Il prezzo della carne
Mia dolcissima Giulia,
sono appena rientrato nel mio bungalow, sono stanchissimo ma felice di sentirti più vicina.
Adesso vorrei tanto averti qui sulle mia ginocchia, la sensazione che provo quando ti guardo negli occhi mi rigenera, mi fa stare bene.
Ho voglia di sentirti mia, Giulia, in tutti i sensi, è stata davvero dura per me lasciarti andare quella sera sulla spiaggia, avrei voluto perdermi in te e adorarti con tutto me stesso, ma saprò aspettare il momento giusto.
Saprò aspettarti, mi amor, e quando verrai da me saprò che è stata una tua scelta.
Ho voglia di conoscerti, Giulia, in questo momento della mia vita tu sei l’unica che può davvero fare la differenza.
Adesso devo lasciarti, faccio una doccia e vado a cenare, questo periodo è il più faticoso, qui.
Spero di leggerti presto.
Te quiero.
Felipe
È un uomo straordinario, vive in Italia da qualche anno e ha già una padronanza della lingua da fare invidia a un italiano. E l’umiltà di saper accettare quello che la vita gli offre con dignità e coraggio, è davvero una persona affascinante, rara. Ma anche lui avrà avuto abissi bui da dove sarà risalito con forza e determinazione.
Gli rispondo subito.
Mio carissimo Felipe,
sei un uomo eccezionale, più imparo a conoscerti e più grande diventa la mia ammirazione per te. Ho apprezzato molto il tuo savoir faire quella sera e la fermezza delle tue parole mi ha fatto capire quanto tieni a me.
La mia vita, come ti accennavo, non è semplice, o meglio, io non sono semplice.
A volte mi sento così immensa che il mio minuscolo corpicino non è in grado di contenermi tutta, vorrei potermi scindere in mille frammenti e farli vibrare all’unisono contemporaneamente, in modo da potermi saziare di tutto l’amore che voglio, di tutta la vita che spesso si agita dentro di me senza trovare vie di fuga.
Vorrei poterti amare con gioia, serenamente, vorrei non dover fare i conti con l’amore che sento dentro per chi c’è stato prima di te e insieme a te e dopo.
Vorrei che il mio amore, la mia gioia di vivere non danneggiassero alcuno, vorrei poter dare e ricevere senza riserve e senza complicazioni.
Ma non è così, l’amore pretende tutto e io non so cosa fare.
Non sarà facile venire da te con il cuore leggero, non sarà una decisione semplice lasciare questo mondo e ricominciare una nuova vita tutta da capo, l’uomo con cui sto mi ha dato tanto, stargli vicino mi fa stare bene, compensa lacune del mio essere che mi pesano e mi sento in un certo qual modo completa insieme a lui.
Non so se questo può definirsi amore, non lo so più cosa voglia dire amare.
Dovrai accettarmi così per adesso, se vuoi davvero che venga a trovarti.
Starti vicino forse mi aiuterà a guardarmi da una prospettiva diversa, forse mi aiuterai inconsapevolmente a scavare ancora più in fondo e a risalire alleggerita dai dubbi che oggi mi serrano la mente.
Se tieni a me come dici, abbi pazienza e coraggio, sono qualità che non ti mancano, lo so.
Ti bacio con tutto il calore, con tutta la passione che sento.
A presto.
G.
Sento suonare il campanello, il gattino si sveglia dal suo coma apparente e guarda allarmato verso le scale che portano giù.
Aspetto di sentire se è Ale, lui dopo aver suonato apre, ma non sento nulla.
Scendo e mi ritrovo davanti Antonia da sola, che mi sorride: “Spero di non disturbarti” si affretta a dire.
“No, figurati, ho appena spedito una mail a un amico, adesso mi sarei girata un po’ i pollici.”
Lei sembra compiaciuta di aver azzeccato il momento giusto.
La invito a entrare e le offro un tè freddo. Mentre sistemo la macchina fotografica sul cavalletto e sposto alcune poltrone dello studio per farle qualche scatto, lei si accende una sigaretta e me la offre.
“No grazie, non fumo, ma non mi dà fastidio, fai pure.”
