14 «C’è ancora caffè?», grugnisce Ribò. Con un cenno della bazza gli indico la moka poggiata sul ferro da stiro rovesciato e tenuto su da due vocabolari che uso come fornello. Lui si scolla dalla sedia in maniera rallentata, come se il suo corpo venisse via via animato da un disegnatore: dapprima i suoi piedi si muovono all’indietro, poi spingono con forza il pavimento, le anche si sollevano, e soltanto all’ultimo istante, prima di cadere all’indietro, il tronco e la testa seguono le gambe. Ribò deve essere di gomma. E adesso va verso la caffettiera fumante pestando tutto ciò che incontra, i miei fogli, i colori... E che gli posso dire? Di guardare dove mette i piedi? Se fosse uno che guarda dove mette i piedi non sarebbe mai inciampato in un coglione come me. E allora pesta, Ribò, pest

