Mentre salgo in macchina per andare all’ospedale, annuso l’aria come so fare da quando ero piccola: odora di freddo, sì, sì, è proprio l’odore che prende l’autunno quando stringe un altro giro alla sua vite e accorcia il tratto che lo separa dall’inverno. È un odore cristallino che sa di posti lontani, più nel tempo che nello spazio, un odore della memoria, perché oltre al profumo della tramontana ci senti la nota fragile e sfuggente del fumo delle prime stufe accese, chissà dove. Ho imparato a conoscere il disegno che si staglia contro il cielo al tramonto: lo skyline. Occidente è proprio oltre il monte Fronté, là dietro è un po’ Provincia Granda e un po’ Francia, gli alpeggi sono ormai deserti, il vento piega i cardi e l’acqua dei ruscelletti sta già cominciando a gelare nelle ore nottu