“Non è propriamente una sigaretta” mi spiega un po’ imbarazzata “…ehm, sai, questa roba fa molto più effetto dello Xanax” e si siede sulla poltrona con la gamba appoggiata al bracciolo.
“Ah capisco, avrei dovuto provarla anch’io allora, invece di farmi stordire e gonfiare da quella roba.”
Lei mi guarda stupita e aggiunge con tono sarcastico: “Anche tu hai avuto il piacere?”
“E chi non lo conosce? Ormai gli psicofarmaci li vendono anche al supermercato, siamo una massa di insoddisfatti e repressi, la depressione è la malattia del secolo, non lo sai?” cerco di scherzarci su e vedo che i suoi occhi si accendono di interesse.
“Hai ragione” mi dice rialzandosi e avvicinandosi per guardare il mio strumento di lavoro.
Ha un corpicino davvero esile ma è armonioso ed elegante, si muove con grazia e decisione, mi ricorda Felipe in piccolo, molto in piccolo.
“E dimmi, è tanto che fai la ritrattista? Ma che studi hai fatto, hai frequentato qualche accademia d’arte?”
“No, è un dono di natura, niente accademia” le faccio l’occhiolino “mi è sempre piaciuto disegnare, fotografare, e ho conciliato le due cose. Sono una psicologa in realtà, mi sono laureata secoli fa, non ricordo neppure più l’anno, mi affascina la mente umana, intendo, e comprendere le ragioni profonde che determinano le nostre azioni.”
Adesso mi è così vicina che posso sentire il sapore di quel fumo denso che le esce dalla bocca.
“Sei una donna affascinate, Giulia, piena di sorprese e, se mi è lecito, come mai non eserciti la professione?”
“Una storia lunga, che ha a che vedere anche con il farmaco sopra citato” taglio corto perché questa donna mi inquieta, ha uno sguardo che mi penetra dentro e la sua vicinanza, la sua fisicità mi turbano alquanto.
“Potrei essere la tua prima paziente” mi dice e mi appoggia la mano sulla schiena, in basso, nella zona lombare, che in quel momento è nuda, visto che indosso una canotta cortissima e un paio di short a vita bassa.
“Meglio che ti faccia il ritratto, per adesso” le dico cercando di scherzarci su e di sottrarmi alle sue mani.
Lei mi guarda con malizia sorride e dice: “Voglio un nudo, siamo sole in casa, vero?”
“Sì, siamo sole, Fabrizio è via per lavoro” cerco di assumere un tono professionale ma non mi viene. “Puoi sistemarti sulla poltrona, quella vicino la finestra, ti farò un po’ di scatti e poi ne sceglierò uno per il ritratto.”
Si siede e si toglie le scarpe, poi si leva il vestito che fa scivolare sulla scrivania vicina e poi è la volta del reggiseno e degli slip di cotone, che butta a terra con gesti lenti e provocatori.
“Metti un po’ di musica? Così mi rilasso e poso meglio!” e mi strizza l’occhio.
A me viene da ridere perché mi sembra una maledizione, ma che, c’ho il miele addosso, ultimamente?
Accendo lo stereo e metto su un cd di Robbie Williams, lei sembra gradire.
“Allora, come mi metto?”
“Trova una posizione comoda, sarò io poi a dirti cosa spostare e come posizionarti mentre faccio gli scatti.”
Sembra eccitata, si siede appoggiata allo schienale con una gamba sollevata e piegata contro il seno; ha un corpo molto bello, armonioso, da ballerina classica, il seno è piccolo e rotondo e le gambe sono perfette.
Le punto l’obbiettivo addosso e lei sembra sciogliersi, mi sposto e la riprendo da varie angolazioni, giocando un po’ con la luce naturale che le accarezza le forme.
Lei continua a fissarmi e sono costretta più volte a dirle di girare il viso dall’altra parte, per poterla ritrarre di profilo, a tre quarti ecc.
Il rosso dei suoi capelli è un contrasto forte rispetto alla pelle quasi olivastra e appena imbrunita dal sole e quel taglio rocchettaro cozza con i lineamenti delicati e ancora infantili del suo viso. Mi ricorda una giovanissima Milla Jovovich in quel film di Luc Besson, Il quinto elemento.
