Nel petto di Reuben Bourne era annidato ora un incomunicabile segreto, qualcosa che doveva celare con la massima cura proprio alla persona, che egli più amava e stimava. Rimpiangeva profondamente, amaramente, la vigliaccheria morale che gli aveva gelato le parole sulla bocca, quando stava per parlare, ma l’orgoglio, e il timore di perdere l’affetto di Dorcas, il terrore del disprezzo universale ormai gli impedivano di ristabilire la verità. Sentiva che il suo abbandono di Roger Malvin era un’azione che non meritava rimprovero. Se fosse rimasto, e così avesse inutilmente sacrificato la propria vita, avrebbe semplicemente aggiunto una nuova e inutile agonia agli strazi del moribondo. Ma l’aver nascosto la verità aveva conferito a un atto giustificabile i segreti effetti di una colpa, e Reuben, mentre la ragione gli diceva che si era comportato rettamente, esperimentava in non leggera misura gli orrori mentali che puniscono quanti commettono delitti occulti. Per una certa associazione di idee, a volte egli immaginava quasi di essere un assassino. Inoltre per anni fu occasionalmente tormentato da un pensiero, di cui egli avvertiva la follia e la stravaganza, ma che tuttavia era incapace di bandire dalla propria mente. Con abbietto terrore immaginava, a volte, che suo suocero fosse ancora seduto ai piedi della roccia, sulle foglie secche, e che vivo attendesse il soccorso, che lui gli aveva promesso. Questa forma di inganno mentale non lo dominò mai completamente, egli mai scambiò per realtà la folle fantasia, ma quando si sentiva più calmo, con la mente più lucida e sgombra, era conscio che non aveva ancora mantenuto una solenne promessa, che un cadavere insepolto lo chiamava dalla solitudine della foresta. Eppure siffatte erano le conseguenze della sua prevaricazione, che egli non poteva ottemperare a quell’ordine. Era ormai troppo tardi per chiedere l’assistenza degli amici di Roger Malvin, che a lui si unissero per le troppo a lungo differite esequie, e i superstiziosi terrori, che dominavano così tirannicamente la popolazione di quelle prime colonie, impedivano a Reuben di partir solo. D’altra parte non sapeva come avrebbe potuto, per quella sterminata foresta vergine, rintracciar la levigata roccia istoriata, ai piedi della quale giaceva il clamante cadavere: il suo ricordo del percorso seguito nell’allontanarsi dalla roccia era quanto mai impreciso, l’ultima parte non aveva lasciato traccia alcuna sulla sua mente. E tuttavia avvertiva un perenne impulso, sentiva una voce udita solo da lui, che gli ordinava di recarsi in quel posto a mantenere la promessa fatta, e aveva la strana impressione che, si fosse mai provato, subito si sarebbe infallantemente diretto verso le ossa di Malvin. Ma un anno dopo l’altro quella muta voce ch’egli udiva restava senza ascolto. Il suo unico segreto pensiero si trasformò in una catena che gli legava lo spirito, in un serpente che gli straziava il cuore, ed egli divenne una persona mesta, e tuttavia irascibile.
Nel corso di pochi anni dopo il loro matrimonio la situazione economica di Reuben e Dorcas cominciò a subire visibili mutamenti. L’unica ricchezza del primo erano stati il suo saldo cuore e le sue braccia robuste, mentre la donna, unica erede del padre, aveva portato in dote al marito una fattoria che, essendo di più antica costituzione, era più ampia e meglio fornita di bestiame che la maggior parte dei poderi di frontiera. Ma purtroppo Reuben Bourne non si mostrò agricoltore diligente, e mentre le fattorie degli altri coloni divenivano ogni anno più floride, la sua deteriorava in ugual misura. La lunga tregua con gli indiani aveva incoraggiato gli agricoltori, i quali erano una volta costretti a regger l’aratro con una mano e con l’altra a stringere il moschetto, e dovevano ritenersi fortunati se i frutti delle loro pericolose fatiche non venivano incendiati nei campi o nel granaio dai loro selvaggi nemici. Ma Reuhen non pareva profittare delle mutate condizioni, né d’altra parte si può affermare che le sue brevi fasi di diligenza sortissero felici risultati. L’irascibilità, che negli ultimi anni aveva finito per costituire uno dei suoi tratti caratteristici, era un’altra causa del declino della sua fortuna, dando origine a frequenti litigi negli inevitabili rapporti con gli altri coloni. Ne risultavano innumerevoli cause civili, perché gli abitanti della Nuova Inghilterra, in quei primi anni di vita e nelle difficili condizioni del paese, ogni volta che era possibile ricorrevano alle leggi per dirimere le loro controversie. In breve le cose non andavano molto bene a Reuben Bourne, anche se fu solo molti anni dopo il suo matrimonio che si vide ridotto alla miseria, con un unico espediente cui ricorrere contro il fato maligno che l’aveva perseguitato. E che consisteva nel far piovere la luce del sole su qualche profondo recesso della foresta, cercando sostentamento al vergine petto della natura selvaggia.
