione: gli esseri umani potevano arricchire il Regno Celeste, e gli angeli avrebbero potuto utilizzare le loro ali e finalmente essere qualcosa di più che frammenti di infinito, lui - Lucifero - sarebbe stato accanto al Signore ed a capo delle schiere di angeli del Regno, un primus inter pares.
Andò vestito della sua luce, non da serpe ma da angelo, e si fermò di fronte al villaggio in cui gli uomini già dormivano.
Bussò alle loro porte, li fece uscire tutti, li costrinse a mettersi in cerchio - lui nel mezzo - e parlò loro di ogni cosa: di Adamo, di Eva, della serpe, della mela, del ruolo degli angeli, di tutto il creato ed anche del Signore Creatore.
Gli uomini lo osservavano, ma non riuscivano a comprendere quasi nulla delle parole di Lucifero.
Erano tuttavia attratti in maniera inspiegabile dalla sua figura, che non li aveva neppure spaventati, in quanto ancora avevano dentro loro stessi memoria della creazione, della gerarchia che popolava l’universo.
Più veementemente Lucifero parlava e più gli uomini del villaggio gli si avvicinavano: lo sentivano a loro simile.
Essi non avevano alcuna idea di cosa potesse significare la loro mortalità, che di fatto era derivata dal tradimento di Adamo e di Eva ai tempi dell’Eden e che era stata creata al fine di bloccare il flusso di libertà di arbitrio, di non renderlo infinito, di interromperlo ogni qualvolta un uomo moriva.
Se così non fosse stato, la consapevolezza umana sarebbe via via divenuta più forte, fino quasi a rendere l’uomo alla pari con gli angeli. Egli avrebbe, infatti, perso per sempre il proprio istinto, la propria ingenuità, ma non le sue pulsioni aggressive e pericolose.
Ciò che ne sarebbe derivato, era l’allontanamento degli esseri umani dal Regno dei Cieli, lo sconvolgimento degli equilibri e tutto il cosmo, così, destinato a sprofondare nel caos.
Ma nello spiegare la loro natura e la possibilità di divenire immortali e dominare il mondo, gli uomini si infervorarono, lasciandosi travolgere dal desiderio di potere ed anche dall’idea di viscerale possesso, che essi nutrivano per la loro terra: che doveva essere loro e basta, e che nessuna creatura angelica avrebbe mai dovuto dominare.
Lucifero parlava e parlava ed agitava le braccia e le ali, che splendevano come un sole illuminando a giorno il villaggio. Gli uomini ne rimasero colpiti e decisero di armarsi di lance, archi e frecce, e di allearsi con l’Angelo Ribelle.
Egli si pose, quindi, a capo degli esseri umani.
Diede ad ognuno di essi una piuma, che avrebbe reso chi la possedeva capace di volare e difendersi dalle armi celesti.
La guerra era cominciata e lo aveva fatto nei cuori degli uomini prima ancora che sulla loro terra.
Aveva avuto inizio per desiderio di potere, in tutte le accezioni in cui questa parola può avere significato. Ma la loro ingenuità non gli permetteva di comprendere il senso di ciò che stavano per compiere.
Le loro armi non potevano nulla neanche contro un solo angelo del cielo.
Aspettarono l’ordine di Lucifero, aggrappati ognuno alla sua piuma e l’Angelo Ribelle, schiudendo le ali grandi lo diede
- “ Uomini! Seguitimi! ” -
e loro lo seguirono.
Le nuvole, che non v’era traccia fino a pochi istanti prima, cominciarono a formarsi velocemente: ma Lucifero ed il suo esercito volevano oltrepassarle e vi riuscirono.
Le nuvole furono la forma di una sorta di speranza divina che, nonostante già fosse cosciente di ogni cosa, voleva lasciare aperta la possibilità che il libero arbitrio decidesse di fermare tutto, li inducesse a non proseguire oltre.
Il Signore aveva percepito la determinazione umana dell’irragionevolezza, di quel delirio di onnipotenza che gli esseri umani avevano nutrito: parola dopo parola.
La loro curiosità fu l’inizio del libero arbitrio, che altro non era se non il desiderio di mera conoscenza.
Ma le nuvole furono superate, e la sorte era oramai vicina a compiersi del tutto.
Gli uomini arrivarono così all’ingresso del Regno Celeste, sguainando le loro armi e la piuma di Lucifero. Gli angeli si voltarono insieme verso la Luce del Signore, e capirono ciò che doveva essere fatto.
Lucifero conduceva la battaglia, ma continuava ad avvertire dentro di sé sempre lo stesso senso di disagio.
