26 Una vettura la condusse, l’indomani, fino a una strada popolosa ma deserta, metà triste, metà allegra, con i muri dei giardini negli intervalli delle case nuove, e si fermò nel punto in cui si passa sotto l’arcata a volta di un palazzo in stile Reggenza, coperto adesso di polvere e d’oblio, che, quasi per fantasia, sorge attraverso la strada. Qua e là, alcuni rami verdi, sporgenti fra le pietre, rallegravano quell’angolo di città. Thérèse, suonando alla porticina, vide, nella prospettiva limitata dalle case, una carrucola sopra un lucernario, e una grande chiave dorata, insegna d’un fabbro. Il suo sguardo si riempiva di quegli aspetti nuovi per lei e già familiari. I piccioni volavano sulla sua testa; sentiva chiocciare delle galline. Un domestico con dei baffoni, d’aspetto militare e

