Sebas Il magazzino sa di polvere e di sangue secco. È un odore che conosco bene, ormai. Si attacca ai vestiti, alla pelle, dentro al naso. Impossibile liberarsene, anche dopo docce bollenti, anche dopo notti insonni. Mario è davanti a me, seduto su una cassa di legno, con quelle sue mani enormi appoggiate sulle ginocchia. Mi guarda con i suoi occhietti da porco, quelli che non strabuzzano mai, quelli che valutano tutto, costantemente. — Hai deluso, — dice. La sua voce è piatta. Niente rabbia, niente delusione. Solo una constatazione. — La piccola, — dico io. — Dovevo salvarla. — Non dovevi un bel niente. Dovevi obbedire. Dovevi non immischiarti in cose che non ti riguardano. — Aveva dieci anni. — So quanti anni aveva. So anche che Luigi la voleva. E che da quando l'hai tirata fuor