Tutti gli esseri del Regno Celeste gli andarono contro: Angeli, Serafini, Cherubini di ogni specie, volando rapidi. Salgono e scendono su per il cielo.
Gli esseri umani tentano di colpire i loro nemici, coloro che li avevano privati del completo possesso, o meglio della proprietà del loro territorio.
Non importava nulla del fatto che il suolo non fosse mai stato calpestato se non dagli esseri viventi; né gli interessava sapere il modo in cui gli angeli lo detenessero, loro volevano la guerra!
Le frecce che partivano dagli archi di legno finivano per sbattere contro il corpo angelico degli esseri celesti, le lance neanche parevano riuscire ad accostarsi a quei corpi ultraterreni, che ad ogni colpo rispondevano diventando ancora più luminosi.
I viventi allora capirono che per loro non vi era più alcuna speranza, e che l’unica cosa che rimanesse da fare era la fuga.
Presero le loro piume e cominciarono a scappare giù, verso la terra, dove nessuno avrebbe fatto loro alcun male.
Non riuscirono, però, a fare a tempo.
Lucifero si voltò a guardare la disfatta umana, e di loro non rimase che la piuma data dal loro custode.
L’Angelo Ribelle capì, in quel momento, che a nulla sarebbe valso indietreggiare o farsi nuovamente serpe verde per cercare di nascondersi dallo Sguardo Divino.
Comprese che, oramai, non vi era più nessun motivo per continuare a sperare, e che non vi era neanche alcun motivo per chiedere misericordia per un gesto che egli sentiva, dal profondo, appartenergli come le sue ali.
Guardò la luce oltre i corpi celesti che lo stavano per raggiungere, sollevò verso l’alto la sua spada e si diresse altrove, verso Lui che stava fermo, immobile, gridando e basta, senza nessuna frase che potesse tradurre in parole quel gesto dissennato.
Fu una sola, fragorosa, vibrazione della voce, che arrivò fino al bagliore divino, che vi rispose emanando una luminosità ancora più accecante di quella con cui gli angeli avevano risposto alle armi umane.
Così Lucifero cominciò a precipitare giù.
Cadeva ad una velocità che rendeva impossibile vederne il corpo, giù per tutte le nuvole che egli aveva superato, verso la terra che aveva scelto.
E tutto intorno, Lucifero - il suo corpo perfetto lanciato contro il suolo - avvertì un urlo famigliare, che non era lo stesso che egli aveva liberato dal petto.
Neanche era la voce di un ferito.
Era Lui che gridava per quel secondo - saputo, eppure inatteso - distacco.
La fine della guerra fu l’ inizio di una nuova forma di libero arbitrio, che si liberò nell’aria al suono di un urlo Divino che diceva:
-“…CHE L’UOMO SIA ARTEFICE DEL PROPRIO DESTINO, SENZA MAI POTERLO VEDERE AVVERARSI...”-
La terra, piatta, che cominciava e terminava alla stregua di una retta, o meglio, di un segmento finito che approdava all’orizzonte, obbedì all’ordine di unire ogni sua parte a quella opposta: come un foglio di carta con su scritto qualcosa di sbagliato, accartocciato. Dentro, il Senno Divino, vi costrinse Lucifero.
Il mondo, così arrotondato, ebbe come effetto quello del distaccamento delle zolle rigide terrestri, che galleggiarono per secoli e secoli, fino a trovare una loro provvisoria collocazione nel mare.
Lucifero, che si dimenava come un pesce preso all’amo, agitandosi, promosse poi un ulteriore sconvolgimento terreno, facendo esplodere vulcani ed agitare tempeste: tutto pur di uscire da quella tormentata solitudine.
I figli degli uomini non vennero annientati.
L’equilibrio doveva ripristinarsi e gli esseri umani, che sarebbero stati cresciuti da animali fino al loro svezzamento, furono divisi, perché si scordassero di ogni cosa e del serpente, e nulla potessero sapere del loro passato; né da chi provenissero.
Era necessario allontanare il più possibile quel germe di ribellione che aveva fatto insorgere nelle loro anime Lucifero.
Ecco: ci sono state guerre fatte di sangue Divino, crudeltà, vittorie e sconfitte, ma ora che sono vinto e perso nel fango dove annego, chiedo che almeno voi comprendiate il mio tormento.
Uomini, solo a voi furono dati alba e tenebra come l’allegoria di una futura scelta che avete in grembo da che io vi strisciai accanto.
Vi ho convinto, perché non attendevate altro che qualcosa a cui legare le vostre convinzioni.