Ruben e Dorcas avevano avuto un unico figlio, ormai di quindici anni, bello di giovinezza, e che dava ampie promesse di splendida virilità. Egli era particolarmente adatto ed anzi eccelleva in tutti quegli esercizi ardui e pericolosi, che la vita alla frontiera richiedeva: agile piede, mira infallibile, prontezza nell’intuire una situazione, infine un cuore riboccante di coraggiosa letizia. Tutti quelli che prevedevano un ritorno della guerriglia contro gli Indiani parlavano di Cyrus Bourne come del predestinato capo della colonia. Il ragazzo era amato dal padre con una profonda e muta passione, come se tutto ciò che vi era di buono e di bello nella sua natura fosse stato trasferito a questo suo figlio, che in sé adunava ogni suo affetto. Persino Dorcas, sebbene amata e amante, gli era assai meno cara, perché i segreti pensieri e l’inconfessabile strazio avevano gradualmente trasformato Reuben in un egoista, che non riusciva più ad amare fortemente se non chi possedeva o gli pareva possedere un qualche riflesso, una qualche affinità con la sua propria natura. In Cyrus riconosceva ciò che era stato lui in giorni antichi, e ad intervalli pareva partecipare all’esuberanza del ragazzo, essere come rinnovellato da una vita fresca e felice. Reuben si fece accompagnare da suo figlio nella spedizione che intraprese per scegliere un tratto di terreno e abbattere e bruciare gli alberi, come era indispensabile fare prima che si potesse pensare a muovere i domestici penati. In questo modo trascorsero due mesi autunnali, dopo di che Reuben Bourne e il suo giovane cacciatore tornarono a trascorrere il loro ultimo inverno nella colonia.
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Fu ai primi del mese di maggio che la piccola famiglia troncò quei legami di affezione coi quali si sentiva legata a oggetti inanimati, e diede l’addio a quei pochi che, anche nella sventura, avevano continuato a considerarsi loro amici. La tristezza degli ultimi istanti venne, per ciascuno dei pellegrini, mitigata da motivi speciali. Reuben, una persona cupa, misantropo perché infelice, camminava davanti agli altri con il suo solito aspetto severo, gli occhi bassi, sentendo pochi rimpianti e non volendo confessarne alcuno. Dorcas, mentre piangeva abbondantemente nel dover spezzare i vincoli coi quali la sua semplice e affezionata natura si era legata a tutto ciò che la circondava, sentiva che gli abitanti del suo cuore più segreto partivano con lei, e che tutto il resto avrebbe potuto facilmente ritrovarlo ovunque si fosse recata. Il ragazzo poi si asciugò una lacrima dall’angolo degli occhi e subito pensò agli avventurosi piaceri della foresta vergine.
Chi mai, quando s’abbandona con entusiasmo ai sogni, non ha desiderato di errare per un mondo di estiva solitudine, con un essere bello e soave, che leggermente gli si poggi sul braccio? Nella giovinezza, libero ed esultante, non conoscerebbe altra barriera se non le onde dell’oceano o le cime nevose delle montagne; nella calma virilità sceglierebbe a dimora la valle di un cristallino fiume, dove la natura abbia profuso le sue ricchezze; e la canuta vecchiaia, quando dopo lunghi e lunghi anni di vita innocente, arrivasse di soppiatto, lo troverebbe padre di una gente, patriarca di un popolo, fondatore di una futura nazione possente. Scenderebbe poi anche la morte, come il dolce sonno che salutiamo lieti dopo un giorno felice, e i suoi remoti discendenti farebbero lamenti sulla venerata polvere. La tradizione gli conferirebbe misteriosi attributi, gli uomini delle future generazioni lo considererebbero un semidio, e la remota posterità lo contemplerebbe, circonfuso di gloria, all’inizio di una vallata di millenni.
