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1720 Parole
Se gli fosse accaduto qualcosa, sarebbe morta anche lei. Lo abbracciò quasi con ferocia, poi si accovacciò e fece in modo che Michael la seguisse, mentre lei gattonava verso la cassa. Aprì piano una porta scorrevole del mobiletto: era pieno di graffatrici, rotoli di carta per gli scontrini e buste di plastica. Spostò tutto da un lato e ordinò a Michael di entrare. Lui si stese e si rannicchiò, tremando con gli occhi pieni di terrore. «Devi stare qui e non fare alcun rumore.» Rise quasi isterica per quelle parole e aggiunse: «Non battere i piedi e la testa contro le pareti, altrimenti ti sentiranno, capito?» Lui annuì, ma le strinse forte la mano, come una supplica disperata. «Io farò una corsa verso quei due negozi laggiù.» Lui scosse la testa rapidamente. Aveva visto cos’era successo a quelli che avevano provato a scappare. «Aspetterò che l’uomo cattivo guardi da un’altra parte prima di andare. Corro veloce, io.» Si tolse i tacchi e gli strinse la mano. «Ti giuro che tornerò a prenderti, ma qualsiasi cosa succeda, mi devi promettere che non uscirai di qui e non farai rumore, prometti?» Lo strinse a sé così forte che quasi barcollò, ma lui annuì, anche quando cominciarono a scendergli le lacrime. Vivi si portò le sue dita alle labbra e poi gli baciò la guancia. «Tornerò a prenderti, Michael, non lascerò che ti facciano del male. Ti fidi di me, vero?» Lui fece cenno di sì col capo. «E io mi fido di te, perché lo so quanto sei intelligente.» Le lacrime le offuscavano la vista, ma le ricacciò indietro e un’ondata di determinazione la pervase. Lo baciò di nuovo. «Non muoverti di qui, finché non torno a prenderti. Non importa quanto mi ci vorrà.» Lo guardò fisso. «Tornerò prima che posso. Te lo prometto.» *** L’agente speciale dell’FBI Jed Brennan non era il tipo da centri commerciali, soprattutto durante il periodo natalizio. Avrebbe di gran lunga preferito farsi devitalizzare un dente. In via ufficiale era fuori servizio dall’Unità 4 del Dipartimento di Analisi Comportamentale dell’FBI per smaltire il lungo periodo di ferie arretrate che si erano accumulate. In via non ufficiale, le cose erano ben più complicate. Il suo capo lo aveva caldamente invitato a prendersi un po’ di tempo lontano dal lavoro, dopo che aveva usato eccessiva forza su un sospetto. Ecco cosa si riceveva per aver dato un cazzotto in faccia a un ricco serial killer durante l’arresto. Non era importante che Miles Brandon lo avesse colpito così forte alla testa che il cranio ancora gli doleva, o che avesse anche cercato di infilargli una lama tra le costole. Senza contare quello che aveva fatto alle sue ignare vittime rimorchiate nei bar gay di Washington. Non aveva importanza. Rompere il naso a quel figlio di puttana era contro le regole. Aveva oltrepassato una linea sottile e non si era aspettato che l’agente speciale al comando, Lincoln Frazer, si comportasse in modo diverso, fresco fresco di promozione com’era, dopo che il vecchio capo dell’unità era andato in pensione all’improvviso la settimana prima. Per fortuna, lui e Frazer erano buoni amici da più di dieci anni. Da quando Jed era stato assegnato alla base dell’Aeronautica di Kandahar e aveva chiamato l’FBI per investigare su un sospetto serial killer. Il giovane soldato e l’inesperto agente speciale dell’FBI avevano catturato il serial killer, ma Jed non era riuscito a salvare in tempo Mia, la donna che amava. Il caso aveva reso Frazer una superstar agli occhi dei media, ma era sempre stato un valido investigatore e aveva dedicato la sua vita intera all’Unità di Analisi Comportamentale. Amici o non