CAPITOLO XVIII Le due sedie di Mario dirimpetto l’una all’altra Ad un tratto, la vibrazione lontana e melanconica d’una campana fece tremare i vetri. Suonavano le sei a San Medardo. Jondrette sottolineò ciascun rintocco con una mossa del capo; suonato che fu il sesto, smoccolò la candela colle dita. Poi si mise a camminare nella camera, ascoltò nel corridoio, tornò a camminare ed ascoltò di nuovo: “Purché venga!” brontolò fra i denti; e tornò alla sua sedia. Stava sedendosi, quando l’uscio s’aperse. L’aveva aperto la madre Jondrette, che rimase nel corridoio, facendo un’orribile smorfia amabile che uno dei buchi della lanterna cieca illuminava dal basso. “ Entrate, signore,” ella disse. “ Entrate, mio benefattore,” ripetè Jondrette, alzandosi precipitosamente. Il signor Leblanc

