Ho passato le ultime tre ore a ribaltare l'intero armadio senza aver concluso un bel niente. Continuo a guardarmi allo specchio, squadrandomi da capo a piede alla ricerca anche solo di una minima cosa che non mi convinca, ma alla fine mi arrendo all'evidenza che oggi sembra non convincermi l'intero guardaroba. Speravo non arrivasse così in fretta questo giorno... Eppure, da quando Ty mi ha riferito, con tanto di tono raggiante: "i miei vogliono conoscerti!", i giorni invece sono passati talmente veloci che, per un po', non sono riuscita a stare dietro la cognizione del tempo.
Mi spoglio - di nuovo - dall'ennesimo vestito, ed è proprio mentre mi spoglio che sento Masha abbaiare come una forsennata e correre giù per le scale. Controllo sorpresa che ore sono e mi sorprendo ancora di più nel constatare che sia già a casa, e per giunta un'ora prima del previsto.
«Piccola, sono a casa!» Sento la sua voce rauca urlare e dei passi affrettati che ticchettano sulle assi del parquet.
Sento il tipico rumore familiare dei passi pesanti di Masha quando sale le scale e infatti, un attimo dopo, la porta si spalanca e Ty entra raggiante come non l'ho mai visto.
Per un attimo sembra quasi sorpreso di vedermi solo in mutandine, ma poi sembra riprendersi. Guarda il grosso specchio della nostra camera padronale di fronte a me, le ante del nostro armadio spalancate, e dopo una breve perquisizione della stanza esclama: «fammi indovinare: è arrivato il problema "non ho nulla da mettermi"?» Ridacchia, facendomi soltanto innervosire più di quanto lo fossi già.
Non rispondo, e quando gli do le spalle per precipitarmi verso la massa di vestiti sparsa sul letto Ty sembra risvegliarsi, probabilmente capendo di aver esagerato. Sento subito dopo le sue braccia muscolose circondarmi la pancia scoperta, e il suo petto possente si adagia piano, piano sulla mia schiena ricurva. Vengo inondata dalla sua forte acqua di colonia che usa da sempre e che adoro tanto, ma in questo momento quella forte fragranza mi sembra soltanto sgradevole. Ho i muscoli tesi, la pancia che mi fa male per l'ansia e un caldo indescrivibile che non fa altro che peggiorare e farmi sudare sempre di più.
Tento di dimenarmi dalla sua presa ma questa aumenta, e così mi arrendo quando capisco che non riuscirò a liberarmi così facilmente. Rimaniamo in questa posizione scomoda per non so quanto tempo, entrambi senza proferire una parola, finché non sento il tocco delle sue labbra sulla mia spalla nuda. E' soltanto un piccolo bacio a fior di labbra, all'inizio: ma poi i baci aumentano, e mille brividi di freddo salgono lungo la mia spina dorsale ad ogni piccolo bacio: su e giù, giù e su... Continua per un po' in questo modo fino a risalire per ultimo alla nuca, quel punto debole che mi fa inarcare la schiena.
E lo sa... Oh, eccome se lo sa.
Chiudo gli occhi, e di scatto mi dimeno inarcandomi contro il su corpo; il mio ragazzo, lo stronzo, ancora una volta mi prende in contropiede allontanandosi, permettendomi solo ora che mi sento non solo più accaldata, ma anche eccitata, di alzarmi. Stordita e coi sensi annebbiati ho a malapena il tempo di voltarmi che le sue braccia mi afferrano di nuovo, stringendomi in un abbraccio stavolta più dolce e meno possente di quello precedente.
«Stai bene?» Mi chiede, in un sussurro a malapena udibile se solo non ci trovassimo così vicini.
Per un attimo resto sorpresa da quella domanda. Schiudo la bocca un paio di volte non sapendo cosa dire. I suoi occhi verdi speranza, così in risalto con la sua carnagione scura da afro, mi scrutano in modo... protettivo, e per un attimo soltanto sento lo stomaco attorcigliarsi ancora di più e le spalle, finora tese, cedono. Era da tanto che non mi guardava in questo modo...
Dopo l'ennesimo tentativo di pronunciare qualcosa andato a fumo, non so neanch'io perché ma mi ritrovo a piangere e a singhiozzare sulla sua camicia nera che, solo ora la noto, gli sta da Dio.
Per un attimo lo sento esitare sulla sua presa, ma subito dopo sento le sue braccia stringermi di più e la sua grossa mano tra i miei capelli che mi accarezza.
