La sepoltura di Roger Malvin - di Nathaniel Hawthorne-2

2022 Words
— Si — rispose l’altro. — Quello stesso giorno, prima del tramonto, giunsi in un campo di cacciatori e li guidai verso il punto dove il mio camerata attendeva la morte, e adesso è un uomo robusto e pieno di salute, che vive nella sua fattoria ben lontano dalla frontiera, mentre io sono qui ferito, nel cuore della foresta. Questo esempio, che fu di gran peso nel determinare la decisione di Reuben, trovò un inconscio ausilio nella celata forza di molti altri motivi. Roger Malvin s’accorse che stava per vincere la partita. — Vattene ora, figlio mio e voglia il Cielo benedirti! — dichiarò. — Qualora poi incontrassi amici, non tornare con loro, perché le tue ferite e la prostrazione potrebbero aver la meglio su te. Manda invece due o tre, che possano essere facilmente distaccati, a ricercarmi, e credimi, Reuben, che il mio cuore sarà più leggero a ogni passo che tu muovi verso casa. — Eppure, tanto nel volto che nella voce che aveva pronunziato queste parole, sarebbe forse stato possibile avvertire un leggero mutamento, perché, tutto considerato, era una ben terribile morte morire solo in quella solitudine paurosa. Reuben Bourne, convinto appena a metà di comportarsi secondo coscienza, infine si alzò in piedi e si preparò al viaggio. Ma prima, sebbene contro i desideri di Malvin, volle raccogliere una piccola provvista di radici e di erbe, che avevano costituito il loro unico nutrimento durante gli ultimi due giorni. Questa inutile provvista egli la pose a portata di mano del moribondo, per il quale anche preparò un giaciglio di foglie secche. Poi, salendo sulla vetta della roccia, che da un lato era rotta e scabra, trasse a sé il giovane querciolo, e legò il fazzoletto al ramo più alto. Questa precauzione non era del tutto inutile per orientare chi fosse eventualmente venuto alla ricerca di Malvin, perché ogni parte della roccia, tranne la sua superficie frontale ampia e levigata, anche a breve distanza restava celata dal folto intrico del sottobosco. Il fazzoletto aveva servito a bendare la ferita, che Reuben aveva ricevuto al braccio; nell’atto di legarlo all’albero egli giurò, per il sangue che l’aveva macchiato, che sarebbe tornato a salvare la vita del suo compagno, oppure a comporne il cadavere in una fossa. Poscia discese, e con gli occhi bassi si fermò davanti a Roger Malvin, per riceverne le ultime raccomandazioni. L’esperienza di quest’ultimo lo mise in grado di dare molti e precisi consigli, intesi a guidare il giovane per quella vergine foresta. Su questo argomento parlò con calmo impegno, quasi stesse per congedarsi da Reuben, pronto a partire per una battaglia o una caccia, mentre lui se ne stava tranquillamente a casa, e non come se quel volto umano, che presto se ne sarebbe andato via, fosse l’ultimo che egli avrebbe mai visto in vita sua. Ma questa sua calma s’incrinò, poco prima che avesse terminato di parlare. — Reca le mie benedizioni a Dorcas, e dille che la mia ultima preghiera sarà per lei e per te. Dille di non volertene, se tu mi hai abbandonato qui — Reuben a queste parole si sentì mancare — perché non dubito che saresti stato pronto a sacrificare la tua vita, se il tuo sacrificio avesse potuto essermi di qualche utilità. Dopo aver per alcun tempo pianto la morte di suo padre, lei ti sposerà, e possa il Cielo concedervi lunghi giorni felici, e possano i figli dei vostri figli adunarsi intorno al vostro letto, il giorno lontano in cui spirerete. E senti ancora, Reuben. — soggiunse, come se la fragilità dell’umana natura riuscisse infine a farsi sentire; — quando le tue ferite saranno rimarginate, e avrai recuperato le forze, ritorna... ritorna a questa desolata roccia, e deponi le mie ossa in una tomba, e recitavi sopra una preghiera. Un’importanza quasi superstiziosa, originata forse dalle abitudini degli indiani, che si sfogavano tanto sui morti che sui vivi, veniva attribuita dai nostri lontani padri ai riti della sepoltura, e infatti si potrebbero citare molti esempi, in cui si sacrificò la vita nel tentativo di dar sepoltura a quelli, che erano caduti sotto la spada dei selvaggi. Reuben perciò avvertì tutto il peso della promessa, che