LA FAMIGLIA DI LEGNO
1
Il Natale in casa Brown era un’esplosione di decori. Ghirlande larghe come pizze surgelate erano appese alle pareti, microscopiche lampadine colorate brillavano intermittenti sui telai delle porte e sul corrimano delle scale. All’albero di Natale, già appesantito da palline rosse, blu e verdi, Len era stato costretto ad aggiungere, insieme a Bobby e Jenny, i festoni e file di perline e cristalli.
Ma l’aveva fatto senza lamentarsi. Lui era un bravo bambino e doveva continuare a esserlo fino a Natale. Fino a quando Babbo Natale non fosse venuto a portargli il suo vero regalo.
In ogni stanza c’erano dei piatti dorati traboccanti di croccanti, canditi e cioccolatini. I due del soggiorno, appoggiati alla coppia gemella di tavolini bassi di fronte al divano, erano i più grandi. Tuttavia, per un motivo che Len non riusciva a capire, gli era vietato prendere i dolci senza il permesso dei Brown. Anche per Bobby e Jenny valeva la stessa regola, ma loro avevano scoperto il cassetto in cui erano nascosti i cioccolatini e se ne riempivano le tasche e le bocche ogni volta che potevano. Quando Len li aveva visti tirare fuori la confezione dal comò in camera dei Brown, aveva provato ad allungare la mano.
«Toccali e sei morto, orfanello indiano», gli aveva ringhiato Jenny.
Da allora Len si era limitato a osservare sia i dolci nei piatti che la cioccolata sgraffignata da Bobby e Jenny. C’era abituato, dopotutto. Guardare ma non toccare era una delle regole, nella Casa dei Bambini.
Prima che la sua Famiglia di Legno sparisse, a Len bastava puntare il dito verso un dolciume per averlo. E sua madre, ogni volta, gli sorrideva.
Che viso aveva la mamma? Iniziava a non ricordarlo più. Ne conservava una sensazione, più che lineamenti e colori.
Perso nei ricordi, Len era in piedi davanti al camino e ammirava le fiamme divorare tre ceppi. Nella mano destra stringeva una pistola da cowboy, il regalo di compleanno a sorpresa da parte dei nonni. Anzi, dei genitori della signora Brown. Senza staccare gli occhi dal fuoco, Len premette il grilletto.
Bang.
«Len!» La voce di Lisa Brown rimbombò in corridoio. «Per favore, puoi smettere di fare quel suono?»
Bang.
Il giocattolo era divertente per il rumore che faceva, niente di più. Per il resto, gli bastava avere sempre con sé il Babbo Natale. Lo strinse istintivamente al petto. L’aveva intagliato suo padre dal cuore di una quercia ed era l’unica cosa che gli rimaneva dei giorni con la sua Famiglia di Legno. A parte il pupazzo non aveva più niente di quel periodo: nessun giocattolo, niente vestiti e nemmeno i capelli lunghi, che da allora gli erano stati tagliati molte volte.
Incrociò le gambe e si lasciò cadere sul tappeto, di fronte ai ceppi in fiamme.
«Cosa ti ho detto?» esclamò la signora Brown, entrando in salotto. Si intromise tra Len e il camino, e il fuoco fece sembrare rossi i suoi boccoli biondi.
Mi hai detto tante cose, avrebbe voluto rispondere Len. Non stai mai zitta.
A lui parlare non riusciva più tanto bene. Era capace soltanto di chiedere della sua Famiglia di Legno e quando lo faceva gli adulti si arrabbiavano. Così aveva scelto di stare zitto. Nella Casa dei Bambini funzionava, lo lasciavano in pace.
In casa Brown no.
Lisa gli ripeteva sempre che “esprimere i propri sentimenti era necessario per superare il problema”. Che “fare amicizia con gli altri bambini era fondamentale”, così come “sfogare con lei le sue paure”. Len non capiva del tutto cosa volesse dire, ma una volta al giorno era costretto a rimanere da solo con lei in una piccola stanza con le pareti bianche e due poltrone comode. Lì la donna gli parlava, cercando di convincerlo a fare lo stesso e assicurandogli che dopo sarebbe stato più felice e sereno. «Se parlerai con me, con mio marito Ryan e con Bobby e Jenny potrai diventare parte della nostra famiglia. Che ne dici?»
L’avrebbe convinto a sforzarsi, se non avesse aggiunto quell’ultima promessa.
No, Len non voleva. Lui una famiglia ce l’aveva già. Doveva soltanto ritrovarla. Perché avrebbe avuto bisogno di nuovi genitori? Di una Famiglia di Plastica?
Ogni volta che la signora Brown ripeteva quel discorso, Len si stringeva al suo Babbo Natale e soffocava il fastidio. Lei, però, insisteva.