Io ero lì, per combattere una natura di perfezione, e voi pure - lì - per battervi contro un cielo chiuso, recriminando una libertà fasulla: la mera possibilità di morire senza sguardi indiscreti.
Occhi di cui non sapevate nulla, ma volevate lontano dalla vostra terra.
Volevate crescere, essere, utilizzare le menti, il sangue.
Era comunque troppo presto per fare questo.
Sappiate ciò: non vi tramanderete più nulla, ora che avete ammazzato in voi ogni barlume di speranza, lottando per perdere anche quell’ultimo sogno, dimenticandolo tra il cuscino dove posate di notte la testa, e la strada d’asfalto in cui vi incamminate.
Ora, che siete soli come non siete mai stati, SOLI, dopo aver condannato all’ergastolo dei ricordi scomodi il vostro Creatore, e me sul banco dei capri espiatori.
Ma ditemi: chi siete veramente?
Vi sentite forse Dio voi stessi?
Vi siete dimenticati che prima di concepimento, e prima ancora di quello precedente, c’è un “così via” che procede all’indietro fino all’infinito, di cui voi non fate parte?
Non siete né sarete niente oltre alla cenere! di questo siete fatti: siete cenere e argilla!
Non potete ricordare ciò che invece io rivedo per ogni singolo attimo di quella che voi chiamate vita: giù, per le viscere della terra, e poi ancora oltre, verso l’odore umido della roccia ed il calore rosso della lava:
NO, ancora ed ancora oltre,
aggrappato alle mie ali spezzate, che rapidamente perdevano le piume fino a rimanerne sola pelle nera di cenere, ardente fin sopra le ossa.
Il mio decesso è avvenuto in quel momento, nonostante io sia poi riuscito a liberarmi dalla terra che mi sotterrava, perché la punizione che ne conseguì fu forse ancora peggiore dell’esilio a cui fui condannato dal Regno Celeste: mi venne vietato di entrare in contatto con le anime umane.
Queste, infatti, deperivano nonappena facevo loro ingresso.
Furono gli Angeli, invece, a doverle custodire, con il compito di renderle il più simile possibile alla perfezione divina.
Per questo scopo, alle anime furono date a disposizione tante vite quante fossero state necessarie per approdare alla perfezione…
Al tempo della creazione di questa nuova Terra, che si era fatta paludosa e diversa dall’Eden, al tempo di questi nuovi uomini, anche gli angeli dovettero modificare le proprie abitudini.
L’atarassia non aveva più alcun significato, era necessario ripristinare un diverso ordine.
Ad ogni Angelo venne, quindi, affidato quest’onere: di essere custode di un copro umano e di un’anima fino alla sua fine terrena, come simbolo di quella trascorsa unione, di quell’amore e fedeltà tradita.
All’anima umana veniva quindi assegnato un corpo ed una vita, che era il tempo terrestre concesso per assolvere al proprio debito di disobbedienza con il Creatore.
Al momento della morte, ogni loro azione sarebbe stata valutata, fino a quando l’anima dell’Uomo e l’immagine dell’Angelo, si fossero identificati l’uno con l’altro.
Se così non accadeva, all’anima si affidava un altro corpo ed un’altra vita fino a quando le due identità si fossero unite all’essere ultraterreno, formando con esso un’indissolubile coincidenza.
Perché tutto tornasse com’era, perché potesse costituirsi nuovamente il cielo con tutti i suoi Angeli arricchiti di un gene umano.
Tutti gli Angeli
meno
che
uno
che, come uomo tra gli uomini, avrebbe vagato e di loro si sarebbe impadronito senza mai poterli vedere perfetti e divini, ma solo imputriditi.
Perché, ogni uomo che fosse stato posseduto da Lucifero, avrebbe preso le sue sembianze, cosicché gli altri uomini se ne sarebbero allontanati senza ascoltare nulla di quanto egli avrebbe loro detto: infatti anche le parole proferite dal Diavolo sarebbero divenute incomprensibili.
E così fu per molti,
moltissimi
secoli.
Lucifero del proprio aspetto non poteva sapere nulla. Non esistono specchi adatti ad un serpente, né occhi tanto lucidi da poterlo riflettere.
Riesce a farlo solamente nell’attimo in cui varca la soglia umana, e solo per il tempo della durata di quella carne.
Si vede osceno,
senza ali,
incenerito
coperto di terra e vermi.
Eppure quella terra continuava ad infervorarlo, continuava ad ossessionarlo.
Non poteva odiare l’unica cosa che anche lui stesso aveva contribuito a creare.
Non era possibile detestare la sua fine, perché
quello
era anche il suo inizio.