«Piccola, se vuoi possiamo anche rimandare. Non è un problema, davvero. Così possiamo metterci anche alla ricerca del vestito perfetto e prepararci per bene al prossimo tentativo!»
Quell'esclamazione ha il potere di farmi scoppiare a ridere tra le lacrime; mentre io comincio a sentirmi sempre più pazza. Sento il suo petto alzarsi e abbassarsi ritmicamente mentre ridacchia anche lui, e ci stacchiamo soltanto parecchi minuti e risate dopo. Appoggia delicatamente le mani aperte sulla mia schiena, mentre io appoggio il naso sul suo petto, e per un po' ce ne restiamo così mentre mi inebrio del suo profumo, che adesso mi sa finalmente di "casa".
Sospiro: «mi dispiace...» Sussurro.
Subito dopo è lui a spezzare quell'abbraccio. «Per cosa?»
«Per...» Tentenno un po', sentendomi d'un tratto in imbarazzo. Sbuffo: «per essermi comportata come una cavolo di ragazzina viziata!» Quando sono io ad allontanarmi, per fortuna non dice niente e non sembra rimanerci male.
Fisso la massa di vestiti sparsa sul letto, e sì: mi sento una cretina. Dannazione!
«Ho ventotto anni, e mi comporto ancora come se fossi un'adolescente in piena crisi ormonale! Cazzo...» Mi volto, e Ty è ancora lì, proprio dove l'ho lasciato prima, a fissarmi in silenzio. «Scusami.» Sussurro. Mentre non sono sicura nemmeno io per cosa mi stia scusando.
Tutto quello che ho detto è vero, da cima a fondo. Ho ventotto anni, vivo una relazione con un ragazzo che ha occhi solo per me da undici anni, ho due migliori amiche che mi hanno sempre appoggiata in tutto, e in più convivo con Ty da cinque anni e mezzo il quale si è preso le responsabilità di una casa sulle spalle e di un mutuo, per giunta.
Sposto lo sguardo ancora una volta verso il nostro letto matrimoniale come se non ne potessi fare a meno e sia in realtà una punizione, e ancora una volta penso a quanto sono stata stronza per aver pensato anche solo per un istante di non presentarmi a questa cena: il mio ragazzo vuole presentarmi alla sua famiglia, e io sto qui a lamentarmi perché non ho idea di cosa mettermi. Sono un'idiota.
Ty riesce finalmente a spostarsi da lì, e io resto zitta a fissarlo quando si incammina verso il nostro letto mentre guarda con fare ispiratore tutti i miei vestiti. Continuo a guardarlo in silenzio e ancora più curiosa mentre si allunga sul letto e gattona sulla fila dei miei vestiti sparsi, e chissà perché non rimango allo stesso modo sorpresa quando si volta verso di me con un grosso sorriso felino sulla faccia e tra le mani quell'abito di seta nero col taglio morbido e lo spacco sulla coscia sinistra che tanto gli piace. Ha sempre avuto una specie di ossessione per quel vestito, sin da quando lo vide la prima volta: è stato lui ad accorgersi di quel vestito in vetrina, non io. Io non lo avevo notato minimamente.
Scuoto la testa: «no, no e no! Scordatelo! Non metterò mai e poi mai un vestito del genere per presentarmi ai tuoi, no! Assolutamente no.» Ma Ty resta impassibile.
Anzi, alza un sopracciglio mentre continua a guardarmi con quell'aria divertita.
Sospiro. «Ty... No. E' troppo...»
Lo squadro attentamente, cercando un aggettivo adatto per descriverlo, ma l'unico che mi viene in mente è: puttana. Sì, è decisamente da puttana.
«Ty.» Lo richiamo cercando di essere irremovibile; ma lui rimane impassibile, e alla fine sono io ancora una volta ad essere messa con le spalle al muro.
Scuoto la testa, e lui mi sorride già vittorioso quando capisce ciò che sto per fare: assecondarlo, come sempre. Sbuffo: «sappi che se farò brutta figura davanti ai tuoi sarà soltanto colpa tua!»
Ma lui continua a sorridermi, e il sorriso a trenta due denti gli si allarga ancora di più quando mi vede sfilare il vestito dalla gruccia e indossarlo, con un paio di sandali neri semplici.
«Ne sarà valsa la pena!» Esclama.
E riesco a fargli sparire quel sorrisetto sulla faccia soltanto dopo avergli tirato dietro la gruccia del vestito.