pronunziò con la massima solennità, di tornare a celebrar le esequie di Rogen Malvin. È notevole che quest’ultimo, rivolgendogli le sue estreme parole di commiato con tutto il cuore non cercasse più di far credere al giovane che un pronto soccorso sarebbe stato in grado di salvargli la vita. Nel suo intimo Reuben era convinto che non avrebbe mai più visto Malvin in vita. La sua natura generosa avrebbe ben voluto trattenerlo, a qualunque rischio, finché il vecchio non fosse spirato; ma il desiderio di vivere, la speranza di poter essere ancora felice si erano rafforzate nel suo cuore, a tal punto che non era più in grado di resister loro. - E adesso basta — dichiarò Roger Malvin, avendo ascoltato le promesse di Reuben. — Adesso vattene, e che Dio ti faccia arrivare presto a casa! Il giovane gli strinse la mano in silenzio, poi si voltò per andarsene. Ma i suoi lenti passi incerti gli avevano fatto percorrere un assai breve cammino, quando la voce di Malvin lo richiamò. — Reuben, Reuben, — gridò con voce fioca, e Reuben tornò e si inginocchiò presso il moribondo. — Sollevami e appoggiami contro la roccia — fu la sua ultima preghiera. — Il mio viso si volgerà verso casa, e io riuscirò a vederti un momento più a lungo, mentre ti allontani fra gli alberi. Reuben, dopo aver sistemato il compagno nella posizione che gli era stata indicata, riprese il suo solitario cammino. I primi passi li compì più rapidamente di quanto glielo permettessero le sue deboli forze, perché una sorta di rimorso, che talvolta tormenta gli uomini anche quando compiono azioni quanto mai giustificabili, gli faceva desiderare di poter presto nascondersi agli occhi di Malvin. Ma, dopo aver percorso un po’ di strada sulle cricchianti foglie della foresta, strisciò indietro, spinto da una crudele e dolorosa curiosità e, nascosto dalle terrose radici di un albero sradicato, contemplò con avidità il derelitto vecchio. Il sole del mattino brillava limpido, gli alberi e gli arbusti assorbivano la dolce aria del mese di maggio, e tuttavia il volto della natura sembrava velato a lutto, quasi provasse simpatia per quella pena mortale, per quello sconforto. Roger Malvin aveva sollevato le mani in una fervida preghiera, e alcune delle sue parole, echeggiando per il silenzio dei boschi, si insinuarono nel cuore di Reuben e gli causarono un indicibile strazio. A frasi rotte il moribondo invocava la benedizione di Dio su Reuben e Dorcas; nell’ascoltarle il giovane sentiva la coscienza, o qualcosa di simile, che cercava di persuaderlo a tornare e a fermarsi ai piedi della roccia. Avvertiva quanto desolato fosse il destino di quell’essere nobile e generoso, che egli aveva abbandonato nell’ora estrema. La morte gli sarebbe giunta col lento approssimarsi di un cadavere, che gradualmente avanzi per la foresta e a ogni istante lo spii col terribile volto irrigidito, da un albero sempre più vicino. Ma tale sarebbe stato anche il destino di Reuben, si fosse egli attardato anche un solo giorno, e chi può biasimarlo se non se la sentì di compiere così inutile sacrificio? Mentre volgeva un ultimo sguardo al moribondo una fugace brezza fece ondeggiare il piccolo pennone del querciolo, ricordando a Reuben la sua solenne promessa. * * * Parecchie circostanze contribuirono a ritardare il ritorno del ferito verso la frontiera. Il secondo giorno le nubi, raccogliendosi dense in cielo, gli impedirono di regolare il suo cammino sulla posizione del sole, ed egli non si accorse che ogni sforzo della sua energia ormai quasi esaurita non faceva che allontanarlo dalla casa che cercava. Il suo misero sostentamento era fornito da bacche e da altri frutti spontanei della foresta. È vero che talvolta s’imbatteva in branchi di cervi, che frequentemente le pernici gli frullavano tra i piedi, ma nella battaglia aveva consumato tutte le munizioni, e così adesso non era in grado di ucciderle. Le sue piaghe, inciprignite dai costanti sforzi nei quali risiedeva la sua unica speranza di vita, avevano minato la sua vigoria, e a tratti gli confondevano la ragione. Ma anche durante queste fasi di obnubilamento, il giovane cuore di Reuben continuava a restare attaccato alla vita, e fu solo quando si trovò