amici, Frazer aveva il potere non solo di metterlo in panchina, ma anche fuori dai giochi per sempre, se lo avesse voluto. C’erano mille altri agenti federali pronti a scalzarlo dal suo posto, quindi avrebbe aspettato pazientemente che il suo capo sbollisse. Aveva dei casi su cui lavorare nel tempo libero, ed era intenzionato a sfruttare al massimo le ferie forzate. Cosa rara, avrebbe finalmente passato il Natale con la sua famiglia. Le feste di solito peggioravano la generale pazzia dell’umanità, perciò era difficile prendersi giorni di pausa in quei periodi. Il mondo era pieno di squilibrati e sadici che non avevano nulla di meglio a cui badare che scovare modi per fare del male alla gente, e durante le feste la voglia di sangue aumentava in modo esponenziale. Il suo lavoro era mettere un freno alla pazzia, anche se alcuni giorni era dura, e temeva che la sua stessa mente potesse cedere per tutti gli orrori provati. Fanculo, forse il suo capo aveva ragione. Avrebbe passato un po’ del suo tempo a riposo in uno dei luoghi più tranquilli e pacifici della terra: la foresta di Northwoods nel Winsconsin. Il fatto che dovesse far visita alla vedova e al figlio di Bobby non c’entrava con la sua decisione di andare lì. Avrebbe già dovuto farlo mesi prima. La sera precedente aveva incontrato un vecchio amico dell’esercito: Jack Donovan, un detective della Squadra Omicidi di Minneapolis che non vedeva da un paio d’anni. Oggi invece aveva preso la strada per il Winsconsin. Natale era alle porte e avrebbe potuto espletare i suoi obblighi familiari in un’unica incursione relativamente indolore. Ecco perché il centro commerciale. Decisamente meglio la devitalizzazione, e pure senza anestesia. La donna dai capelli rosso brillante e gli occhi intriganti, però, era stata un bonus inatteso. Il coglione che l’aveva buttata a terra non si era neanche accorto di quello che aveva fatto. Per un attimo, Jed aveva titubato tra inseguire l’uomo e aiutare la donna a terra, ma l’istinto protettivo che lui e suo fratello avevano ereditato dal padre non gli aveva permesso di abbandonarla. Anche lui aveva quasi perso l’equilibrio, destabilizzato dalla sua bellezza. Inoltre la donna aveva proprio quell’innata eleganza e quella sicurezza di sé che lo mandavano fuori di testa. Si scrollò di dosso il breve rimpianto dovuto al fatto che non l’avrebbe più vista. Amava le donne, erano le relazioni che evitava come la peste. Il suo non era esattamente il classico lavoro dalle nove alle cinque, e l’aver perso Mia in Afghanistan anni e anni prima aveva racchiuso il suo cuore in una corazza. E tutto questo gli stava più che bene. Comunque, guardare non avrebbe fatto del male a nessuno. Un negozio di caccia catturò la sua attenzione. Migliaia di coltelli di ogni dimensione e colore. Oh, sì. Entrò e si mise a cercare lame per suo padre e i suoi fratelli e un coltellino svizzero per sua madre. Due negozi e avrebbe fatto. Buon Natale. BOOM! Un’esplosione riverberò dalla zona del parco giochi. Ma che c…? Poi rumore di spari. Cristo, terroristi o rapinatori? Jed fece per prendere la pistola e imprecò quando si ricordò di non averla con sé. Aveva lasciato la sua Sig Sauer in macchina perché era intenzionato a farsi un giro sulle montagne russe, come lui, Bobby e suo fratello Liam facevano sempre da adolescenti, e non voleva avere un’arma addosso mentre provava l’ebbrezza della forza di gravità. Mostrò il distintivo alla guardia di sicurezza del negozio. «Chiama il 911 e la sicurezza del centro commerciale. C’è un modo per uscire all’esterno?» Indicò la porta nascosta sul retro del negozio. Il ragazzo annuì, con il telefono pressato sull’orecchio. Jed