“Perfetto puoi rivestirti, me le guarderò con calma e poi ne sceglierò una.”
“Posso?” e mi si avvicina per guardare il display della macchina fotografica.
“No, adesso no, dopo magari, quando le avrò scaricate, io lavoro così, non sono una fotografa!”
“Ok” mi dice guardandomi con quel sorrisetto malizioso che mi mette a disagio. Poi mi appoggia una mano sul braccio e mi dice che è stato molto eccitante posare per me.
“Sei una ragazza molto diretta, Antonia.”
“Sì, sono abituata a dire quello che penso e in questo momento, sì, in questo momento, penso che vorrei fare l’amore con te.”
Mi irrigidisco e mi lascio sfuggire una risatina nervosa che freno all’istante appena mi volto per guardarla negli occhi.
Lei è seria e non aspetta che le venga dato un qualsiasi cenno di consenso, mi prende la macchina fotografica dalle mani e la posa sulla scrivania. Mi stringe il polso con una mano. Cerco di dire qualcosa anche se non riesco a emettere alcun suono dalla gola.
“Sst” bisbiglia e mi appoggia l’altra mano sulla bocca.
Sono paralizzata, non riesco a reagire in alcun modo, c’è qualcosa dentro di me che è in attesa, in trepida attesa di sentire, assaporare sensazioni che ho immaginato tante volte.
Adesso sta accadendo davvero, questa splendida fatina dai capelli rossi porta la mia mano sul suo minuscolo seno, sento il capezzolo irrigidirsi al tocco delle mia dita incerte. Lei ansima e chiude gli occhi per un attimo, poi preme la mia mano ancora più forte contro il suo seno e mi libera la bocca. Si avvicina ancora di più a me e mi bacia con dolcezza, i suoi movimenti sono lenti, ipnotici, è come se stesse cercando di non fare qualche passo falso e rompere l’incantesimo che mi ha intrappolata in quella sua morsa di fuoco. La sua bocca scivola verso il mio collo, le sue mani si muovono all’unisono e sento che mi stanno spogliando. La lascio fare, sono stranamente calma e in attesa. Sento le sue dita intrufolarsi nei miei slip e sfiorarmi il pube, si fanno strada sicure e leggere e si aprono un varco dentro di me, le sento scivolare, mentre la sua bocca cerca i miei capezzoli.
Dio, che sensazione forte!
Mi spinge verso il divano ma le mie ginocchia cedono e finisco col sedermi a terra, lei mi raggiunge carponi e mi spinge giù, si insinua tra le mie gambe costringendomi ad aprirle e mi penetra ripetutamente con le dita.
Ansimo e lei affonda la lingua nella mia bocca.
Sono acqua sotto le sue minuscole dita, lei se ne accorge e se le porta alla bocca per assaggiarle, le lecca guardandomi con occhi di fuoco e poi me le affonda di nuovo nella carne.
Sono in estasi!
Sento la sua mano spingersi completamente dentro di me e ho un brivido di piacere così forte che mi fa tremare tutta, lei lo sente e sembra godere quanto me.
Alla fine porta la sua bocca direttamente alla fonte del mio piacere e mi finisce così, dissetandosi di me, e facendomi godere come non mi capitava da una vita.
Mi lascia inerme stesa a terra, con il ventre che ancora pulsa di piacere, mentre lei si alza e si riveste con un ghigno di soddisfazione che non si sforza di nascondere.
Poi se ne esce dicendo: “Credo di aver già pagato il mio ritratto, vero?” E mi guarda con quel sorrisetto malizioso che le accende lo sguardo, mentre si allaccia le scarpe.
Le faccio un cenno d’assenso con il capo, ancora stravolta per quello che ho appena provato.
Mi dà un bacio e se ne esce come se niente fosse.
Io rimango stesa a terra per un pezzo, cercando di rendermi conto che ho appena fatto sesso con una donna e che mi è piaciuto tanto. Poi una risata compulsiva e liberatoria mi sgorga dalla gola e penso a Fabrizio e al fatto che avesse ragione quando affermava che Antonia non aveva i soldi per pagarmi!