Len aveva capito che la donna aveva una seconda faccia, proprio come una delle maschere di legno che si metteva suo padre quando fingeva di essere un mostro. Solo che lei non aveva bisogno di indossare niente. Quando perdeva la pazienza, il suo volto cambiava, diventava pieno di rughe e faceva paura.
Il pomeriggio del giorno prima, Lisa Brown si era molto arrabbiata perché si era messo a giocare con il pupazzo durante la loro chiacchierata. Len aveva visto gli occhi di lei farsi minuscoli, le labbra stringersi fino a formare delle pieghe attorno alla bocca, ed era stata più spaventosa del solito. Gli aveva ordinato di tornarsene in camera sua e Len era rimasto lì finché Bobby non era venuto a chiamarlo per colazione.
A tavola, la signora Brown aveva sorriso mentre spalmava il burro sui toast caldi. Len aveva potuto mangiarne soltanto uno, come al solito, anche se era affamato per aver saltato la cena. Una volta terminato, si era sporto per indicare il pane ancora in busta, ma gli era stato detto che non si doveva esagerare.
«Altrimenti ti rovini l’appetito», aveva detto Jenny, imitando il tono della madre.
Così Len si era alzato in silenzio e si era piazzato davanti al fuoco, ignorando gli inviti della signora Brown ad andare a guardare la televisione nella stanza accanto. Aveva trascorso lì tutta la giornata e quando in serata gli era caduta sott’occhio la pistola, abbandonata su un divano, la noia l’aveva spinto a prenderla.
E per questo Lisa Brown era di nuovo arrabbiata.
«Sarebbe molto gentile se tu la smettessi di sparare. Che ne dici?» Lo ripeteva sempre. Che ne dici? Che ne dici? Oh Len, che ne dici? Era come uno dei ritornelli che era stato costretto a imparare alla Casa dei Bambini
In risposta, Len fece forza sul grilletto e fece fuoco.
Il volto della donna subì la solita trasformazione: la fronte si increspò, le labbra si strinsero e la palpebra dell’occhio sinistro prese a tremare.
Ma fu soltanto per un momento. Il viso della signora Brown tornò sereno e riapparve il sorriso. Poggiò le mani sul grembiule di pizzo e si chinò, rimanendo in equilibrio sulle punte. «Len, ho un gran mal di testa. Mi faresti il piacere di smetterla?» L’ultima parola suonò come un ordine. «E poi, che ci fai qui da solo? La televisione è nell’altra stanza. Non dovevi andare a guardarla con Bobby e Jenny? È un cartone animato molto bello, con un principe e una principessa. A te non piacciono i principi e le principesse?»
A Len non interessavano i cartoni animati e nemmeno i principi e le principesse. Trovava più interessante guardare il fuoco. Gli ricordava qualcosa, anche se non riusciva a mettere a fuoco cosa. Un senso di nostalgia di… casa. E poi tra quelle fiamme gialle e rosse lo spettacolo c’era eccome. Era da diverso tempo che lì in mezzo Len vedeva, come ombre incandescenti, i volti di un uomo e di una donna. Gli apparivano di fronte e urlavano. Più raramente parlavano con lui come faceva la sua Famiglia di Legno, nella lingua dei Boschi, delle Stelle e della Luna. Gli dicevano che la gente era cattiva, che White Lake era cattiva. Soffrivano, Len lo capiva dalle loro espressioni.
La prima volta che aveva visto le Persone Dentro il Fuoco era stato nella Casa dei Bambini. Il camino era stato acceso e Len arrostiva i marshmallow con gli altri. Poi erano comparsi i volti, confusi tra le lingue di fiamme e contorti dal dolore. Len aveva poggiato lo spiedino e tirato la suora per la gonna.
«Cosa c’è Len?»
Lui aveva indicato i volti.
«Ti fa paura il fuoco?»
Len aveva continuato a puntare le due facce urlanti, ma la Sorella non li vedeva. E nemmeno gli altri bambini, che continuavano a far sciogliere i marshmallow. Solo lui poteva. Da allora in ogni fiamma abbastanza grande da farci entrare un viso, riconosceva le Persone Dentro il Fuoco.
«Len?» La signora Brown gli mise le mani sulle spalle. «Guardami in faccia, quando ti parlo.»
Obbedì. Le iridi azzurre lampeggiarono anche se non vi brillavano le fiamme. «È Natale, piccolo. E a Natale tutti i bambini sono felici.» Il sorriso fatto di incisivi un po’ troppo sporgenti divenne una linea non appena Lisa Brown notò che stringeva al petto il suo Babbo Natale. «Ancora questo pezzo di legno?»