lo seguì verso il retro, e una donna, probabilmente la manager, infilò la chiave nella toppa. «Aspetta. Ci sono coltelli da caccia sotto la cassa?» Ci poteva essere chiunque dietro quella porta. Voleva un’arma. La sua auto era nel parcheggio dall’altra parte del centro commerciale, se no sarebbe andato a prendere la sua pistola. Adocchiò una vetrina chiusa a chiave contro il muro. Avrebbe potuto spaccarla, ma non voleva attirare troppa attenzione su di sé e le altre persone nascoste. Il tizio della sicurezza lo guardò dubbioso. Jed gli spinse il distintivo sotto il naso. «Agente dell’FBI fuori servizio. Dammi un cazzo di coltello… adesso!» Certo, un coltello poteva fare poco contro un mitra, ma di sicuro era meglio del giocattolo di plastica che aveva nella borsa. Posò il pacchetto sul pavimento, sperando di riuscire a riprenderlo più tardi. Delle pallottole schizzarono lungo il corridoio fuori del negozio, e altre furono sparate dal livello sopra il loro. La gente si rannicchiò in un silenzio tombale. Dalle grida lancinanti provenienti da fuori, capì che dei civili stavano morendo e lui non avrebbe potuto salvare nessuno di loro finché non avesse trovato una pistola. La guardia trafficò sotto il bancone e gli diede un coltello con una lama da quindici centimetri. Meglio. «Cosa vuoi che faccia?» gli chiese. «Questo posto ha un centro di sicurezza interna, giusto?» Il ragazzo annuì, ma pareva dubbioso. «Il centro di sicurezza è su questo piano. Vicino a dove c’è stata la prima esplosione. Non hanno risposto quando li ho chiamati.» Merda. Se i tizi avevano preso d’assalto il centro di sicurezza prima di iniziare l’attacco voleva dire che erano ben organizzati e determinati a fare più danni possibili. Oppure a portarsi via un cospicuo malloppo senza riguardi nei confronti delle vittime. Jed guardò le decine di persone che vagavano incerte. «Falli uscire di qui e di’ ai poliziotti là fuori quello che sai. Quali altri negozi in questo blocco hanno uscite sul retro?» «Noi e il ristorante alla fine della galleria. Una volta che sei sul corridoio, ci sono uscite verso il parcheggio e le piattaforme di carico che usiamo per le consegne.» Jed annuì. «Esci prima che puoi, ma fai attenzione a eventuali cecchini all’esterno. Di’ alla polizia che c’è un…» controllò la punta del coltello, «… agente dell’FBI quasi disarmato, dentro.» Prese il cellulare dalla tasca e chiamò l’ufficio dell’FBI locale. Occupato. Mandò un messaggio al suo capo e rimise il telefono in tasca. Il relax e il divertimento erano finiti. Con cautela aprirono la porta sul retro del negozio e controllarono il corridoio… via libera. La guardia di sicurezza prese il comando. I civili iniziarono a scivolare verso quella che Jed sperava fosse la via di fuga. Un’ombra scura passò davanti al negozio e Jed trattenne il fiato. Era il figlio di puttana che aveva buttato a terra l’attraente rossa. Tutti nel negozio rimasero immobili per un attimo e poi si spinsero frenetici fuori della porta, mentre il tizio si voltava piano verso di loro. Jed lo vide imbracciare il fucile e mirare dritto a loro e non ebbe scelta. Si lanciò anche lui insieme agli altri fuori della porta, e la chiuse con forza dietro di sé, mentre un proiettile trapassò il muro accanto. «Correte» gridò agli altri, indicando frenetico la parte opposta. Rimase immobile e cercò di captare il rumore di passi. Era entrato in modalità attacco come aveva fatto un milione di altre volte. La differenza era che stavolta aveva in mano solo un coltello ed era circondato da civili innocenti che potevano venir colpiti dal fuoco incrociato.
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