Io e Damiano ci ritroviamo alle quattro del pomeriggio a cucinare quel pranzo che alla fine oggi abbiamo saltato, e dato che l'umore è migliorato notevolmente a entrambi si è aperto un buco nello stomaco.
Niente che un etto di pasta e una bistecca non possano sistemare.
Quando l'acqua bolle ci verso dentro i paccheri e affido a Damiano il compito di preparare il soffritto.
Non l'avessi mai fatto.
Qualche minuto dopo lo vedo affettare la cipolla in modo così disastroso da rischiare un paio di volte di tagliarsi le dita, e per un po' lo lascio fare perché il suo essere impacciato mi diverte.
Quando il coltello si avvicina per la terza volta ad una distanza ridicola dal suo polpastrello però decido di intervenire, avvicinandomi al bancone su cui è posizionato lui per evitare di dover correre al pronto soccorso.
«Sei un impiastro»
Osservo, scuotendo la testa, e lui in tutta risposta poggia il coltello sul tagliere e si mette le mani sui fianchi con fare polemico.
«Impiastro ce chiami tu sorella amò, io sono uno chef»
«No, seriamente, non ho mai visto una persona maneggiare così male un coltello»
Lui alza gli occhi al cielo e si poggia al bancone sporgendosi verso di me, che lo guardo divertita dalla parte opposta rispetto alla sua.
«Se vede che sò bravo a maneggià artro. Mo' aiutame che sto a morì de fame»
Stranamente riesco a non arrossire dopo la sua ennesima allusione, e arrivo al suo fianco in pochi passi.
Lui si sposta per permettermi di prendere il suo posto, e con calma inizio a tagliare le mie verdure con facilità.
Non che ci voglia una laurea, chiariamoci, è lui quello strano.
Poi però sento le sue mani poggiarsi sui miei fianchi, e il suo mento incastrarsi nell'incavo tra la mia spalla e il mio collo.
Trattengo il fiato e interrompo i miei movimenti per un attimo, stupita da quel gesto che libera migliaia di farfalline nel mio stomaco.
Deglutisco lentamente e mi volto appena verso di lui, poggiato alla mia spalla, rivolgendogli un breve sorriso nervoso, per poi tornare al mio lavoro.
Inutile dire che tutta la mia concentrazione è sparita, e dopo aver tentato inutilmente di tagliare un pomodorino in quattro decido di rinunciare.
«Mi sconcentri»
Gli comunico ridacchiando nervosamente e poggiando i palmi al bancone.
In tutta risposta lui passa con le mani dai fianchi alla mia pancia, circondandomi l'intera vita con le sue braccia e stringendomi a sé in modo più fermo.
Per fortuna è dietro di me e non può vedere il modo imbarazzante in cui sono arrossita, ho il cuore che mi palpita nel petto e questa vicinanza che non si concretizza mai del tutto comincia ad essere una dolce tortura.
«Come mai?»
Mi chiede facendo finta di niente, per poi spostare leggermente il viso mantenendo stretta la presa al mio corpo.
Mi lascia un umido bacio alla base del collo, a cui ne fa seguire altri salendo progressivamente.
Quando arriva sotto all'orecchio si ferma, soffiandoci col suo respiro caldo, e dietro a quei movimenti espressamente provocatori c'è una dolcezza del tutto nuova.
Sento brividi in tutto il corpo e provo sensazioni così intense che non riesco a muovermi mentre lui mi sfiora la spalla con le labbra, e mi stringe il ventre con le dita affusolate.
«Girati»
Mi sussurra all'orecchio, in un ordine che però suona molto più come una preghiera, e io non penso che né il mio corpo né il mio cuore siano in grado di sopportarlo.
Però lentamente obbedisco, e sfuggendo alla sua presa mi volto, trovandomelo ad una manciata di centimetri dal viso.
Devo reggermi al bancone per non crollare a terra dall'emozione, e il suo sguardo fisso sulle mie labbra mi fa bramare un suo bacio più di qualsiasi altra cosa.
Poggia una mano al lato del mio collo, carezzandomi delicatamente la mandibola con i polpastrelli ruvidi.
«Te giuro che c'ho troppa paura de fatte male»
Confessa, inumidendosi le labbra, ed è evidente che sia proprio quella paura a farlo
desistere dal baciarmi.
E io vorrei dirgli che non deve farlo per forza, ma che se succederà allora forse ne varrà la pena.
Però i suoi occhi sono così vicini e le sue mani così decise sul mio volto, che non ho proprio voglia di parlare.
«Allora non farlo»
Sussurro sulle sue labbra, prima di fiondarmi su di esse e rompere anche quegli ultimi millimetri che ci separavano.
Lui mi accoglie senza un istante di esitazione, e non appena le nostre labbra si scontrano mille scintille esplodono nella mia pancia e in tutto il resto del mio corpo.
Schiaccia prepotentemente le sue mani sul retro del mio collo, spingendomi verso di lui e cercando la mia lingua con prepotenza.
Si scontra con la mia nel modo più sensuale che possa esistere, ora con delicatezza e ora con aggressività, mentre le sue mani scorrono per tutto il mio corpo fermandosi appena sotto al fondoschiena.
Stringendolo con prepotenza mi porta a circondargli le gambe attorno alla vita, e facendo due passi in avanti lui mi fa sedere sul ripiano della cucina in modo da potermi baciare con più facilità.
Ogni secondo di quel contatto mi fa provare emozioni diverse, ogni suo gesto urla che lui mi vuole almeno quanto lo voglio io.
Mi morde il labbro e io gemo passandomi la lingua appena sopra al taglietto che mi ha causato, sotto lo sguardo famelico di Damiano.
«Cazzo»
Impreca gutturalmente, ritornando ad assalire le mie labbra con una voracità sempre nuova.
Il suo cavallo dei pantaloni teso sbatte di tanto in tanto contro alla mia gamba facendomi gemere per l'eccitazione, non avendo alcun tipo di lucidità per scegliere di resistere alle tentazioni.
La sua mano scivola sotto alla mia maglietta ed arriva al gancetto del mio reggiseno giocandoci per qualche secondo e sorridendo sulle mie labbra, facendomi perdere un battito non solo nel cuore.
Poi lo sgancia in un secondo, intrufolandosi sotto ad esso e sfiorando la pelle delicata del mio seno facendomi gemere dal piacere.
Strofina il pollice attorno al capezzolo destro per poi spostarsi proprio su di esso, pressando leggermente e provocando una scarica elettrica che mi percorre tutta la spina dorsale.
«Dio, Dam»
Gemo, stringendo i suoi capelli tra le dita e interrompendo il bacio per un secondo.
Lui si distanza col viso da me fulminandomi con lo sguardo, interrompendo i suoi movimenti delicati sul mio seno.
«Non dirlo mai più se non vuoi che venga nei pantaloni come alle medie»
Mi ammonisce, serissimo, per poi tornare a fiondarsi sulle mie labbra e a toccare il mio corpo nonostante quei vestiti che mi stanno improvvisamente troppo stretti.
Poi col fiatone e un calore esagerato in mezzo alle gambe mi distacco da Damiano, poggiandogli una mano sul petto.
«Andiamo in camera?»