L’intricata e buia foresta, per la quale i personaggi del mio racconto avanzavano, differiva di molto da quella fantasiosa terra, immaginata dal sognatore, eppure v’era qualcosa nel loro modo di vita che si confaceva con la natura e le mordaci cure che li avevan seguiti dai mondo erano l’unico ostacolo alla felicità. Un robusto e crinito cavallo, che recava tutta la loro ricchezza, non rifiutava di sobbarcarsi anche il peso di Dorcas, che, di robusta costituzione, verso la fine del giorno si metteva a camminare a fianco del marito. Reuben e suo figlio, col moschetto in spalla e le asce pendule dalla cinghia, camminavano a una buona andatura e volgevano in giro occhi da cacciatore, per scoprire la selvaggina, che avrebbe fornito loro il cibo. Quando la fame si faceva sentire si fermavano e preparavano il desco sulla riva di qualche illibato ruscello della foresta, che, com’essi si inginocchiavano a bere con avide labbra, mormorava in dolce ritrosia, quale fanciulla al primo bacio d’amore. Dormivano sotto una capanna di frasche e si svegliavano sul far dell’alba, pronti alle fatiche di un’altra giornata. Dorcas e il ragazzo procedevano pieni d’allegria, e persino lo spirito di Reuben manifestava, a tratti, un’esterna vivacità, mentre, nel suo intimo, avvertiva sempre quel gelido strazio, il quale gli ricordava i nevai che, sottesso un manto di virenti foglie, si attardano nel fondo di un burrone o nel letto di un ruscello.
Cyrus Bourne era abbastanza esperto di boschi per accorgersi che suo padre non seguiva il percorso che essi avevano compiuto, durante la loro spedizione dell’autunno precedente. Adesso puntavano più a nord, si allontanavano più direttamente dai villaggi e stavano per penetrare in una regione, tuttora dominio esclusivo di animali feroci e uomini selvaggi. Il ragazzo aveva alcune volte manifestato la sua opinione su quell’argomento, e Reuben gli prestava attentamente ascolto, e una volta o due aveva anche cercato di mutare la direzione della loro marcia per seguire i consigli del figlio. Ma, dopo aver fatto così, sembrava a disagio. Lanciava un rapido sguardo errabondo in avanti, quasi cercasse nemici annidati dietro ai tronchi, e, non scorgendo nulla, lo volgeva alle spalle, come temesse qualche imboscata. Cyrus, accorgendosi che suo padre gradualmente riprendeva l’antica direzione, non osò insistere oltre, e sebbene talvolta avvertisse un senso di peso sul cuore, per la sua stessa natura avventurosa non poteva lamentare la maggior lunghezza né il mistero di questa nuova spedizione.
Il pomeriggio del quinto giorno si fermarono e misero l’accampamento un’ora circa prima del tramonto. L’aspetto del terreno, nelle ultime miglia, era stato variato da brevi ondulazioni, che facevan pensare a immense onde pietrificate, e la famiglia aveva eretto la capanna e acceso il fuoco in una delle molte vallette, un angolo di selvaggia e romantica bellezza. Non avvertite un senso di gelo, e al tempo stesso qualcosa di rincuorante, al pensiero di questi tre esseri, che, legati tra loro dai saldi vincoli dell’amore, sono isolati da tutto ciò che vive intorno? Gli oscuri e cupi pini li contemplavano dall’alto e, quando il vento frusciava tra le loro vette, emettevano un suono melanconico: gemevan forse, quei vecchi alberi, pel timore che quegli uomini fosser venuti ad applicar l’ascia alle loro radici? Reuben e suo figlio, mentre Dorcas preparava la cena, decisero di allontanarsi in cerca di selvaggina, dato che durante il giorno non erano riusciti a trovare nulla. Il ragazzo, dopo aver promesso di non allontanarsi di troppo dall’accampamento, partì col suo passo leggero ed elastico, che faceva pensare a quello del cervo che sperava di uccidere, mentre suo padre, avvertendo una fugace felicità nell’osservarlo, stava per allontanarsi in direzione opposta. Dorcas, nel frattempo, si era seduta presso il fuoco di ramoscelli, sopra il tronco fradicio e muscoso di un albero sradicato tanti anni prima. Di tratto in tratto lanciava uno sguardo alla pentola che cominciava a bollire, poi tornava a immergersi nella lettura dell’Almanacco del Massachusetts, che con la Bibbia in vecchi caratteri gotici, rappresentava l’intera biblioteca della famiglia. Nessuno è più attento alle arbitrarie divisioni del tempo, di quelli che vivono al di fuori della società, e Dorcas infatti osservò, come si trattasse di cosa importante, che quel giorno era il 12 maggio. Il marito ebbe un sobbalzo.