Cercò di strapparglielo, ma Len si divincolò e le diede la schiena.
«Proprio non ti capisco. Con tutti i bei giocattoli che Bobby ti potrebbe prestare.»
Len odiava i giocattoli di Bobby. Soldatini, mostri e automobili, tutto di plastica, come la pistola. La lasciò cadere per tenere più stretto il pupazzo. La plastica era falsa, come la famiglia Brown, mentre a Len piacevano gli oggetti di legno. Suo padre glielo ripeteva sempre: «Il legno è vero, è vivo.» Era profumato e Len si sentiva al sicuro. Proprio come con la sua Famiglia di Legno.
«Basta, tienilo pure, un giorno ti accorgerai di quanto è brutto. Vieni con me.» Lisa Brown raccolse la pistola, prese Len per un polso e lo trascinò oltre l’arco verde di vischio. Nella stanza a fianco gli rimise in mano il regalo dei nonni e lo costrinse ad affondare nel divano tra Bobby e Jenny. I due bambini distolsero lo sguardo dalla televisione per seguire la scena.
«Ora starai qui a guardare il cartone, senza sparare», intimò la donna. E poi ai figli. «Bambini, raccontate a Len cosa si è perso.»
«Certo mammina», disse Jenny. Si rivolse a Len. «È la storia di una brava bambina che viene maltrattata dalle sorelle più grandi. Anche la madre è cattiva, perché non è la sua vera madre e le fa pulire a terra, i vetri e il resto della casa.»
«Brava, Jenny.» La signora Brown fece un gran sorriso alla ragazzina, diede un bacio al figlio e se ne andò.
Non appena ebbe infilato la porta della cucina, Jenny e Bobby si alzarono.
«Che ci fai qui?» chiese lei. I suoi occhi erano belli come quelli della madre, ma c’era la stessa cattiveria di quando Lisa Brown si toglieva la maschera.
Len non rispose.
«Oltre a essere indiano, orfano e muto sei pure sordo? Ti ho chiesto perché sei venuto. Il tuo posto è davanti al camino, come i cani.»
«Sì, sì, come i cani», si intromise Bobby, il doppio mento che ondeggiava a ogni movimento della mandibola. «Papà dice alla mamma che sei come un cane sognoso.»
«Rognoso, stupido», lo corresse la sorella. «Dice che è un cane rognoso. E dice anche che ci darà problemi.» L’indice girava nella spirale di un boccolo biondo. «Noi viviamo bene senza di te.»
Afferrò Len per il polso, ma mollò la presa quando si sentì il ticchettio delle scarpe della signora Brown in corridoio. Un momento dopo la donna entrò nella stanza. In mano reggeva una rivista, con un dito infilato tra le pagine come segnalibro.
«Bambini, volete vedere cosa preparo per stasera?»
La gonna larga si gonfiò a palloncino mentre si inginocchiava sul tappeto accanto ai figli. Aprì il giornale e con l’unghia laccata di rosso indicò qualcosa. Len si sporse appena in tempo per vedere l’immagine di quattro biscotti a forma di albero di Natale tenuti insieme da un nastro rosso.
«Che ne pensate?»
«Sono bellissimi, mamma», esclamò Jenny.
«Buoni», fu il commento di Bobby, che contemplava il disegno con la bocca aperta e il labbro inferiore proteso e lucido di saliva.
«Bene, fate i bravi e forse li assaggerete prima di vostro padre.»
Lisa Brown carezzò le teste dei figli, richiuse la rivista e scomparve in un rimbombo di passi veloci.
Dopo aver sbirciato l’illustrazione sulla carta lucida, Len aveva provato a infossarsi tra due cuscini del divano. Avesse potuto sprofondare, l’avrebbe fatto.
«Tu non li mangerai, i biscotti», riprese Jenny, arricciando di nuovo il boccolo. «Anzi mangerai le briciole per terra.»
Bobby rise. Lo faceva aspirando l’aria dalla bocca aperta, sembrava il verso del maiale. «Che ne dici, piccolo orfanello cagnolino indiano?»
Si chinarono su di lui e Len nascose il viso dietro la piccola testa di legno del suo Babbo Natale.
«Lo sai che il tuo giocattolo fa proprio schifo?» disse Jenny.
«È un gioco per piccoli orfanelli cagnolini indiani? Lo voglio io», intervenne Bobby. Allungò le mani e Len riuscì a spostare il pupazzo un attimo prima che le dita grassocce lo afferrassero.
Dalla prima volta che erano stati lasciati soli, Bobby aveva già tentato di prendere il suo giocattolo. Fino ad allora però Len era sempre riuscito a impedirglielo, malgrado l’altro fosse più alto e pesasse almeno il doppio.