assolutamente incapace di compiere alcun movimento, che si lasciò cadere ai piedi di un albero, in attesa della morte. In questa situazione venne scoperto da una pattuglia che, non appena si era avuta notizia della battaglia, era stata spedita al soccorso dei sopravvissuti. Essi lo trasportarono al più vicino villaggio, che per caso era proprio il suo. Dorcas, nell’innocente semplicità di quei tempi antichi, vegliò il suo innamorato e gli somministrò tutti quei conforti, che solo il cuore e la mano di una donna possono offrire. Per parecchi giorni la mente di Reuben errò confusa tra i ricordi dei mille pericoli e delle privazioni che aveva dovuto superare, ed egli era incapace di dare risposte precise alle domande che tanti ansiosamente gli rivolgevano. Non era ancora giunta alcuna precisa e autentica narrazione della battaglia, così che madri, mogli, figli non sapevano se i loro cari erano stati fatti prigionieri, o erano caduti nella definitiva cattività della morte. Dorcas nutrì i suoi timori in silenzio, finché un pomeriggio Reuben, destandosi da un sonno irrequieto, parve infine riconoscerla più perfettamente di quanto non avesse fatto prima. La fanciulla s’accorse che l’innamorato era in sé, e allora non seppe frenare più a lungo la sua filiale ansietà. — Mio padre, Reuben? — cominciò, ma il mutamento che notò sul volto dell’innamorato la obbligò a interrompersi. Il giovane si contrasse tutto come sotto il morso di un aspro dolore, e le pallide guance smunte si imporporarono violentemente. Il suo primo impulso fu di coprirsi il viso, ma poi, con un evidente sforzo disperato, fece per sollevarsi a sedere e parlò con veemenza, come dovesse difendersi da un’immaginaria accusa. Tuo padre era rimasto gravemente ferito in battaglia, Dorcas, e mi aveva ordinato di non occuparmi di lui, ma solo, di condurlo in riva al lago, che potesse spegnere la sua tremenda arsura e morire. Ma io non ho voluto abbandonare il vecchio nella sua ora estrema, e sebbene anch’io ferito, l’ho aiutato, l’ho sostenuto con la forza che lui restava, l’ho condotto via con me. Per tre giorni abbiamo errato insieme, e tuo padre resisteva meglio di quanto avessi previsto. Ma la mattina del quarto giorno, svegliandomi, lo trovo spossato, esaurito, non era più in grado di procedere, l’energia vitale gli fluiva via rapida, e... Ed è morto! — esclamò Dorcas, con un filo di voce. Reuben capì quanto impossibile fosse confessarle che il suo egoismo, il desiderio di sopravvivere l’avevan indotto a partirsene, prima che il fato del vecchio si fosse compiuto. Non disse nulla, si limitò a chinar la testa, vinto da onta e prostrazione si lasciò ricadere sul letto e nascose il viso nel guanciale. Dorcas pianse nel vedere che i suoi timori erano confermati, ma la notizia, da lungo tempo paventata e prevista, per questo appunto la ferì con minor violenza. — E tu hai scavato una fossa per il mio povero padre, nel cuore della foresta, Reuben? — fu la domanda nella quale la fanciulla manifestò la sua filiale pietà. — Deboli erano le mie mani, ma ho fatto quanto ho potuto — rispose il giovane in tono soffocato. — Sulla sua testa sorge una nobile pietra tombale, e volesse il Cielo che anch’io potessi dormire tranquillo come lui! Dorcas, notando la violenta disperazione di queste ultime parole, non rivolse quel giorno altre domande, ma il suo cuore si placò nel pensiero che a Roger Malvin non erano mancate quelle umili esequie che, date le circostanze, era possibile celebrare. Il racconto del coraggio e della fedeltà di Reuben nulla perse quando da lei venne narrato ad amici e conoscenti e il povero giovane, che con incerto passo usciva infine dalla sua camera di malato a respirare le prime boccate d’aria, ricevette da ogni lingua la straziante e umiliante tortura di lodi non meritate. Tutti ammisero che egli ben poteva chiedere la mano della bella fanciulla, al cui padre era rimasto fedele sino alla morte, e siccome questo non è un racconto d’amore basterà dire che, pochi mesi dopo, Reuben divenne il marito di Dorcas Malvin. Durante la cerimonia nuziale il volto della sposa era soffuso di rossore, ma pallido quello dello sposo.
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD