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1015 Words
9Slenga o gnocca... Una volta Ribò ha detto che le cose non dovrebbero accadere, perché se accadono sono destinate a ripetersi. Io, sia chiaro, non ho capito che cosa volesse dire, di preciso, quella frase, perché normalmente mi sfuggono, oltre a numerosi gas intestinali, anche tutte le parole astratte. Sì, mi sfuggono, passano sulle mie orecchie e volano via. Io capisco solo parole concrete, parole come acciughe, come toccare, parole che mi fanno vedere un oggetto o un gesto. Perciò non ho nemmeno tentato di capire la frase di Ribò, ma siccome ero a casa sua e gli stavo rifinendo il camaleonte, per pura cortesia, ci ho ragionato un po’, su quella strana frase, e poi ho detto che se una sera mi piovesse sul materasso una slenga fuori misura, sarei ben contento che la cosa si ripetesse anche la sera dopo. “Idiota” ha risposto Ribò. Ho deposto un minuscolo punto bianco sulla lingua del camaleonte, per dare l’idea del riflesso umido, e ho taciuto, anche perché sono consapevole di essere idiota. E però, anche se non ho potuto replicare, mi sono chiesto se Ribò avesse qualcosa contro le slenghe fuori misura o se semplicemente aveva trovato che slenga era un po’ sorpassato, perché adesso mi sembra che tutti dicano gnocca, che è una parola che a me non dice molto, anzi mi fa un po’ senso, forse perché sono rimasto affezionato ai modi di dire che mi fanno subito balzare all’occhio la foto collegata a quella parola. Deve essere per questa ragione che la slenga mi sembra più figa della gnocca, poi magari va a gusti, gusti espressivi, ma sempre gusti... “Diciamo gnocca fuori misura, allora...” ho mormorato dieci minuti dopo. “Idiota” ha ripetuto Ribò “quella era una frase di Primo Levi, e si riferiva ad Auschwitz. Ho ricordato quella frase perché alla radio stavano parlando di pulizia etnica, da qualche parte. Le cose non dovrebbero accadere...”. Bene, tutto questo per dire che soltanto adesso capisco (forse) il significato di quel concetto, adesso che, risvegliandomi dopo il diretto, mi trovo nella stessa situazione di qualche giorno fa, gettato in terra, con le mani e le caviglie di nuovo ben strette dalle corde e soprattutto con il nastro adesivo sulla bocca. Le cose non dovrebbero accadere... Già, se non ci fosse stato il primo macaco che ha steso un suo simile con una mazzata sulla teiera, la cosa non si sarebbe ripetuta, ma siccome c’è stato lo stronzo che ha iniziato, ecco che l’altro stronzo, quello che guardava, ha notato che una randellata in testa ti narcotizza che è un piacere, e ha subito messo in pratica l’insegnamento. E così, da millenni, crescono bernoccoli e cadono incisivi soltanto perché è accaduto una prima volta. E probabilmente, se è questo che voleva dire quel tal Primo Levi, se ricordo bene il nome citato da Ribò, la cosa vale anche per i campi di concentramento, per la pulizia etnica, perché se qualcuno a un certo momento si è fatto venire quell’idea, ecco che poi, magari decenni dopo, si troverà un figlio di cagna pronto a ripetere lo show, e non avrà nemmeno bisogno di inventare chissà che, perché gli basterà solo copiare. Pulizia etnica... L’ho sempre detto che fa male, la pulizia... Sia come sia, l’unica cosa certa, adesso, è che con le dita sto sgattando fra l’erba alla ricerca di una valva di cozza, ma finora ho rimediato solo un verme, un sassolino, una cosa umida, molle e liscia che spero sia una lumaca e non un preservativo, un grumo di terra e alcuni rametti. Dunque, le cose accadute si ripetono, questo è vero, ma con alcune varianti. E infatti lo spilungone non mi ha ficcato in una barca e non siamo in laguna. Mi ha incaprettato e imbavagliato, e fin qui siamo nel solco della tradizione, poi, chissà come, mi ha portato qui e mi ha scaraventato su questo prato sperduto nel buio, dove vedo soltanto un merdoso orizzonte di monti, laggiù, nero su ogni lato, dove scorgo il cielo tisico delle notti afose. Che dire... Le cose si ripetono, ma la valva di cozza deve essere come Paganini. Oppure, fra le cose accadute, forse si ripetono solo i cazzotti, le botte, le schifezze, i campi di concentramento, ma i colpi di fortuna, come per esempio quello appunto di ritrovarsi una valva di cozza fra le dita quando serve, quelli no, non si ripetono. Ecco perché Ribò mi ha dato dell’idiota, quando volevo che si ripetesse la pioggia di slenghe sul mio materasso... Lui e il suo amico, quel Primo, lo sapevano... In ogni caso, dal canto mio, nonostante le mazzate sul muso che si ripetono, continuo a considerami fortunato, proprio perché sono idiota. Infatti, se non fossi idiota, sarei piombato nel più nero panico fin dal primo istante in cui mi sono ripreso dopo la stangata dello spilungone. Avrei cominciato a figurarmi il futuro, a immaginare il seguito del film, e che futuro volete che abbia uno che per la seconda volta in una settimana è stato bastonato, legato, annegato, ribastonato, rilegato (non nel senso del libro, cazzo!) e...? Appunto, se non fossi idiota, adesso sarei paralizzato dalla paura, avrei il culo roso dalla fifa, perché saprei perfettamente che stanno per farmi fuori, dopo il fallimento delle spugne veneziane. Ma siccome sono idiota, io mi trastullo, in attesa della morte, con la frase di Ribò (che poi sarebbe di Primo Levi), mi gingillo con la metodica ricerca di una valva di cozza fra l’erba di un prato nella speranza che la Storia si ripeta, mi svago con la differenza fra slenga e gnocca. Che ci volete fare, è così, è la forza dell’idiozia. Il fatto è che io sono idiota al punto di riuscire a vivere sempre in uno stato di beata ottusità e di formidabile assenza di futuro. Al pari di una merda, di un chiodo, di una foglia di gelso o di una biscia, resto sempre impassibile di fronte a ciò che potrà accadere, proprio perché non ho i neuroni sufficienti per farmi un’idea di ciò che potrà accadere, anche se ciò che potrà accadere è lì, davanti a me, e anzi sta già accadendo. Sì, sta già accadendo, minchia, sta accadendo eccome.
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