Allyson stette con le gambe accovacciate sulla poltrona, le mani poggiate sullo schienale, voltata verso la finestra, in trance. Dai suoi occhi gocciolavano lacrime, come se avesse cercato in tutti i modi di contenerle, o meglio di sopprimerle, e loro invece tracimassero, una a una. Non si sa dove guardasse, forse fuori dal tempo. Bethany provò ad abbracciarla, ma fu come toccare una statua. Andò allora a preparare una camomilla, poi chiamò Sara: “Ti prego, ovunque tu sia, vieni subito.” Prima che arrivasse Sara, che tornò immediatamente da Milano, Allyson si trascinò come uno zombie in camera sua. Il modo in cui salì le scale non si sarebbe mai più cancellato dagli occhi dei suoi genitori: a ogni passo pareva che la vita le si scrollasse dal corpo, attorno a lei un alone che rinnegava l’

